La guerra sta finendo, ma per il Castello e i suoi occupanti le traversie sono appena iniziate. Bande di uomini pronti a tutto scorazzano per la campagna lasciando dietro di sé rovina e devastazione. Il castello dove vive, con la sorella-amante Morgan, l'ultimo discendente di una famiglia aristocratica, Abel, sarebbe il rifugio ideale per chi ormai ha perso tutto, ma un'orda di armati, guidati da una Donna, se ne impadronisce. Mentre tra i tre si stabilisce un perverso gioco erotico, l'antica dimora diventa teatro di violenze, orge e distruzioni, che in un crescendo di tensione e suspense conducono alla catastrofe finale.
Variando sui motivi di Kafka e di De Sade, Banks allestisce, come suo solito, un teatro della perversione e della violenza, che mira - e riesce - a rappresentare la scena universale del mondo, in un contrasto di luci effettivamente shakesperiano (da Shakespeare, Banks mutua la potenza del linguaggio, nascondendo blank verses a iosa: ma tutto ciò si perde in traduzione). L'amore, erotico o parentale, la stringente necessità del Mondo e la risposta anarchica e imbelle dell'Uomo avvicinano i lavori di Banks a quelli di un altro grande scozzese, più volte candidato al Nobel: Alasdair Gray.
Canto di pietra, di Iain Banks, 25.000 lire |