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  INTERVISTA A GIANCARLO MAJORINO
Giancarlo MajorinoPresenza vistosa e più sensibile differenza con i tuoi libri precedenti, ne Gli alleati viaggiatori compare una massa di figure animali, oltre che umane.

Sono figure che emergono spontaneamente, vengono da dentro. Il moto è iniziato qualche anno fa ed è progressivamente anddato facendosi fluviale, inarrestabile. Questi animali sono selvaggi, feroci. Lottano per la vita e per la morte. Urge da dietro i loro contorni il problema drammatico di centralizzare l'esserci o il venire meno. La situazione umana, schiacciata ormai sul piano della sopravvivenza più che della vita, è simile. Per questo io li chiamo "alleati viaggiatori".

Si tratta di allegorie che si intersecano, che nascondono significati a volte oscuri. C'è una generale tendenza verso il tono epico...

E' accaduto questo: sono emersi degli elementi figurativi nuovi e, al contempo, io non riesco più a muovere, come in passato, un "sosia di me", che mi rappresenti sulla pagina. Quanto ai modi epici, che sono quelli propri del poema, va detto che sto lavorando da più di trent'anni a un poema che dovrei iniziare a pubblicare verso il 2003.

Tutto, nel tuo libro, sembra giocarsi tra un orizzonte materiale che continuamente tenta di autotrascendersi, come se fosse scosso da un conato metafisico. Anzi, si potrebbe dire che lo stesso orizzonte metafisico viene fatto collassare nell'orizzontalità della materia. Pietro Puccio: ritratto di Giancarlo Majorino

Una volta scrissi: "La superficie, che della profondità non è il contrario ma il suo vice". Intendevo esattamente questo: una centralizzazione dell'aldiqua. Il ragionamento si sviluppava considerando come e quanto noi siamo altri di altri, mescolati agli altri, singoli di molti. E la conclusione è proprio quella sorta di nucleo duro dell'esserci, quella metafisicità della materia che, in un verso inedito, invoco: "Rete di staffette eterna il mondo". Qui si va ben oltre la pura eredità di affetti. Si tratta di cogliere la trasfusione tra molti. Detto, ovviamente, che il limite individuale è quello della morte e fa schifo a tutti.

Recentemente hai ripubblicato, aggiornandola, la tua celebre antologia. Che differenti prospettive ravvisi tra il genere critico e la scrittura poetica?

In questo caso c'è la coscienza che i problemi attuali, in poesia, hanno radici affossate in tutto il Novecento. L'antologia ha avuto un ottimo riscontro di vendite e sto pensando di rieditarla riaggiornata. Mi piace questo lavoro pioneristico, con buona pace dei miei detrattori: sono un esploratore dell'eteronomia per vocazione.

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  di G. Genna
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   data: 3 lug 2001 protezione contenuti: assente Aiuto  

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