La cultura italiana, la sua narrativa anemica e tremebonda, la sua poesia bloccata da geriatri e vecchi pazienti, sono allo stremo. Anticipi miliardari a giovani già anziani come Brizzi, peana critici a strafatti di rosolio come Conti o Mozzi, collane editoriali impettite e falsogiovani come Stile Libero, editor astrusi come la sorella di Sgarbi: il panorama si presenta devastato, azzerato, gelido e morto, percorso da lupi e primati che ignorano se stessi e i propri padri. L'Italia, a nostro immodesto parere, è a una svolta intellettuale di portata secolare, comparabile con quella che, negli anni Venti e Trenta, ha costituito il germe nascente di quanto è poi divenuto, a tutti gli effetti, tradizione italiana. Che cosa serve perché questa svolta divenga effettiva? Visionari, antenne rabdomantiche che propongano sogni e passioni letterarie, kamikaze che non temono di sbagliare e che hanno compreso fino al suo fondo la profezia debordiana del "mondo uguale e diseguale". Tali esploratori letterari impazziti stanno facendosi largo nello stanco paesaggio nazionale. Le botte più illuminate di Fazi, le incursioni geniali di Minimum Fax, le pistolettate di Fandango, le potenti corrosioni praticate da Shake si associano ai colpi di bazooka esplosi dalle due migliori collane letterarie degli ultimi anni: che sono AvantPop di Fanucci e Strade Blu di Mondadori. Della prima tessiamo le lodi da parecchio tempo. Della seconda (che in catalogo annovera tra gli altri Thomas Brussig, William Gibson, Lou Reed, Wim Wenders), ci limitiamo a registrare le tre clamorose novità che in questi giorni sbarcano nelle librerie di tutta Italia: l'ultimo Palahniuk è, insieme ad Arc d'X di Erickson e a Lo spazio sfinito di Pincio, il migliore romanzo pubblicato in Italia nell'ultimo lustro (Strade Blu aveva già pubblicato di Palahniuk lo splendido Survivor, qui a fianco); Babylon di Viktor Pelevin impone alle nostre latitudini il narratore più promettente secondo la critica planetaria (in Italia manco sapevano chi fosse, Pelevin); Tokyo non ci vuole più bene del trentenne spagnolo Ray Loriga è una sorpresa che, se si conferma, rivela un genio alla Hugo. Entusiasmi eccessivi? Fate i conti con questa collana e poi ne riparliamo...
Edoardo Brugnatelli è l'editor mondadoriano che ha inventato il marchio Strade Blu e che da due anni pratica una politica editoriale impazzita e impensabile, fino a poco tempo fa, per Segrate. Questo lettore onnivoro che pubblica capolavori lisergici ci parla di una collana di frontiera, che "assomiglia all'incendio di un bordello durante un'inondazione"...
Victor Hugo in Lsd- "Tokyo non ci vuole più bene" è una geniale cavalcata nel prossimo futuro, nei mall continentali dell'Estremoriente e nei 7/11 dell'Arizona, spacciando droghe che cancellano il ricordo, tra software che permettono di reincarnarsi, idoli virtuali, sesso impazzito e i soliti grandi temi della letteratura alla sua quinta essenza: l'amore e la morte.
Babilonia russa- L'allucinante e grottesca tragedia della Nuova Russia, un bordello di cannibali e mistificatori, un triondo dello Spettacolo e del Potere più infami in una metafora che tocca da vicino l'Italia. Il genio planetario dell'AvantPop replica il successo di "Omon Ra" e si candida a diventare uno dei più celebrati e grandi narratori della generazione globale.
Mostri invisibili dal genio di Portland- "Invisible Monsters" è il migliore dei tre romanzi finora pubblicati da Chuck Palahniuk. Non c'è più distinzione tra alto e basso. Salmi letti tra le scritte ai cessi pubblici, oggetti di consumo che hanno veoce più emozionata degli uomini ridotti a cose, consumo di chimica e di memoria, metafisica del sesso in accelerazione benzedrinica: tutto si confonde, si sovrappone e ci permette di assistere a un "Pulp Fiction" girato da un manipolo di hacker tossicodipenti uxoricidi e incestuosi, che però sono capaci di profondi, inattesi atti di insperata pietà...