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Nella poesia oggi come oggi
di Giuseppe Genna

Il libroDa anni misuriamo un disagio colloso e irritante all'interno della comunità letteraria italiana: dei poeti contemporanei non se ne frega nessuno, nessuno compra i loro libri (se glieli pubblicano), nessuno riconosce loro un ruolo qualunque, se non quello di vecchie e assurde carampane che, in un tempo lontanissimo, furono sapienziali e oggi sono anonime e piuttosto inutili. I poeti, allora, a ogni convegno, se la prendono con due obbiettivi polemici: il primo è la televisione e il cosiddetto "mondo dei media", che soffoca e annichila le tradizioni accertate e i saperi umanistici consolidati, poesia compresa; il secondo obbiettivo polemico dei poeti è la comunità stessa dei poeti, che non sanno come incidere sul presente, come cantarlo o assaltarlo. Ragazzi, la situazione è questa: il poeta giovane più talentuoso d'Italia ha 45 anni ed è in attesa di una prossima pubblicazione mondadoriana, come una chimera.
Giulio MozziL'anno scorso Giulio Mozzi, narratore raffinato, si rese protagonista di un'impresa che noi di Clarence definimmo "scellerata": pubblicò un poema presso Einaudi, Il culto dei morti nell'Italia contemporanea. Attaccammo Mozzi perché ci sembrava inseguire e non criticare il presente, con mezzi che non erano poetici: andava a capo a caso, cincischiava e sbeffeggiava una tradizione letteraria che, comunque la si voglia mettere, tiene l'Italia all'avanguardia in Europa. Ora esce questo Nelle galassie oggi come oggi e a perpetrare l'assassinio della "vera" poesia, questa volta, sono Tiziano Scarpa, Aldo Nove e Raul Montanari: narratori che alle spalle hanno l'incredibile etichetta di ex pulp (oggi, fortunatamente, scaduta) e che non si limitano a oltrepassare la soglia del sacrario poetico. Vanno ben oltre: scrivono poesie come covers, ispirandosi ai testi di canzoni celeberrime od oscure, facendo leva sulla discografia più impazzita dell'anno, che va dai Beatles ai Kraftwerk a Lou Reed a David Bowie ai Nirvana ai Massive Attack. Un'operazione che la cultura alta definirà scandalosa e sacrilega. E che il sottoscritto si sente di salvare e di esaltare per almeno quattro motivi:
Magrelli: le sue DIDASCALIE sono una straordinaria opera di poesia contemporanea1 - Cosa diavolo pensano i poeti che sia il presente? E quand'anche lo pensano, come se lo rappresentano? Che cosa ritengono Lorsignori che sia oggi come oggi l'uomo? Certo, libri di poesia fondamentali come Didascalie per la lettura di un giornale di Valerio Magrelli rispondono a queste domande come la grande letteratura poetica ha sempre fatto. Ma quanti poeti hanno seguito Magrelli in questo percorso arduo, difficile, scabro e comunque così facile e comunicativo (gli ultimi due aggettivi sono le accuse più frequenti rivolte dai poeti stessi all'ultimo Magrelli)? Se si apre Nelle galassie, si leggono alcuni versi stupendi come "(Questo niente che noi chiamiamo noi)" o "Gli uomini che si fanno carini / Per venire a ammazzarti. Accelerati", per citarne soltanto due, che probabilmente evocano (se è vero che non trasformano) la condizione contemporanea con un'efficacia rara e una sapienza che è indiscutibile presso qualunque filologo. Certo, è da notare che i versi più tecnici e sorprendenti sono da ascriversi ad Aldo Nove, che è l'unico poeta dei tre autori. Ma si vadano a leggere, i poeti professionisti, alcune soluzioni di Tiziano Scarpa e ammettano che è il caso di farci un pensiero su. E' inutile discettare in convegni dell'ironico e del parodistico e poi non sporcarsi le mani...
2 - Perché i poeti sono ossessionati dalla "comunicazione"? Perché conoscono poco o nulla del presente e perché ancora non è passata, in Italia, l'idea che la tradizione vada spaccata, utilizzata, con disinibizione, non semplicemente facendo penetrare elementi e oggetti e nomi dell'oggi all'interno del testo poetico e nemmeno tornando a quell'avanguardismo che era più tradizionalista e retrivo che mai. L'idea delle covers impazzite, peraltro recitate in performance dagli autori, è se non altro un richiamo forte a questa cavità oscura, a questo buco nero che si sta allargando nella poesia contemporanea. Scarpa, Nove e Montanari montano un immaginario musicale (anche se non credo che riusciranno a montare un immaginario poetico) che coincide autenticamente con un immaginario collettivo e generazionale (il portentoso richiamo ai Kraftwerk, penso, va letto proprio in questa direzione).
3 - Sarà facile fare satira sui risultati di questo libro (a partire da Clarence per finire alle élite romanesche che immaginiamo scatenate). Eppure ammiro il coraggio di gente come Scarpa e Nove, che hanno ormai un nome consolidato nell'editoria, e si mettono in gioco, a zero, sapendo di andare incontro più a schiere di detrattori dal risolino facile che a un pubblico di esaltati ammiratori. La loro scrittura è irregolare, autoparodistica, citazionista a trecentosessanta gradi, come dimostra il caso di I zimbra dei Talking Heads, a sua volta componimento poetico dada. Rischiano di perdere un po' di faccia e se ne fottono. Muovono le acque. I loro detrattori, se sono poeti, non hanno mai rischiato un'unghia, afflitti come sono da ritenzione affettiva, esperienziale e anche idrica.
4 - A differenza di quanto ritiene di fare la cultura ufficiale, Scarpa Nove & Montanari non ritengono il Presente un male in sé. Non hanno una posizione aggressiva (e, in questo caso, nemmeno umanistica) circa la difesa dell'uomo da parte del sapere letterario (e ci sarebbe da chiedere alla cultura alta: che ne è stato della difesa dell'umano da parte delle religioni?). Ciò che fanno i tre narratori/poeti non è nemmeno un'opera di mimesi, che è la più comune delle autodifese della poesia contemporanea: penso all'imitazione del mondo che molti poeti attuano versificando oggi. Non sarà un caso che la migliore poesia contemporanea esiste soltanto in forza di un dialogo fitto con la propria tradizione e che il mondo svapori o che, al limite, si sovrapponga l'ambizione della comunicabilità del testo. I Nostri Tre Moschettieri non tentano nemmeno un percorso allegorico. Cosa fanno, allora? Ci immergono in un amnio che è indistinguibile dal mondo stesso. Infatti si porrà un problema centrale su questo libro: è letteratura? Non è letteratura? A me sembra che queste categorie siano ormai viete. Sono altri i piani su cui ragionare (il ritmo, la struttura, il libro come unità). Posso soltanto dire che buona parte di Nelle galassie oggi come oggi ha pagine di poesia importanti e che non va sfogliato col puzzo sotto il naso.
Sarà una posizione personale, ma chi scrive "tutte le parole hanno avuto corso" andando al di là della facile citazione e dell'ironia sulla stessa è uno scrittore che mi fa pensare. Forse non un poeta in senso puro. Però ad avercene di teste che pensano in questo modo...

Compralo su BOLMontanari, Nove, Scarpa - Nelle galassie oggi come oggi (covers) - Einaudi, 14.400 lire

  di G. Genna e S. Porro
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   data: 30 mag 2001 protezione contenuti: assente Aiuto  

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