L'Impero (Romano) colpisce ancora - La trama fa acqua da tutte le parti, l'ambientazione o almeno la verosimiglianza storica è risibile, la definizione piscologica dei personaggi non supera quella di Beautiful, ma come spesso accade quando il film lo dirige il signor Ridley Scott si resta ammaliati, si viene catturati dal flusso delle immagini , un Maelstrom di paesaggi, battaglie, luci e colori che colpiscono i centri della visone, lasciandoti mezzo sorpreso mezzo inebetito. Poi ti riprendi e pensi: "Che cazzata di film"; ma per qualche momento la suggestione ha funzionato e quel mondo remoto e fantastico (sia esso proiettato nel passato cone nel Gladiatore o nel futuro come in Blade Runner e Alien) ti ha rivelato le sue mirabilia.
A quarant'anni dai kolossal hollywoodiani in costume romano, Ridley Scott si riapproria del genere e con i potenti mezzi della computer grafica ricostruisce un impero meno di cartapesta ma ugualmente falso e immaginario. Le brume della Germania, teatro di una scena di battaglia di stupefacente bellezza, la Roma dei Cesari, il Colosseo e gli scontri sanguinosi tra gladiatori vengono recuperati e metabolizzati in una gigantesca macchina spettacolare, infedele alla realtà storica, ma che possiede il respiro della grande avventura epica. Il tempo del Gladiatore è quello mitico degli eroi, primitivo e feroce, con i ben noti corollari (l'onore, la bella morte, il tradimento, la vendetta), che a volte sfiora il ridicolo e l'improbabile ma nei momenti felici riesce a toccare le corde dell'emozione. Un'emozione forse superficiale e ingenua o forse solo molto antica. In fondo Omero senza effetti speciali ci raccontava le stesse storie.
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