Quando già aveva pubblicato più di quattrocento romanzi e viveva ormai in America, Georges Simenon ricevette una telefonata da Alfred Hitchcock. Il regista non riuscì a parlare direttamente con lo scrittore belga: si fermò alla segretaria, che gli disse che Simenon al momento era impegnato nella stesura di un romanzo; essendo nota a Hitchcock la prolifica velocità di scrittura del padre di Maigret, con una battuta folgorante il grande regista rispose alla segretaria: "Ok. Attendo in linea".
E' da decenni che tutti gli amanti di Simenon (una schiera vastissima) stanno attendendo in linea l'annuncio che il loro prediletto autore entri nel pantheon del Novecento. Già Céline e Gide avevano conferito a Simenon la patente di peso massimo della letteratura. Però Simenon scriveva anche e soprattutto noir: un genere troppo popolare e troppo poco rigoroso per consentire al celeberrimo giallista di varcare le soglie dell'Accademia - quella francese ma non soltanto. Oggi che ci si è resi conto che la galassia noir-giallo-thriller è la letteratura più vivace di questi ultimi vent'anni, si assiste alla riabilitazione di Georges Simenon. Il quale, peraltro, non fu affatto esclusivamente l'autore della serie Maigret. I suoi romanzi di provincia, le sue geniali creazioni durante l'intenso periodo americano - ci si rende conto - esaltavano genialmente tematiche dell'esistenzialismo, superandole: al punto che i romanzi di Simenon sono a tutt'oggi di un'attualità sorprendente, capaci di una penetrazione psicologica che prescinde dal tipo umano degli anni Sessanta e ci tocca nell'intimo. Vitalista erotico e inflessibile macchina produttrice di una prosa piana e rigorosa, Simenon ha intrattenuto con l'esistenza il medesimo rapporto intrecciato con la scrittura: una voracia calma e metodica, ma generosa e scriteriata, che lo portò ad ammettere di avere avuto "più di diecimila donne, in gran parte prostitute" e di risultare sorprendente autore di più di quattrocento romanzi e un migliaio di racconti. Un'impresa titanica, alla Victor Hugo, per uno scrittore che sta agli antipodi dalla cieca furia scrittoria del Grande Padre de I Miserabili. Ciecamente Mondadori ha ignorato per anni di avere in catalogo la sterminata produzione di questo genio francese, e Adelphi si è pappata i diritti. A ogni uscita adelphiana, Simenon entra discretamente in classifica tra i dieci titoli più venduti. Questo silente miracolo si ripete oggi con In caso di disgrazia: una sorta di romanzo nero autoconfessionale di Simenon, forse il vertice della sua autoesposizione attraverso la letteratura. Il suo pacato moralismo, la sua implicita critica al modello borghese (una critica che proviene sicuramente non da sinistra) raggiungono in questo romanzo il dissennato furore di una messa al patibolo di sé e dei propri pruriti, delle vigliaccherie private, vissute o soltanto fantasticate. Siamo orgogliosi di scrivere finalmente di Simenon. E di dedicargli uno speciale che è prossimo a un portale...
Georges Simenon, In caso di disgrazia, Adelphi, 26.000 lire
Un'eccezionale fotodocumentazione per corredare le tappe di una vita ormai leggendaria. Georges Simenon era belga: nacque nei pressi di Liegi nel 1903. A 27 anni creò una delle icone più memorabili nella storia della letteratura tutta, e non solo di quella gialla: il commissario Maigret, protagonista dell'omonimo romanzo. E' l'avvio di un corpus narrativo che conta più di quattrocento romanzi e qualche migliaio di racconti...
Erotismo nero - Chi è Lucien Gabillot, brutto e sensuale, che mette a repentaglio la tranquilla monotonia dell'esistenza e si apre a un'avventura oscura? Un Simenon morale, più che moralista, mette se stesso in attesa del patibolo: per quanto ha fatto e pensato nella sua fibrillante esistenza.
L'incipit - Appena due ore fa, dopo colazione, nel salotto in cui eravamo passati a prendere il caffè, stavo in piedi davanti alla finestra, abbastanza vicino da avvertire la fredda umidità dei vetri, quando ho sentito mia moglie dire, dietro di me: "Pensi di uscire, nel pomeriggio?"...
Riportiamo dal Corriere della Sera una splendida recensione di Alberto Bevilacqua a In caso di disgrazia. Bevilacqua coglie esattamente il punto centrale del libro: il tentativo di Simenon di specchiarsi in un alter ego che sta al di là della moralità, vanificando l'opera denigratoria delle molte biografie scritte sulla vita dissennata del grande autore belga.
"Il padre di Maigret, attraverso il personaggio di un avvocato, tratteggia una spietata autobiografia erotica: è Gobillot, il lato oscuro di Simenon. La riproposta di In caso di disgrazia, scritto a Cannes nel 1955 e portato, tre anni dopo, sullo schermo da Claude Autant-Lara, fornisce un bel banco di prova per i fedelissimi dello scrittore di Liegi, dopo che biografie 'senza veli' e indiscrezioni di ogni tipo si sono susseguite per smascherare, fino all'impudicizia, la turbinosa vita sessuale del padre di Maigret (un padre ben diverso dal celebre figlio morigerato quanto dotato di implacabile fiuto da segugio)"...
1960, Festival di Cannes: un’edizione destinata a rimanere nella storia del cinema. Sono in gara Bergman, Buñuel, Antonioni, Fellini. Con grande scandalo, la Palma d’Oro è assegnata alla "Dolce vita". Il presidente della giuria, che per Fellini si è battuto come un leone, è Georges Simenon. Dall'epistolario tra Simenon e Fellini, pubblicato da Adelphi, alcuni passi dello scambio di lettere tra il grande scrittore e il regista italiano.
"17 settembre 1960
Caro Fellini,
ieri mi è capitata una di quelle cose che scaldano il cuore. Stavo leggendo l’intervista che ha rilasciato all''Express' di Parigi (leggo tutto quello che trovo a proposito del Satyricon). Alla quarta frase ero sbalordito e mi dicevo che le sue risposte erano esattamente le stesse che avrei dato io. Ritrovavo le mie idee, per quanto riguarda sia la creazione artistica che il modo di affrontare i vari problemi della vita"...
Da un servizio di Epoca del 1957, spunta un inedito Simenon milanese: a spasso per i Navigli contemplandone la Darsena e le chiuse, seduto per una partita a carte in osteria con gli operai, sul Vicolo delle Lavandaie, nelle case popolari, tra i rioni poveri con la sempiterna pipa in bocca. Una fototestimonianza d'eccezione: il padre di Maigret tra le brume milanesi ritrova un angolo di Parigi fuori da Parigi... [ CONTINUA ]