AREA EVANGELISTI NEW UPDATE - Una nuova tappa della serie "Metallo urlante": recensione di "Black Flag", l'ultima avventura di Pantera, l'Eymerich del NO FUTURE creato da Evangelisti. Intervista con l'autore, testi, analisi, hyperlink e multimedia per celebrare il re del fantasy europeo.
Si aggira per un castello che è la rappresentazione architettonica della Cabbala, è inquieto e sconvolto dal fantasma del Femminile: è un Eymerich diverso. Che ne dice Valerio Evangelisti?
Sì. Non è più lo schiacciasassi dei romanzi precedenti. Non poteva esserlo, a rischio di diventare una macchina narrativa sempre uguale. Il cinismo, il disprezzo, la durezza virile di Eymerich sono incrinati da dubbi e incertezze, al punto che giunge a chiedersi quanto la realtà che sta vivendo sia o meno una sua proiezione. E per la prima volta si trova ad affrontare qualcosa di estraneo, che non aveva mai calcolato di incontrare: la femminilità stessa. Come dice Eymerich stesso, il diavolo gli è più familiare della femminilità. E' una femminilità pervasiva, quintessenziale, che si nasconde dietro i nemici che Eymerich sta affrontando.
Il nemico che il cristianissimo Eymerich affronta è per l'appunto un'eresia dell'Ebraismo. Perché il Cristianesimo contro l'Ebraismo? Perché rappresenti lo scontro tra queste due tradizioni?
Direi che si tratta, più che di due tradizioni, di due estremizzazioni di vie metafisiche. La magia cristiana è un Cristianesimo perverso, ipervirile, che ha unicamente il diavolo al centro. Direi che quasi tutte le eresie - dai Catari ai Fedeli d'Amore - altro non hanno fatto se non introdurre elementi femminili in sistemi metafisici che - alla buona - potremmo definire maschili. La Cabbala stessa sposta tutta la creazione sul versante del femminile. Proprio questo è il campo di battaglia del nuovo Eymerich: una problematica che avevo anticipato in Magus, peraltro...
La tua narrativa, muovendosi in maniera disinibita tra generi e sottogeneri, parla anche e soprattutto dell'oggi. La grande allegoria di Eymerich mette in rappresentazione uno stato epidemico del mondo contemporaneo...
Direi di sì. C'è il rischio di una totale mascolinizzazione (che si traduce poi in ipermaterialismo, efficientismo planetario, teratocapitalismo) a scapito proprio della tradizione lunare, della declinazione femminile dello sguardo sul mondo. E' un discorso che oltrepassa le ideologie (io, per esempio, oggi come oggi non condivido l'atteggiamento della sinistra espresso nel dibattito sulla genetica). La macchinizzazione prelude alla totale disumanizzazione e, come in passato, il risultato unico è una visione materialista in nome della ragione.
Sembri opporre l'antidoto dell'onirico. Il piano di sogno è fondamentale neIl castello di Eymerich.
L'onirismo è importante: nella vita e nella letteratura. Ravvedo una continua manipolazione di simboli, al giorno d'oggi, una superfetazione di simboli destinati a essere assimilati. Una delle funzioni fondamentali dello scrittore, oggi, penso che sia proprio arrivare a un trattamento dei simboli: un trattamento coerente, e con linguaggi popolari. Cézanne diceva che bisogna rifare Poussin a partire dalla natura: nella natura lui, che neoclassico non era, ritrovava elementi simbolici universali tipici del neoclassico, archi e figure che alludono a realtà profonde. Anche la grande letteratura ha sempre agito così.
Infatti l'allegoria di Eymerich, per certi versi, agisce come il liber mutus della Notre-Dame di Victor Hugo.
Sì, Hugo precisamente interveniva sui simboli con precisione, in un linguaggio popolare. Novantatre è grandioso, uno stravolgimento simbolico del Terrore e della Rivoluzione che, a parte una certa componente retorica, utilizza mezzi eminentemente popolari. Io, per parte mia e non so riuscendoci fino a che punto, cerco di inserire nelle mie storie elementi permanenti. Cherudek, a questo proposito, è un libro strutturato a molti livelli: in uno di questi è un autentico manuale di alchimia...
La letteratura sembra avere lasciato il trono vacante riguardo a questo lavoro.
E' infatti dal cinema che giunge nutrimenti a vari livelli. Pensiamo a George Lucas: il trattamento dei simboli che lui opera in Guerre Stellari (anche nell'ultimo Episode One) è esemplare. Io mi sono nutrito anche ad altre fonti: il cinema pop italiano, Zardoz, il telefilm Il prigioniero.
Molta della tua narrativa, infatti, ricorda le variazioni metafisiche e politiche del primo film di fantascienza di Lucas, THX 1138: lo scenario di una civiltà eugenetica di massa, omologata, dove ci si infila in cabine telefoniche che fanno da confessionali per parlare col grande OHM...
E' un film che amo molto e il riferimento è preciso. Il discorso è comunque ampio. Io non credo che il radicalismo contemporaneo possa fare a meno di questa dimensione che, nei suoi esiti peggiori, viene tacciata come new age. Non è possibile alcun reale antagonismo che non abbia presente questa prospettiva.
Hai parlato del cinema. E la letteratura italiana?
In Italia prevale un midcult che, in genere, tende all'abbassamento della qualità. Io credo nella dignità della letteratura: una letteratura senza veli. Qui da noi viene demonizzata la commerciabilità ed esaltato il buonismo, il trionfo dei mezzi toni. A me piacciono i toni forti, ma sospetto che piacciano anche ai lettori in genere, visto che si vanno a comprare libri come quelli di Ellroy... Succede come al cinema: a vedere i film italiani, ci si annoia, ma li si loda ugualmente; poi però si preferisce correre ad assistere all'ultimo spettacolare evento americano. Prendiamo il cosiddetto noir italiano: per me siamo ancora al timido giallo poliziesco, con l'ispettore buono che beve e fuma come se fosse un'emulazione di Maigret. Non che non ci siano nomi interessanti (penso a Eraldo Baldini), ma non sono sufficientemente promossi.
Quindi non sei pregiudizialmente contrario alla cultura americana...
Non la interpreto esclusivamente seguendo la marea colonialista. Abbiamo mutuato dagli americani linguaggi narrativi e cinematografici. Sarebbe il caso che ne importassimo anche la libertà tematica, la disinibizione a trattare certi argomenti. Pensa se gli americani avessero subìto una tragedia come quella di Ustica: noi ne abbiamo fatto una specie di telefilm come Il muro di gomma...
E per il domani? In quale letteratura speri?
In una letteratura cosciente del tempo in cui agisce e che affronta i problemi del mondo. Spero in una letteratura grande, come sempre.
Una perfetta definizione del massimalismo letterario...
Appunto...