In Fight Club si affrontavano maschi in stile macho. In Invisible Monsters è una sorta di drag queen, un transgender a fare ruotare la storia attorno a sé. Perché questo mutamento radicale di personaggi?
Volevo entrare in un corpo a corpo letterario con la sessualità, dopo avere affrontato la violenza in Fight Club e Survivor. In questo romanzo, ogni personaggio entra in un processo di mutazione sessuale. La transgender è pronta all'intervento chirurgico. Il personaggio principale è una donna bellissima ferita e mutilata orrendamente in un incidente. La sua figura, nel corso del romanzo, tende al gelo, alla durezza, all'assenza di emozioni. Complotta contro il suo ex uomo, infarcendogli i cibi di estrogeni e droghe varie. Così lui, a sua volta, nel corso del romanzo diviene sempre più femminile ed emotivo. Arriva anche a sviluppare il seno.
Alcune scene del romanzo sembrano estratti di avvertenze farmaceutiche. Le protagoniste, sin dall'inizio, ingollano droghe e ormoni a volontà. C'è un prodotto assurdo che colpisce: il Premarin. Come ti è venuto in mente? Di cosa si tratta?
Esiste davvero, anzitutto. Non è un prodotto di fantasia. E' un farmaco particolarmente controverso, ricavato dall'urina dei cavalli. Sandra Bernhard ha organizzato una campagna di contestazione, per denunciare gli effetti collaterali del Premarin e per evitare che sia assunto dalla gente. C'è una sua fotografia con un paio di baffi biondi, un take-off da una campagna pubblicitaria.
Dimostri una curiosa competenza in fatto di farmaci estrogeni...
Mi hanno dato una mano parecchi transgender, indicandomi nomi dosi e modalità di assunzioni dei farmaci per la transizione. Molti transgender li assumono per vie illegali e se li autoprescrivono alla cieca. C'è una vera e propria sottocultura che è in grado di indicare precisamente i modi del fai-da-te con questo genere di farmaci e che descrive ogni effetto collaterale, o quali e quanti farmaci possono essere incrociati senza controindicazioni. Portland, dove vivo, ospita uno dei più attrezzati reparti per la transizione sessuale per via farmacologica e chirurgica di tutto lo Stato. Portland è un magnete per coloro che vogliono cambiare sesso.
Affiancare una ex modella deturpata e una drag queen sembra suggerire che la nozione di bellezza femminile è un puro costrutto.
Le drag queen hanno un fascino prettamente blasé. Bret Easton Ellis ha detto tutto in Glamorama: le drag queen sono i nuovi mostri. Nessuno le vuole in giro a piede libero. Però, alla fine di Invisible Monsters, la trama prende una direzione strana, e si comprende l'essenza della situazione profonda in cui versa una drag queen: Brandy Alexander è davvero tutto tranne quello a cui si poteva pensare. In ogni caso non è soltanto questo il fuoco del romanzo. Qui si parla della natura del Potere. Per le donne, la bellezza è l'accesso privilegiato al Potere. Mentre scrivevo Invisible Monsters, alla lavanderia automatica in cui andavo trovavo copie di magazine in carta patinata, roba tipo Vogue o Mademoiselle. Il linguaggio era estremamente elaborato, e ne sono rimasto affascinato. Poi ho iniziato a notare come, in effetti, il 99% delle donne al mondo sia invisibile, a stere agli standard di quelle riviste: non c'entra nulla con quelle icone che affollano servizi e pubblicità. Raggiunta una certa età e superato un dato peso, le donne spariscono: letteralmente. Diventano invisibili per questa cultura e, perciò, rimangono senza un briciolo di potere da esercitare - a meno che non si trovino una forma differente di potere.
Nel romanzo, tutte le volte che si introduce un cambiamento, il narratore dice: "Vai a quando". Una formula sconcertante, che mima proprio il gesto che si compie quando si salta da una pubblicità all'altra in una rivista o quando si fa zapping. Così facendo, scuoti la prosa. La rendi frenetica.
E' proprio ciò che ricercavo: una struttura narrativa che si avvicinasse a quella con cui si legge una rivista di moda. Tutto il linguaggio, in questo caso, è una sorta di parodia del linguaggio della moda: uso diciassette aggettivi per un solo sostantivo come "maglione". In questo genere di pubblicazioni, le storie saltano sempre, e freneticamente, da un punto a un altro. Leggi pochi paragrafi e subito ti trovi la formula: "Vai alla pagina tale". Il mio "Vai a" è un'esplicita allusione a questo tipo di struttura paraletteraria.