Maximus è un generale bello (???), valoroso, virtuoso e vincente. Lo si capisce sin dall'inizio, da come porta vittoriosamente a termine una cruenta e spettacolare battaglia in terra germanica (Ridley Scott allo stato puro più il Soldato Ryan in versione legionaria). L'imperatore-filosofo Marco Aurelio è soddisfatto di Maximus e intende farne il proprio erede al trono imperiale: dovrà riportare Roma allo splendore repubblicano, alla sanità dei costumi e alla magnificenza dei tempi che furono. C'è, però un problema. E' dato da Commodus, figlio degenere di Marco Aurelio, che vuole il posto del potente papà e che ha capito quanto le sue ambizioni sono del tutto insensate. E' grazie all'efferatezza del carattere e all'aggressività della sua ambizione, quindi, che Commodus prende la decisione di strangolare il padre: e la realizza (con infelice anacronismo e spettacolare senso del ritmo). L'unico ostacolo da superare, a questo punto, è Maximus. Commodus dà disposizione ai sicari di fare fuori il generale, la bella moglie e il giovane figlio. Non ci riesce con lo statuario militare, che sfugge all'attentato e corre a salvare la famiglia; ci riesce, invece, con la suddetta famiglia, come constata con orrore l'affranto Maximus. Il quale sviene, viene catturato e venduto come schiavo a un mercante di gladiatori, Proximus (il salto narrativo è inquietante e inspiegato). Proximus utilizza Maximus in un'arena locale: da qui, a colpi di trionfi e di fendenti, Maximus inizia la scalata verso il Colosseo romano. E qui, per non rovinare un film che rovina tragicamente da solo, ci fermiamo: che farà Maximus a Roma? Ammazzerà Commodus? Carpirà la verginità della di lui sorella? Diventerà imperatore? Morirà sbranato dalle tigri? Spendete i sesterzi e lo saprete...
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