AREA EVANGELISTI NEW UPDATE - Una nuova tappa della serie "Metallo urlante": recensione di "Black Flag", l'ultima avventura di Pantera, l'Eymerich del NO FUTURE creato da Evangelisti. Intervista con l'autore, testi, analisi, hyperlink e multimedia per celebrare il re del fantasy europeo.
In un intrico di piani temporali, strutturato almeno quanto lo è il castello in cui si muove, meno freddo e spietato di quanto siamo abituati a conoscerlo, Eymerich e la sua vicenda in quel di Montiel, nell'anno del Signore 1369, costruiscono un romanzo mozzafiato che si inserisce, più metafisico e inquietante dei suoi predecessori, nell'ormai mitico ciclo dedicato all'Inquisitore di Gerona.
Pietro il Crudele (detto il Crudele per motivi che uno storico alla Duby potrebbe spiegare, smorzando l'alea truculenta che il nickname comporta a livello di immaginario) è il re di Castiglia e sta affrontando l'assedio del fratellastro Enrico di Trastamara, che è pronto alla battaglia finale per strappargli il trono. Pietro il Crudele si è asserragliato in un castello che, nel corso della vicenda diverrà la vicenda stessa. Circondato da mori ed ebrei (come dire, al giorno d'oggi, da extracomunitari che il buon borghese accetta con la stessa gioia con cui tocca i calzini sporchi di un homeless), il Re convoca l'Inquisitore e un suo ambiguo compagnone, padre Gallus di Neuhaus, domenicano di Boemia, esimio esorcista. Tra mori ed ebrei, i due cristianissimi inviati non si trovano a proprio agio. Meno ancora si adatteranno alle orride, clamorose e metafisiche apparizioni che devastano dall'interno il corpo del castello. Sarà proprio l'intuizione di Eymerich a determinare la chiave di una risoluzione - per nulla definitiva - alla vicenda, quando individuerà nell'oscura architettura della fortezza di Montiel un liber mutus edificato secondo i dettami dell'eresia e della magia cabbalistiche, e costruito con la forma stessa dell'albero sefirotico. La negromanzia cristiana (siamo ancora lontani dal definitivo affossamento storico dell'esoterismo a cui il cristianesimo prima e poi il cattolicesimo andranno incontro) viene giocata proprio contro la potenza "sottile" di matrice cabbalistica, in uno scontro metafisico che permette a Evangelisti di accedere a piani di onirismo impressionanti (momenti in cui Evangelisti riversa miele nelle bocche dei suoi adepti), a citazioni topiche dalla filmografia pop (come alcuni stralci di Indiana Jones, in particolare dal secondo episodio) che rimandano a un ulteriore labirinto di citazioni cinematografiche. E al tempo stesso (anzi, in tempi diversi) seguiamo le criptiche origini dello scontro metafisico sulle tracce di un gruppo di domenicani e ne osserviamo lo sviluppo direttamente all'interno di un campo di concentramento nazista.
E non basta. Questa volta Eymerich non può accontentarsi di resistere dietro i suoi bastioni di fredda razionalità. Il nodo spirituale (e spiritista) che è chiamato a sciogliere lo espone a una fragilità che non aveva calcolato e che ha a che fare con una donna, anzi, con una più-che-donna: con il Femminile allo stato puro, quintessenziale. Eymerich, salamandra che esce intatta dal fuoco animico che lo attraversa, resterà probabilmente cicatrizzato dallo spalancarsi di un universo parallelo, insospettato, mai esperito prima.
Sarebbe impossibile richiamare compiutamente gli antecedenti letterari del Castello di Eymerich: che vanno da Fulcanelli al Mattino dei maghi al Club Dumas di Pérez-Reverte, alla Demonologia di Von Petersdorf. E', come al solito e più del solito, un libro di Valerio Evangelisti; il che significa: grande trama, complotti, labirinti, storia, ragionamento sul tempo (anche e soprattutto sul nostro tempo), con significative varianti rispetto a quanto ci attendiamo dal ciclo di Eymerich. Potrebbe essere l'avventura finale dell'Inquisitore. Potrebbe essere un nuovo inizio. Valerio Evangelisti è uno scrittore di genere, si dice in giro. Certo è che si tratta di uno scrittore che ha molto futuro da spendere.