Gianni Baget Bozzo non è quello che sembra, ammesso che anche sembri quello che sembra. Attualmente si guadagna la pagnotta dirigendo la comunicazione forzitaliota, mentre un gossip disseminato pullula attorno alla sua sagoma salivosa e piccata. Appare nel gorgo televisivo in forma di pupazzo irritato e fisiologicamente ricorda più i pupazzi dei ventriloqui piuttosto che un intercettatore salvifico di anime. Eppure Baget Bozzo ne sa parecchio di anime, e ancor più conosce la teologia e la storia del Cristianesimo: ne sa davvero a sufficienza per permettersi di fare le pulci (pulci che hanno le dimensioni di pachidermi) alla Chiesa e, in particolare, alla Chiesa postconciliare.
L'atto di accusa che il don più eretico e sgradito alla Curia formula in questo suo L'Anticristo è, in realtà, un atto di difesa spirituale potente e inevitabile per chi, a vario titolo, si sente coinvolto da questioni spirituali profonde. L'accusa, sistematica quanto lo è la colpa addebitata ai vaticanistisecondi, converge con la più pura essenza, originale messianica e redentiva, del messaggio cristico, tanto da fare di questo libro una sorta di manabile del Cristianesimo ritrovato. In poche parole: evaporata la questione della trascendenza (che si riassume nel detto evangelico "il Regno dei Cieli è dentro di voi"), la Chiesa è scesa al confronto storico con il Nemico, identificato tout court con il materialismo e riconosciuto nelle sue molteplici incarnazioni secolari, dal comunismo al capitalismo. Baget Bozzo è troppo intelligente per assimilare il Cristianesimo all'idealismo o allo spiritualismo in genere. Non è questa la battaglia tra la Chiesa e il suo Avversario. C'è una coappartenenza fondamentale tra le grandi religioni istituzionalizzate, che parla la voce dell'Amore e pratica un itinerario di discesa e risalita metafisica: è questa vocazione primaria che il Cattolicesimo sembra avere perduto senza rendersi conto di averla smarrita. Autointerpretatosi sul piano unico ed esaustivo della Storia, il Verbo si è fatto verbalizzazione, comunicazione, dottrina sociale, etica slavata. La Chiesa diviene medium ed entra in un flusso che, in quanto nato, è destinato a morire. Non così la realtà intima e supernaturale della sua Verità, che è poi la Verità di sempre e di chiunque, e intorno a cui viene ad accordarsi un movimento ecumenico che comprende gli abiti che tale Verità assume per un buddhista o per un islamico. Il falso ecumenismo di cui la Chiesa ciancia oggidì, invece, altro non è che un imperialismo soft fondato sulla differenza: esercizio difficile da praticarsi quando le differenze non hanno una realtà - quando, cioè, non sono fondate metafisicamente e interiormente.
A fronte di questa laicizzazione del messaggio di Cristo, Baget Bozzo oppone la vivacità e la pienezza dell'annuncio redentivo di cui l'Islam è portatore a tutt'oggi. E interpreta in senso ortodosso le sacre verità che fanno da corollario - e da pratica spirituale - allo specifico cattolico. Qui, a nostra detta, il buon Bozzo prende un abbaglio, non accorgendosi che la prassi della fede coincide con l'esperienza ascetica della stessa, esattamente come accade con l'esercizio della meditazione per gli induisti o come il vuoto mentale profetato e raggiunto dai sufi. Questa reiterata ignoranza del nucleo gnostico del Cristianesimo, che misconosce la reale portata dell'esoterismo, è la radice della colpa che Baget Bozzo attribuisce agli effetti. Tuttavia questo saggio, che individua e mappa i passi dell'Anticristo all'interno della Chiesa, individuandone lo stile ed evidenziandone i rovinosi esiti, costituisce una premessa per il ritorno a casa del credente occidentale: parte da qui la riscoperta, l'identificazione con e l'esperienza della Gerusalemme Celeste che sempiternamente fa da sfondo all'avventura umana all'interno della temporalità.
Gianni Baget Bozzo, L'Anticristo, Mondadori, 28.000 lire
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