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LO SFASCIO
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  REPETTI E MOZZI: SFASCIATI
Lo sfascioQuando aprite un pc, quando caricate Word, quando vi apprestate a scrivere un poema o un romanzo: state attenti. Da oggi, la tradizione letteraria italiana codifica due modelli di ciò che non si deve fare e che non si deve scrivere. Pena, lo sfascio. Di cosa? Lo sfascio della vostra dignità personale, lo sfascio dell'ambiente letterario, lo sfascio di quanto faticosamente è stato sofferto con autenticità e immaginato con entusiasmo per essere scritto con sapienza intuizione e passione. Per evitare lo sfascio con cui - definitivamente - si è conclusa l'avventura letteraria italiana, identificate due dei più simbolici esempi di tale opera demolitoria: Paolo Repetti, che da Mondadori pubblica un assurdo delirio spacciato per romanzo dal titolo Lamento del giovane ipocondriaco, e Giulio Mozzi, che da Einaudi pubblica un finto poema saccente e presuntuoso e totalmente impoetico dal titolo Il culto dei morti nell'Italia contemporanea. Guardateli: fisicamente, lo sfascio, lo rappresentano alla perfezione. Intellettualmente, da oggi, ne sono l'avanguardia prestigiosa. Chi li ama li seguirà? Confidiamo di no. Altrimenti lo sfascio sarebbe la norma: e non è mai stato così.

• Paolo Repetti, Lamento del giovane ipocondriaco, Mondadori, 25.000 lire
• Giulio Mozzi, Il culto dei morti nell'Italia contemporanea, Einaudi, 16.000 lire

  PAOLO REPETTI
Il libro repettianoRepetti è malato! - Confessiamolo: era un sogno, l'hanno realizzato. Da un anno a questa parte ridicolizziamo la produzione editoriale dell'orrida e finto-giovanile collanina Einaudiana, con sapida intuizione battezzata Stile Libero. Il responsabile non unico di questa iniziativa antintelligente è, insieme a Severino Cesari, Paolo Repetti. Gli editor, come i pubblicitari, nel peggiore dei casi sono frustrati: vorrebbero fare gli scrittori e invece si ritrovano a fare scrittori. Il caso di Repetti è emblematico: un intellettuale quotato nei salotti romani e torinesi decide di pubblicare (con Mondadori) un incredibile sproloquio delirante, privo di lingua e di struttura, senza umorismo né inventiva. Segno dei tempi? Tiro al segno? Entrambe le cose...
  GIULIO MOZZI
La poemessa mozzianaMozzi non è morto! - Assurda produzione impazzita, nell'assenza più totale di versificazione e di poetica, Il culto dei morti nell'Italia contemporanea è la personale scommessa di uno che non è mai stato romanziere di riuscire a scrivere un poema. Figuriamoci! Ce la fanno a stento i poeti autentici, immaginiamoci un autore di racconti. Che strizza l'occhio a chiunque e a qualunque cosa. Nel libro di Mozzi c'è la furbata di chi arriva esanime a non sapere più di che scrivere, e usa l'attualità come toppa: c'è Moana Pozzi, l'appartamento di Schicchi, una specie di Maurizio Costanzo Show condotto dall'altro pseudoscrittore Caliceti, un rapporto con un cane, le pietre miliari romane, le fidanzate deluse, i drammi personali di cui non frega nulla a nessuno. La letteratura era un'altra cosa. Ora, la pseudoletteratura esce da Einaudi...

In Rete:
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L'agenda di Stile Libero
Mozzi einaudiano

  di Giuseppe Genna
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   data: 15 giu 2000 protezione contenuti: assente Aiuto  

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