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ON THE ROAD AGAIN
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  NANDA RICORDA

la pivano e i beat Fernanda Pivano: parliamo dei Beat?
"Erano quattro bravi ragazzi di Liverpool, una città piena di ciminiere e di cantine che esisteva ai miei tempi. Avevano un assurdo parrucchiere e un sarto piuttosto alternativo. Ormai, però, nessuno se li ricorda più. Vedete, era molto diverso a quei tempi".
Quali tempi? Non lo sapremo mai. Fernanda Pivano (nella foto, con alcuni Beat: lei è quella in alto a destra, con la sigaretta) è sprofondata nel suo divano a molle, all'interno del suo studiolo di Milano, dove ha accumulato i ricordi di tutta una vita. Siccome la vita è lunga e i ricordi sono molti, siamo costretti a stare rannicchiati tra i ricordi, sopra una tuba indossata da Ginsberg in un lontano Carnevale (Nanda assicura che era il '58), quando Allen, Kerouac e Burroughs si presentarono nudi a una festa con un cilindro sul capo, cantando Money Make The World Go Round e presentandosi come i poeti del momento. "Li presero a calci nel culo - dice Nanda - e dissero loro di scegliere una tinta più decente, la prossima volta che avrebbero comprato una tuba". In effetti, il cilindro è color magenta, con piume di struzzo ai margini della tesa. La Pivano lo prende in mano, e noi di Clarence dobbiamo sederci stretti stretti su un bordino libero della sua immensa scrivania. "Su quella scrivania, Jack e Allen giocavano sempre a rimpiattino. Chi perdeva deflorava l'altro. Facevano a gara disperatamente, per perdere...". Nanda racconta trasognata, è sensibile la nostalgia che le provoca evocare un mondo passato, irrimediabilmente perduto, che non tornerà mai più, non c'è speranza, qualunque sforzo si faccia, quell'epoca è terminata, basta, kaputt, non c'è modo di riesumarla, si vede che Nanda ci soffre per questo, e per questo siamo qui, nel suo studiolo: per divertirci alle sue spalle a farla star male. Ora Nanda piange, abbondantemente, ma non importa: tanto era già tutto confuso prima, quando non piangeva.
"Vedete, una volta eravamo a Chattanooga io, Jack, Allen, Bill, Tommy, Bradley, Logan, Mortimer e Zustrie".
Chi era Zustrie?
"Era un transessuale dominicano che aveva conosciuto Jack in un cesso di Bloomington Road, a San Francisco. Zustrie era lì, seduto sul water, dove faceva degli straordinari esperimenti vocali di poesia sonora: strani versi sperimentali, tra il gutturale e il falsetto, che Jack trovò straordinari. Buttò giù la porta del cesso, disse a Zustrie che era un genio della poesia pop, e lo arruolò tra i nostri".
Zustrie aveva spesso problemi intestinali?
"Certo, come tutti noi, del resto. Vedete, a quei tempi il cibo era scarso e di pessima qualità, non come adesso che ci sono le osterie, nella nostra bella Italia..."
Nanda, le osterie non ci sono più. Ora ci sono i Mac Donald...
"Donald? Sì, sì, ricordo... Un romanziere e un pittore straordinario. Mi ricordo che dipingeva suonando il violino. Aveva questa tecnica, allora rivoluzionaria, di intingere l'archetto del violino in un vasetto di nutella, poi iniziava a suonare e con l'archetto forava la tela e la riempiva di macchie sperimentaliste. Un grande, Donald..."
E Mac?
"Mac si è aggiunto all'ultimo, quando Kerouac era già morto, Ginsberg era morto, anche Burroughs era morto, solo io ero viva. Praticamente, Mac l'ho conosciuto ieri. Adesso è di là che dorme".
Di là dove?
"In camera da letto. Vedete, mi ricordo che abbiamo passato una notte da leoni, ierinotte, io e Mac, in ricordo dei bei vecchi tempi. Io facevo finta di essere Patti Smith, lui Lawrence Ferlinghetti. Un bellissimo ricordo, una nottata splendida. Poi però mi sono accorta che non era Mac, era davvero Lawrence Ferlinghetti..."
E lui?
"Si è accorto che non ero Patti Smith, se l'è presa un po', ma poi si è addormentato. Adesso è ancora di là, che dorme. Russa poderosamente, non mi ha fatto chiudere occhio in quella nottata da leoni".
Ferlinghetti è un mito, possiamo andarlo a toccare?
"Sì, però fate finta di essere Patti Smith, sennò s'incazza".

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