Inarrestabile e folgorante, prosegue l'ascesa di Minimum Fax verso la vetta dell'editoria italiana. Insieme a Fanucci e Fazi, ora che Castelvecchi è in putrefazione, la piccola casa editrice romana è l'unico appiglio di salvataggio per chi è in stato di dipendenza tossicologica dalla buona letteratura. Dopo Thom Jones (di cui ci siamo occupati), insieme a Carver (che recensiamo ma di cui ci occuperemo più a lungo prossimamente), i faxisti propongono le variazioni jazzistiche di Si prega di allegare 10 dollari per ogni poesia inviata, un capolavoro poetico a firma di quel geniale etilista che fu Charles Bukowsky, di cui i suddetti faxisti hanno già pubblicato titoli ormai leggendari come Tutto il giorno alle corse dei cavalli e tutta la notte alla macchina da scrivere (il cui titolo è forse il più stupefacente racconto breve mai scritto) e le lettere di Urla dal balcone.
Due pregiudizi di segno opposto hanno impedito in Italia la ricezione corretta della letteratura a firma Bukowsky. Da un lato c'è il trionfante dilagare dell'icona maledetta e super-pop in cui Bukowsky si è volontariamente rinchiuso, che dalle copertine feltrinelliane (dove osserviamo una sua caricatura chiavare letteralmente con la caricatura di una donnina) alle celebrazioni festaiole della beat generation ha fatto di questo geniale scrittore una matrioska da baretto hollywoodiano, buona per svelenire il sangue debole di quelli a cui la vita puzza per sovraesposizione borghese. D'altro canto c'è l'intellighentsia, l'accademia, popolata di gente che a Bukowsky dovrebbe pulire le scarpe e che, proprio in ragione del suo surplus esistenziale, non ne riconosce la statura narrativa e poetica - come del resto non la riconosce a Ginsberg e a Kerouac. Invece il vecchio Buk è uno che vive la letteratura a un livello ben più profondo di quello a cui vive l'alcol la droga il sesso e il rochenroll. Versi come "of course, the shops offered far less than real value" ("logicamente il banco dei pegni offriva sempre molto meno del valore reale") sono metricamente perfetti, poeticamente fulminanti e continuano a dire molto più di quanto non sembri. Prosastica nella trattazione ma non nell'andamento, la poesia di Bukowsky è una jam session ipnotica e spezzettata, nervosissima e disincantata, e tuttavia sempre affabulante, che ci restituisce a pieno il suo corpo di esperienze e di diniego delle esperienze. E' l'ultimo zen, laicissmo e imbevuto di rum, del nostro malandatissimo Occidente.
Charles Bukowsky, Si prega di allegare 10 dollari per ogni poesia inviata, Minimum Fax, 25.000 lire