Rutebeuf passeggiava come un santo,
guardava la facciata delle case
come ripida roccia friabile.
*
Così mi chiamo
perché il mio nome
viene da rude, e bue.
*
Era impeccabile
nel suo vestito chiarissimo di lino
quel poco appena liso e un boccolo brillante
gli ornava la fronte corrugata.
*
Povera testa e povera memoria
mi ha dato dio re della gloria
eppure non ho fiele né veleno.
*
Così mi verso nel niente,
scorro via nelle strade e nei mercati
come piscia di cane.
*
Sono ridotto in società
ma non ho più committenti.
Ho amici Jean Bodel e Baude Fastoul,
che furono i poeti lebbrosi.
*
Il pensiero come lampo d'istante
che comunica con l'infinito
e degenera nella parola.
La prosa è infida: nasconde
confini traboccanti d'insignificanza.
*
Perché portiamo addosso
questa materia cotta
o questa roba da macelleria?
*
Indossa un camicione che gli arriva
ai piedi nudi. È piccolo
come un fanciullo, e ha le dita
intrecciate sul petto,
quasi in preghiera.
Con la sua faccia tonta
e il naso trilobato
mi dà un'idea di mitezza sognante
e di una nobiltà interiore un po' animale.
Per molto tempo ho guardato la figura
e ho riso.
Ora non più.
*
Il capitano Genestas
incontra il vecchio cretino morente:
è il loro ultimo idolo.
Ma dove questi esseri vivono
la gente crede che portino fortuna alla famiglia.
In certe valli dove abbondano
vivono all'aria aperta con le greggi.
*
All'alba sono ancora al primo sonno
e ho fatto il sogno
di questa povera pietanza.
*
Il sole era già alto
e lei nella discesa oltre il cancello
così vecchina e piccola
infagottata nel suo cappotto blu.
Non potrò più dimenticare questi pomeriggi
seduto al tavolino col tuo vermut
a vederti mangiare
e dire: "In fondo la mia vita è stata povera,
ma non mi è mai mancato lo spirito".
*
Ma anch'io, come la madre, godo del niente,
e se odio il sole che sorge
come lo vedo subito lo abbraccio.
*
Ci siamo lavati le mani per mangiare,
dietro di me siede la madre.
*
Tutto l'avvenire è già avvenuto.
E dove sono quelli che ho amato,
che accanto a me mi ero tenuto?
Gli amici sono spariti o sparsi:
il vento li ha portati via,
amici che il vento se li porta
e che soffiava davanti alla mia porta.
*
Solo questo so fare e non c'è altro,
e mi applico pigro, superbo, negligente,
e lo faccio anche male.
*
Il maestro era il mio caro amico
e io gli avevo dato, nella mia mente,
decoro di nuovo padre, tanto che lui,
ancora dopo, ancora adesso,
veniva e viene a visitarmi in sogno.
*
Nella casa della nostra giovinezza
oltre il lavandino,
strofinavo le mani macchiate di vino
sulla pietra del davanzale,
mentre usciva dalla mezza vasca
un odore di marcio.
*
Strofinava i risvolti e i polpastrelli
sul ruvido dei muri,
come per lasciare un brandello impresso
una macchia di sé, d'inchiostro.
*
Trovandomi alla finestra d'un cavalcavia,
vidi un uomo con una carta in mano,
sopra la quale pareva che scrivesse,
poi si fece vicino alla muraglia delle case
e vidi che l'attaccava con le mani.
*
Vedevo nella stanza buia
tutte le luci del firmamento.
Il tuono mi faceva galleggiare
in squarci di vertigine e terrore
davanti all'orizzonte del mio vuoto.
*
E il colpo si era diffuso
nella testa del mio povero padre
e gli aveva spaccato la testa.
*
Non c'era bisogno di tanta violenza,
mi dicevi. Dio inverecondo
che maneggi le cause e non ti fai vedere
non farle più del male.
*
Nell'asfalto viscido del film,
la mano del pugile schiacciata da un mattone.
*
Tornando vedeva certe incisioni di Rosa.
L'uomo che indica e l'altro con una specie di turbante,
quei pochi ciuffi di barba,
un fascio di stracci lungo il corpo e i piedi.
Appoggiato a una picca, derelitto, diceva:
"Preferirei non essere soldato".
*
Noi eravamo una casa nel mare
e adesso in terra si sono mossi i vermi.
*
Ho rotto il mio bicchiere,
tutti i bei giorni sono già passati.
*
E intanto le due donne
stavano guardando dove lo mettevano.
Note
Giocando con il proprio nome e su se stesso Rutebeuf scrive: "Rutebeuf qui est dit de 'rude' et de 'boeuf'". Del grande poeta francese, ho ripreso e interpretato alcuni altri versi come in "Tutto l'avvenire è già avvenuto".
"Jean Bodel e Baude Fastoul". Il poeta Jean Bodel di Arras, che fu colpito dalla lebbra, visse tra la seconda metà del 1100 e il 1210 circa. Non poteva dunque essere realmente "amico" di Rutebeuf (attivo tra il 1250 e il 1280 circa), di cui fu contemporaneo invece un altro poeta di Arras, appunto Baude Fastoul, anche lui lebbroso.
"Indossa un camicione che gli arriva...": la figura a cui mi riferisco illustra la voce "idiotismo" nel Dizionario di cognizioni utili (vol. III, Utet, Torino 1924). La didascalia dice soltanto: "Un cretino".
"Genestas": personaggio di Le médecin de campagne di Balzac. Nello stesso romanzo si parla dei cretini delle valli alpine, e della loro presenza come ultimi idoli per gli altri abitanti di quei luoghi.
"Trovandomi...". Nel primo capitolo di Storia della Colonna Infame leggiamo: "La mattina del 21 giugno 1630, verso le quattro e mezzo, una donnicciola chiamata Caterina Rosa, trovandosi, per disgrazia, a una finestra d'un cavalcavia...".
"Rosa": Salvator Rosa.