Carlo Galimberti insegna Psicologia delle comunicazioni sociali all'Univ. Cattolica di Milano. Studioso di nuove tecnologie e di Realtà Virtuale, coordina il GRICO (Gruppo di Ricerca sull'Interazione Comunicativa).
Prof. Galimberti, al di là della ricompensa in denaro, che cosa spinge migliaia di giovani a partecipare in massa al casting per una trasmissione come "Il grande fratello"?
Direi la possibilità di raggiungere grande notorietà in tempi brevi anche al di là del risultato finale dello show. Uno dei protagonisti della versione tedesca, ad esempio, dopo essere stato "eliminato" dal pubblico ha inciso un disco ed è diventato una sorta di "er piotta" locale. Penso inoltre all'idea della competizione, che stimola gli individui e li spinge a misurarsi con altri in una situazione che sembra annullare differenze sociali, economiche o di istruzione. Mi pare comunque che il Grande fratello sia più un mezzo che un fine per la gran parte dei partecipanti al casting.
Fino a che punto si può parlare di "ripresa diretta" della dimensione quotidiana? La presenza di 30 telecamere non condiziona il comportamento dei partecipanti?
Dice bene, una ri-presa, una ri-produzione della realtà, non la sua visione diretta. Perché il gioco regga ci deve essere la complicità degli spettatori che, come di fronte a ogni tipo di fiction, si rendono disponibili a credere in ciò che comunque sanno che appartiene al regno della simulazione. Chi studia il comportamento umano lo sa bene: se c'è un osservatore, anche parzialmente nascosto, ci sono delle interferenze sul comportamento dei soggetti osservati. Qui poi l'osservatore è il pubblico e il suo ruolo è tale da renderlo in tutto parte del gioco, e questo potrebbe creare un effetto paradossale, permettendoci di "osservare l'osservatore", fornendoci un'occasione unica per studiare anche il comportamento del pubblico oltre a quello dei partecipanti.
E' davvero così importante avere una visuale a 360 gradi delle attività dei partecipanti? In altre parole, a che cosa servono le web-cam nei bagni se non ad assecondare bassi istinti vuoyeristi?
Il problema non sono le web-cam nei bagni. Il problema è l'intero format. Oltre che per l'invito al voyeurismo - comune al gioco seduttivo di molta televisione - il programma solleva forti perplessità anche per il modo in cui "usa" i partecipanti: non sono attori perchè non recitano una parte, non sono autori perchè poi in fondo è il pubblico assieme ai veri autori a decidere in che direzione andare, non sono se stessi perchè si trovano ad agire in uno spazio artificiale se non addirittura inesistente. Il rischio è la loro riduzione a "un corpo che agisce", come ha detto Abruzzese, un corpo staccato dal soggetto, privo di identità. E questo mi sembra difficile da accettare e condividere.
Questo format ha avuto un successo notevolissimo in tutti i Paesi dove è stato proiettato. Qual'è il motivo secondo lei? E in Italia cosa accadrà?
Il format ha successo perchè dà corpo a un evento. Non importa solo ciò che viene messo in onda, ma quello che accade prima e tutto ciò che sta attorno alla trasmissione. Il fatto che se ne stia parlando tanto in anticipo testimonia che l'evento è già cominciato. Cosa accadrà in Italia? Potrebbe anche succedere che l'evento si sgonfi prima della fine della trasmissione, o che comunque che ci sia un periodo di allontanamento prima del ritorno di interesse per la fine del gioco. Ho qualche dubbio che l'attenzione del pubblico rimanga al massimo fino alla fine. Comunque, staremo a vedere.
C'è differenza tra la rappresentazione dell'evento sulla televisione e sul web? Lei ha scritto o scriverà qualcosa in proposito?
Con alcuni colleghi stiamo preparando un testo sui modi di presentazione dei "soggetti nella rete" che tocca le conseguenze dell'incontro tra televisione e rete. E' evidente comunque che il web ha modalità e tempi diversi dalla televisione rispetto sia alla rappresentazione, sia alla fruizione. E ciò potrebbe riservarci delle sorprese a proposito dell'accoglienza che riceverà il Grande Fratello. C'è da sperare poi che il sito predisposto non sia unicamente un luogo di culto, di glorificazione dell'evento, ma anche un'occasione di discussione e considerazione critica. Sarebbbe un peccato sprecare le opportunità offerte dalla rete.
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