Che dire di Baudolino? Mah... Dopo l'insuccesso (anche di vendite, poiché è rimasto ben sotto le aspettative) de L'isola del giorno prima, tormentosa e macchinica allegoria barocca che più gelida e inutile non si poteva, Umberto Eco ha pensato bene di tornare alla fonte: dell'ispirazione e del guadagno. E, come è ovvio, la fonte di tutti i beni di Eco è il Medioevo.
A proposito dei beni di Eco, leggiamone l'elenco fattone da Giovanni Mariotti sul Corsera: "La storia di Eco narratore comincia nel 1980 con Il nome della rosa. I librai ne prenotano 80.000 copie. Già prima del premio Strega dell'81 ne vengono ristampate 100.000 copie. Poi le stampe si susseguono per esplodere con l'uscita del film. Con oltre tre milioni di copie Il nome della rosa è tra i libri italiani più venduti nella seconda metà del secolo. All'estero all'inizio gli editori di Eco saggista nicchiano. Ma, appena pubblicato, il libro si impone in Francia, Germania, Usa, Inghilterra, Spagna, per estendersi a un'altra trentina di Paesi: oltre 16 milioni di copie nel mondo. Edizioni clandestine in Cina, Corea del Nord, Cuba, Iran. Il pendolo di Foucault (1988) finora ha venduto in Italia 1.500.000 copie; con le edizioni estere, nove milioni. Il gruppo Time Warner ha acquisito un'opzione per i diritti cinematografici. L'isola del giorno prima (1994) totalizza a oggi 1.100.000 copie in Italia, oltre ai quattro milioni nel resto del mondo. Baudolino sarà in libreria il 22 novembre con una tiratura di 300.000 copie". Eco è il Celentano della narrativa, la Madonna del romanzo, il Grande Fratello della letteratura di massa.
Eppure, anche nel caso di Baudolino, ciò che sorprende sono proprio le caratteristiche interne del libro a fronte del debordante successo annunciato. L'incipit scoraggerebbe chiunque. E' modulato sulla lingua preitaliana di "Sao ke kelle terre per kelli fini". Eco infittisce il romanzo con un'impressionante sciarada dialettica tra il protagonista e Niceta Coniate: provate a sdoganare Niceta Coniate presso i consumatori da hard discount. La ricerca del Prete Gianni sarà stata mitica nell'antichità, ma non può certo esserlo per gli spettatori Mediaset. Un'esperienza anacoretica sul cucuzzolo di una colonna addolcirà i sonni di chi aspira allo stilitismo, non di chi mangia le polpettacce di McDonald's. L'adozione di Baudolino da parte di Barbarossa non è una trovata da telenovela e vorrebbe esserlo. Ci si aggira tra battaglie tumultuose, campi di guerra devastati e fumanti, morti, trucide esecuzioni. Scorre sangue a litri. Picari, chimere, unicorni, bestiari fantastici da medioevo alla Baltrusaitis non compongono uno scenario allettante per i cosiddetti "lettori deboli". Ottocentoventimila piani narrativi diversi, astrusi schemi, lessico impervio. Eppure Eco venderà e si prenderà l'ennesima vendetta sul "mercato".
Va bene così.
Umberto Eco, Baudolino, Bompiani, 27.200 lire (sconto iBS)
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