Se uno si mette a leggere Salman Rushdie, non può che sospirare un "mah!" perplesso. La vita dello scrittore angloindiano è assurda quasi quanto la sua ultima prosa. La condanna degli Ayatollah, l'amicizia con gli U2, l'operazione alle palpebre e alla pancia per compiacere alla sua nuova giovanissima fidanzata (una modellina in trip edonistico)... Tutto congiura a fare dimenticare che - piaccia o non piaccia - Rushdie è uno dei maggiori scrittori contemporanei. Come dimostra l'esercizio di ironia e pura arte che la Piccola Biblioteca Oscar manda in libreria, in una veste curatissima: una disanima colma d'anima di una pellicola leggendaria. Il Mago di Oz è una magia del cinema degli esordi. Effetti speciali impensabili per i tempi, la scoperta di una Garland ingenua e perversa, l'uscita dalla pubertà che non è soltanto l'iniziazione di una ex-bambina - è l'età dell'innocenza che il Pianeta perde per sempre. Costellazione pubblica di geniali figurazioni di una mitologia finto-arcaica, Oz incrocia insopportabili (per Rushdie) streghe buone con simpaticissime streghe cattive, assurdissimi nanetti in massa con cagnolini decisamente rompicoglioni. Eppure tutti ricordano le figurazioni di questo mito: le Scarpette Rosse, l'Omino di Latta, lo Spaventapasseri, il Leone Pavido. Fuori dalla Fiaba preme un Kansas inerte, il culmine ossidato dei nonluoghi. Rushdie si mette in mezzo a questi due Regni: fa da filtro osmotico tra Realtà e Figurazione. Non è la prima volta che ci prova: precedentemente, questa operazione gli era costata la condanna a vita da parte del regime komeinhista. Insomma, è il solito esercizio di laicismo malizioso, che vuole essere democratico andando scriteriatamente a decostruire le streghe buone e a incensare le streghe cattive. Però la prosa di Rushdie è eccezionale, la sua scrittura affabulante, seducente, coltissima. Un artificio letterario su un artificio cinematografico su un artificio immaginativo: nonostante il laicismo di Rushdie ci faccia schifo, Il Mago di Oz è un piccolo capolavoro.
Meritava un approfondimento quello che era stato detto del Mago di Oz su Società delle Menti. Anzittutto per quel sublime divagare che è proprio di Rushdie, lo scrittore del mare delle storie, il prete laico che va a infangare ogni mito per erigere non si sa bene quale mitologia alternativa. Per il momento, l'unica mitologia che riesce a produrre è una sottilissima, dolce ironia. Tanto ci basta...
Tre passi scelti dal libro di Rushdie. Dalla dichiarazione d'amore per il film da Baum alla dichiarazione d'odio per il cagnolino Totò, fino all'esilarante backstage Paese dei Mastichini: variazioni non libere sul passaggio dall'Infanzia all'Età Adulta...
Breve scritto sulla magia di Salman Rushdie
"Vedere per la prima volta Il Mago di Oz fece di me uno scrittore. Molti anni più tardi cominciai a individuare il filo narrativo destinato a diventare a un certo punto Harun e il mar delle storie, e avvertii con chiarezza che se fossi riuscito a toccare il tasto giusto, sarebbe stato possibile scrivere quella storia in modo tale da renderla interessante sia agli adulti sia ai bambini o, per usare una battuta classica da pubblicitari "per bambini dai sette ai settant'anni". Il mondo dei libri è diventato una faccenda rigidamente demarcata e categorizzata, in cui la narrativa per bambini non solo è una specie di ghetto, ma si suddivide in generi di scritture diverse per le varie fasce d'età. Il cinema invece si è sempre elevato al di sopra di tali categorie. Da Spielberg a Schwarzenegger, da Disney a Terry Gilliam, il cinema ha prodotto film che bambini e adulti guardano seduti fianco a fianco, uniti da ciò che stanno vedendo..."
"Mi è venuto in mente poi un altro fatto che vorrei a questo punto confessare, dal momento che proprio grazie a esso cominciai a provare un meschino sentimento di riguardo per la Malvagia Strega e, qualcuno potrebbe dire, una segreta simpatia per tutte le persone aventi la sua stessa stregonesca disposizione che da allora mi sono state al fianco. Io non sopportavo Totò... Totò: quella piccola creatura pelosa uggiolante, quel fetido tappetino sempre tra i piedi! (dovrei a questo punto sottolineare il fatto che ho nutrito verso di lui i medesimi sentimenti anche quando avevo ancora i capelli)".
"Nel mezzo di roseti che reggono boccioli grossi come trombe di grammofono, nella vulnerabilità dello spazio aperto, Dorothy sta per battere Biancaneve su tutti i fronti. Sembra quasi di sentire i produttori della MGM intenti a tramare per mettere in ombra il capolavoro disneyano, non solo per l'idea di realizzare dal vivo un numero di effetti speciali pari a quello dei disegnatori di Disney, ma anche in fatto di individui di altezza inferiore alla media. Se Biancaneve infatti ha sette nani, i capi della produzione decisero che Dorothy Gale, proveniente dal pianeta Kansas, ne avrebbe dovuti avere ben 350".
Quasi a voler ammazzare la propria opera, Salman Rushdie ce l'ha messa tutta per ammazzare se stesso. E' indubbio che l'attività artistica di uno dei grandi narratori del nostro tempo non è legata al ricordo di capolavori (forse, sopra tutti, I figli della mezzanotte), bensì all'assurda vicenda (da una parte e dall'altra) che ha portato alla condanna a morte decretata da Komheini ai danni di Rushdie. Adesso Salman è risalito sul palcoscenico, per la chiacchieratissima relazione con una giovane signorina, che lo ha costretto a farsi operare le palpebre. Vita, non morte e miracoli del romanziere più assurdo del mondo.
Rushdie accanto a King, poiché sono due scrittori che mettono paura. Rushdie al regime islamico prima e a se stesso poi; King a chiunque si addentri all'interno dei suoi labirinti letterari...