"Ci sono autori che ammiro moltissimo; del Simenon dei Pitard, per esempio, bisognerebbe parlare ogni giorno". Il complimento all'autore di Maigret arriva da uno che, di complimenti, era solitamente avaro: Céline. Eppure aveva ragione l'autore del Viaggio: I Pitard è un piccolo capolavoro tra i romanzi della costa francese di Georges Simenon.
Dalla quarta di copertina: "L'ha avuta finalmente la sua nave, il capitano Lannec, dopo anni passati a comandare quelle degli altri armatori! E nonostante le proteste della suocera e le lacrime della moglie l'ha chiamata Fulmine dal cielo, a evocare la sua imprecazione preferita. Ma dei soldi della suocera, della sua malleveria, ha pur avuto bisogno per poterla comprare. Ed č per questo che sua moglie Mathilde, ha preteso di fare il primo viaggio insieme a lui, anche se tutto le sembra sporco, anche se soffre il mal di mare, anche se perfino a bordo non le riesce di abbandonare le sue maniere affettate. E un po' alla volta Lannec comincia a sentirsi inquieto, tanto pių che prima di partire ha ricevuto un biglietto, anonimo e minaccioso".
La tragedia incombe, come sempre quando Simenon inizia ad agitare le acque lutulente della sua scrittura lineare e inquietante. Come bene aveva visto Gide, Simenon ha avuto il pregio, nel Novecento, di fare catalizzare nella narrativa la vicenda cosmologica e quella borghese, se possibile andando un passo più oltre rispetto all'approdo di Thomas Mann. Gli squarci privati e quelli naturistici dei Pitard confermano la nobile anamnesi. Il mare di Simenon è oscuro, denso, ultraumano come soltanto quello del Victor Hugo dei Travailleurs era riuscito a essere, nella parabola della letteratura francese. Di fronte allo scatenamento elementare, l'intreccio sordido famigliare dei Pitard si iscrive come ideale continuazione di un cosmo abietto e inumano. E questo è il grande gnosticismo in cui risiede la lezione più alta della letteratura di Simenon.
Georges Simenon, I Pitard, Adelphi, 14.000 lire
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