1960, Festival di Cannes: un'edizione destinata a rimanere nella storia del cinema. Sono in gara Bergman, Buñuel, Antonioni, Fellini. Con grande scandalo, la Palma d'Oro è assegnata alla "Dolce vita". Il presidente della giuria, che per Fellini si è battuto come un leone, è Georges Simenon. Nasce così - sull'onda di un'ammirazione che sembrava attendere solo l'occasione di un incontro - un'amicizia forte e al tempo stesso discreta, intessuta di lunghi silenzi e improvvise accensioni, di reticenti pudori e impudiche confidenze. Un'intesa segreta, una complicità impalpabile e sotterranea. Il fatto è che i due si sono improvvisamente scoperti "fratelli": "È sempre miracoloso scoprire di avere un fratello... non mi ero sbagliato circa le nostre affinità elettive" scrive il 17 settembre 1969 Simenon a Fellini. E per Fellini, Simenon è "l'amico più grande che tutti vorrebbero avere", un esempio di talento senza limiti e sovrumana disciplina nel lavoro - un fratello maggiore che nei momenti di vuoto e di opacità sa far sentire la sua voce "limpida, fervorosa e sapiente". Non è un caso che durante le riprese di "Casanova" il regista faccia un singolare sogno: in una costruzione a forma di torre, un monaco, siede circondato da una decina di bambini e bambine che ridono e scherzano, gli toccano i sandali, il cordone del saio. Il monaco ha una barba finta e sta dipingendo il suo nuovo romanzo su Nettuno: è Simenon, che, "maestro di vita e di creatività", appartiene ormai alla mitologia onirica, intervenendo "come un santone a fare miracoli".
Roma, 4 luglio 1960
Caro Simenon,
mi scusi se le scrivo a macchina, ma ho una grafia veramente illeggibile. E mi scusi anche per il ritardo con cui le rispondo, il fatto è che sono rientrato a Roma solo ieri.
Che piacere ricevere la sua lettera! E come sarei felice di accettare l'invito a passare qualche giorno con lei! Sfortunatamente non mi è più possibile, perché con la piega che hanno preso le cose fino a tutto settembre non sarò libero di fare quel che vorrei. Spero tuttavia di incontrarla a Venezia, dove devo andare per un paio di giorni alla fine di questo mese. Le telefonerò.
La saluto con profonda simpatia e sincera gratitudine per l'amicizia che mi dimostra e che, oltre a farmi un immenso piacere, mi lusinga molto.
A presto, dunque, caro Simenon, e auguri di buone vacanze.
Suo
Federico Fellini
* * *
17 settembre 1960
Caro Fellini,
ieri mi è capitata una di quelle cose che scaldano il cuore. Stavo leggendo l'intervista che ha rilasciato all'"Express" di Parigi (leggo tutto quello che trovo a proposito del Satyricon). Alla quarta frase ero sbalordito e mi dicevo che le sue risposte erano esattamente le stesse che avrei dato io. Ritrovavo le mie idee, per quanto riguarda sia la creazione artistica che il modo di affrontare i vari problemi della vita. È sempre miracoloso scoprire di avere un fratello da qualche parte. Volto la pagina e, a conferma del fatto che mi ero sbagliato circa le nostre "affinità elettive", mi trovo davanti quello che lei dice di me. A questo punto non vedo l'ora che il film arrivi da noi per correre a vederlo. Ma ho anche molta voglia di rivedere lei. Entro la fine dell'anno devo scrivere due romanzi. Non appena sarò libero le chiederò il permesso di fare un salto a Roma per chiacchierare a lungo con lei. Sento già che "Satyricon" sarà un'esperienza esaltante.
Con tutta la mia ammirazione e la mia amicizia.
A presto, spero.
Suo
Georges Simenon
* * *
Roma, 22 settembre 1969
Carissimo Simenon,
ebbene la vostra lettera ogni tanto me la rileggo! Non c'è dubbio che ho un forte "complesso" nei vostri riguardi se la sola idea che forse a dicembre verrete a Roma e possiamo stare insieme e chiacchierare un po' mi fa sentire un ragazzetto emozionato fin da adesso.
È la verità che il vostro talento senza limiti e la vostra sovrumana possibilità di disciplina nel lavoro creano soggezione e meraviglia; bisogna pensare alle vostre qualità umane per ristabilire un rapporto d'equilibrio ed ecco che allora uno scopre di volervi bene, anzi, soprattutto questo, e diventate una presenza famigliare, l'amico più grande che tutti vorrebbero avere, un compagno di lavoro e di vita, un punto di riferimento che non delude mai e dà forza. Scusatemi se mi lascio un po' andare, so benissimo che certe cose sentirsele dire dà anche un po' ai nervi... però è proprio così caro Simenon.
Molte volte pensavo di scrivervi; così, soltanto per salutarvi, augurarvi buon lavoro. Ma l'idea d'importunare m'impediva di farlo. Da oggi forse lo farò ogni tanto.
Vi aspetto, caro amico, quando vorrete. In dicembre (è probabile) starò girando un piccolo film ma questo non è un ostacolo per me, anzi preferirei che veniste proprio in quel periodo se potete. Quando lavoro sto meglio, mi sento più vivo e potrò godere più intensamente la vostra compagnia.
Permettetemi di abbracciarvi, caro Simenon, con affetto e gratitudine per la gioia nuova che mi avete procurato. A presto,
vostro
Federico Fellini
Georges Simenon e Federico Fellini, Carissimo Simenon - Mon cher Fellini, Adelphi, 14.000 lire