Fandango, sotto la guida di Sandro Veronesi, edita un piccolo capolavoro di John Cheever, dimenticatissimo autore statunitense che poteva ragionevolmente aspirare ad avere la notorietà mondiale che ebbe - postuma ma debordante - Raymond Carver. I racconti di Cheever ebbero una popolarità vastissima negli States e rilanciarono il genere breve, che l'editoria aveva snobbato con un cieco e ingiustificato pregiudizio di mercato, peraltro andato miseramente a vuoto. Cheever pubblicò i suoi racconti, per anni, su testate importanti della stampa americana, dal New Yorker a Esquire, fino alla leggendaria raccolta in libro del 1978, che intitolò The Stories of John Cheever e che, venduto in ottocentomila copie, gli valse il Pulitzer. Fu un caso editoriale ma non solo. L'intera tradizione letteraria americana fu riassettata da Cheever nel solco di Hemingway e di Fitzgerald, e incominciò a figliare senza posa, negli Ottanta, talenti su talenti, dallo stesso Carver a Bret Easton Ellis, da Leavitt all'insospettabile Foster Wallace. Cheever è a tutti gli effetti la strozzatura di una clessidra, attraverso cui scorre il flusso di una tradizione per allargarsi in un nuovo e diverso spazio, che comporterà esiti sorprendenti e assai diversi tra loro per natura e specificità.
Fandango inizia la selezione dei racconti di Cheever con Il nuotatore, noto qui in Italia (dove l'autore americano non ha mai attecchito) per la versione cinematografica che ha per protagonista uno statuario e postmoderno Burt Lancaster. Neddy Merril individua nel suo quartiere altoborghese un fiume occulto: è un corso d'acqua composto da piscine private, che si scaldano al sole nei giardini delle ville monofamiliari degli abbienti vicini di Ned. Il quale decide di farsi a nuoto l'intero percorso di acqua al cloro, trapassando in interni sempre più inquietantemente soffocanti, tra tuffi che lo estenuano moralmente più che fisicamente, fino all'agnizione finale del ritorno a casa sua, una dimora eticamente devastata dall'esperienza del trapasso che, a Neddy, è costata l'integrità della sua visione del mondo.
Sorprendentemente la prefazione di Fernanda Pivano è bellissima e non rovina in nulla la lettura dei racconti di Cheever (esiziale, in altre occasioni, la voce della Nanda: per esempio nella prefazione a Fight Club di Palahniuk). E' la Pivano a riesumare una citazione su Cheever dal New Yorker: "Cheever ha in comune con Checov l'eleganza, il calore, lo humor, un occhio infallibile per le assurdità del mondo e i difetti e le debolezze del genere umano". Sembra di leggere il ritratto di Carver. E' una verità che consegniamo a chi di Cheever poco o nulla sapeva.
John Cheever, Il nuotatore, Fandango, 10.000 lire
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