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  MEA CULPA di LOUIS-FERDINAND CÉLINE
Céline Céline: Mea culpa
Céline Bio Piovani Bo Solinas Audio Gallery Mea culpa
MEA CULPA di LOUIS-FERDINAND CÉLINEIl successo che Louis-Ferdinand Céline riscuote tuttora tra i lettori di sinistra è tanto inesplicabile quanto l'entusiasmo che i lettori di destra riservano a Guy Debord. Eppure questa anomalia (Debord prenderebbe a bastonate molti dei suoi lettori attuali - tra cui, crediamo, lo scrivente - tanto quanto Céline i suoi) segnala che ci si trova di fronte a una profezia della letteratura. Céline è grande, Céline è tutto. Céline è, nel Novecento, ben più di Joyce, il romanzo. La sua lingua implacabile al pari del suo sguardo da fisica ultraparcellare non dà scampo non soltanto al lettore: non risparmia nemmeno lo scrittore e tantomeno assolve l'umanità nel suo complesso. La massima grandezza di Burroughs è soltanto una particola della titanica letteratura di cui Céline è stato autore. Con l'indecente e supermorale narratore di Morte a credito vanno a casa tutte le categorie in cui si è cristallizzata oggi la critica: avanguardia, oltranza linguistica, grammatica strutturale. Céline è il profeta dello sguardo contemporaneo e post-contemporaneo, è l'uomo della Provvidenza quando non esiste più la Provvidenza, è il cattivo demiurgo di un cosmo più cattivo di lui. La sua vicenda esistenziale, da cui la sua letteratura non è minimamente svincolabile, costituisce uno scandalo in forza della sua stessa estetica, che in pari tempo è un'ontologia: la più feroce e disanimata di cui un intellettuale sia stato capace da un secolo a questa parte. Soltanto alcuni tratti di Jünger o alcune biopsie poetiche di Benn arrivano a farci concepire l'immensità fossile e raggelata (eppure in caotico, travolgente movimento) dell'universo che Céline ci mette davanti agli occhi. Non esageriamo affermando che il Postmoderno nel suo complesso è una filiazione del tutto naturale della profezia (molto più vasta, composita e tragica) che pronunciò l'autore del Viaggio.
Dopo l'indecente censura subita da Mea culpa in anni passati, Guanda ripresenta - in tempi di volemose bene piuttosto sospetto e omogeneo al potere dominante - questi saggi politici che scuotono le fondamenta del credere: del credere a questo mondo e, per tornare al parallelo iniziale, della fede concupiscente nel lustrino spettacolare.
Consideriamo che Mea culpa (magistralmente curato da Giovanni Raboni), frutto di un viaggio di Céline in Unione Sovietica, è contemporaneo alla stesura Bagatelles pour un massacre (siamo nel '37): ritroveremo lo scandaloso Céline che si agita, come un impazzito demone lovecraftiano, al di fuori del cerchio del buon senso e della misura. Da quel cerchio si è sempre cercato di mantenere il bando a questa ferocia irritante, linguisticamente suprema e grandiosa come un'autentica cattedrale di letteratura. Secondo molti Céline è disumano. Secondo Céline i disumani siamo noi. Non otterremo mai il suo perdono, lui forse otterrà prima o poi il nostro.

Louis-Ferdinand Céline, Mea culpa, Guanda, 10.000 lire

  di Giuseppe Genna
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   data: 11 gen 2001 protezione contenuti: assente Aiuto  

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