Ammettiamolo sconsolati, supplici alle profezie facili di Chuck Palahniuk: siamo tutti prodotti. Siamo tutti indici di settimanali in carta patinata, relegati a pagina venti dopo un delirio di utili consigli. Siamo tutti mostri invisibili. Palahniuk non intitola il suo più formidabile romanzo Mostro invisibile, nonostante sia un mostro invisibile a raccontare (ma come???) la storia: una ex modella dal volto deturpato e senza mascelle, dopo un attentato. Palahniuk intitola il suo capolavoro Mostri invisibili: inerendo non soltanto ai protagonisti (ex poliziotti, ex modelle, ex omosessuali in attesa di trapianto, ex genitori, ex sagome di filmini famigliari), ma anche ai lettori, mai come in questo romanzo esposti al flash di una contemporaneità acida, corrosiva, mnesticamente instabile, cognitivamente imbecille, emotivamente immatura.
La storia è questa. Una ex modella, che a causa di un incidente - in realtà, un misterioso attentato - ha perduto la mascella, si muove ora nel mondo coprendosi il volto devastato e non parlando. O meglio: parla, ma senza mascella, mugolando e gorgogliando assurde espressioni liquide e disarticolate. La accompagnano, in un fandango lisergico e impazzito, il suo ex uomo ed ex poliziotto Manus che se la fa con la sua ex migliore amica, l'ex modella Evie. La Principessa Brandy Alexander - ex omosessuale, transessuale in attesa di trapianto - è il fulcro alchemico dell'opera di riconoscimento a cui la modella deturpata andrà incontro, mentre si aprono, a folate di popper narrativo, squarci della memoria e scene famigliari da passato anteriore, in un crollo generalizzato del tessuto borghese di cui era fatto il buon vecchio sogno americano.
Un incipit formidabile (leggere per credere), in cui Palahniuk dà il meglio di sé, concede l'abbrivio emozionante e mozzafiato a questa incursione nell'abisso del nostro mondo, tracimante di droga letteraria, eccessiva, adrenalinica e malsana. L'autore di Fight Club utilizza la sua sintassi proditoria a strappi, cambiando vertiginosamente il punto di vista, la prospettiva e l'oggetto stesso che si sta guardando con un ritmo vorticoso che rende questa prosa unica e, francamente, distante migliaia di chilometri dalle altre scritture che tentano la vetta della leggenda letteraria.
Chuck Palahniuk è il migliore e più geniale tra gli esponenti di una nuova specie di narrativa, che fa da contrappeso a McDonald e a Windows, alterando la realtà che tutti conosciamo con categorie estetiche che chiunque è in grado di penetrare. E' il lato oscuro della forza che unifica il pianeta, sono le segrete dei mall multinazionali, è il cancro che divora le cellule dopo l'innesto del silicone, è la morte che incombe sull'atleta di quartiere che brilla sul tapis roulant della palestra dietro casa vostra.
Invisible Monsters è una storia struggente, che concerne l'ultima difesa dell'individuo dalla collettività spettacolare in cui è immerso da mane a sera: il tragico substrato di purissima sopravvivenza animale in cui questo presente - il peggiore che poteva capitarci - sta irriducibilmente confinandoci.
Ray Loriga, Tokyo non ci vuole più bene, Strade Blu Mondadori, 24.000 lire
|