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  SE HAI BISOGNO, CHIAMA di RAYMOND CARVER
Raymond Carver CARVER: SE HAI BISOGNO, CHIAMA
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SE HAI BISOGNO, CHIAMA di RAYMOND CARVER Cinque racconti finora inediti, curati direttamente dall'erede testamentaria - e anche un po' spirituale - Tess Gallagher, la solita immensa e mai appagante prosa: il 2001 si apre all'insegna di Raymond Carver e della sua letteratura falsoasettica, giocata su microspostamenti interni che cozzano tra loro come masse continentali. Bisognerebbe, in effetti, rivedere questa noiosa etichetta che è stata appiccicata a forza addosso alla salma di Carver e che cade sotto l'odioso nomignolo di "minimalismo". Intanto bisogna dire che sarebbe assurdo definire Shakespeare "massimalista" o Dante "allegorico", e così suona perlomeno esotico affermare che Carver sia un "minimalista". CarverIl che, tra l'altro, è tutto da provare. Soltanto una critica imborghesita, e totalmente identificata nel mondo fangoso in cui - per dirla con Houellebecq - si vive comprando laser-disc da FNAC, può immaginare che i drammi raggelanti di Carver siano fotografie realiste della nostra piccola vita. La stessa critica dovrebbe ragionevolmente domandarsi dove sta oggi l'immagine pallida e insanguinata di Macbeth o l'icona veritativa del Condannato a morte di Hugo. Potremmo alzare le spalle e tirare avanti così, facendoci del male; il fatto è che il male lo fanno a Carver e, quindi, a tutti i suoi lettori...
I cinque racconti di Se hai bisogno, chiama sono perfetti. Se la letteratura occidentale avesse espresso momenti di perfezione come la tradizione zen, queste storie brevi e levigatissime sarebbero autentiche scritture sacre. Ciò che è impressionante della perfezione prosastica carveriana è che - all'apparenza lineari come fiction televisive - esse snodano diversi cicli e tautologie che fallano totalmente la propria chiusura, aprendo in continuazione la lettura a uno spazio ipnotico, incerto, che ancora conserva qualcosa della grande tradizione simbolica ma che non è più il territorio del simbolico. "Qualcosa non torna, qualcosa manca" dice Valerio Magrelli in Nature e venature: è un'intuizione critica che potremmo spostare dal mondo a Carver, tout court.
Si legga, per esempio, l'incredibile e parashakesperiano Vandali, il secondo dei cinque racconti. Uno dei quattro protagonisti di questo Grande Freddo condensato in una decina di pagine (e c'è anche l'assente, quasi il morto del Grande Freddo...) è Nick e la confessione agghiacciante del suo etilismo arriva a dirci della famiglia in epoca contemporanea ben più di ogni cannibalica o neorealistica pretesa letteraria. A un certo punto Nick decide di disintossicarsi, ma non vuole ricoverarsi in qualche centro specializzato. Ricorre al fratello, gli chiede in prestito la grande casa per le vacanze. Il fratello gliela concede, poi ritira l'offerta, perché sua moglie ha paura che Nick, in preda all'alcool, la incendi. Vandali termina in un climax ascendente da capolavoro, con i quattro protagonisti che osservano davvero una casa che brucia, all'angolo della via.
Quest'immersione nell'allusione al simbolo da cui è in realtà assente ogni intenzione allusiva o simbolica è uno dei nuclei più interessanti di Carver, probabilmente un peso massimo della letteratura universale, con cui teorici e critici meno imbecilli di quelli che popolano i nostri anni saranno costretti a fare i conti.

Raymond Carver, Se hai bisogno, chiama, minimum fax, 16.000 lire

  di Giuseppe Genna
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   data: 11 gen 2001 protezione contenuti: assente Aiuto  

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