Signore e luci rosse è il titolo di uno dei più travolgenti reportage inclusi nella fila perlata dei Racconti dell'arcobaleno. E' un'indagine sul campo condotta da William Vollmann all'interno del girone dantesco del distretto porno del Tenderloin, celeberrimo in San Francisco a fine Settanta, dove droga malcostume gloria virtù e depravazione, noché violenza amore malizia e ferocia compongono la medaglia luccicante sulla Baia, le cui due facce complementari rilucono di Umano e Inumano, in pari grado e potenza.
Evidentemente, per Billy Vollmann, il Tenderloin non è un luogo, ma un'idea. Con The Royal Family, l'ultimo ultraprodotto editoriale dell'autore dei Seven Dreams, Vollmann ritorna sul luogo del delitto, o meglio: dei delitti. E lo fa attingendo proprio al genere letterario che presiede all'elaborazione e alla soluzione dei delitti: cioè il noir - ovviamente contaminato col genere le cui sorti ha risollevato, vale a dire il reportage. Di quel degenerato quartiere, il protagonista di Vollmann, il detective Henry Tyler, è innamorato, intriso fin nelle viscere, imbrattato dall'aria satura di fritto e di pattume che sprigiona dal malfamato red light district. Come Vollmann stesso, Tyler arriva al Tenderloin dopo una breve infanzia trascorsa "a Los Angeles, o giù di lì". Ed esattamente come accade nel corso della larga parabola dei Racconti dell'arcobaleno, il flirt tra Tyler e Tenderloin scatta per questioni di pura luminosità: "La ragione per cui era totalmente attratto dal Tenderloin era che qui si combinava la desolazione più buia con i rossetti lampeggianti e la mercanzia incandescente che veniva esposta".
Contrasto e contraddizione, tinte forti oscure e scintillanti, irideggiano e spengono i toni dell'affannosa ricerca del detective Tyler, risoluto a reperire la Regina delle Puttane. La troverà e ne sarà travolto, affondando con lei nel mistico vortice di crack e dissoluzione, mentre Lei - l'Archetipo di Vollmann, reiterante la sorprendente Tremula Regina delle Salamandre dell'Arcobaleno - stende su Tyler il suo manto protettivo, madornale e intenso, nuovamente fino al buio silenzioso che costituisce l'eterna tappa finale della scrittura di Vollmann.
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