Chi ragionava delle nuove tecnologie e dell'impatto che avrebbero avuto sulla nostra percezione del mondo, una volta, era uno sfigato. Soltanto sei anni fa, i nipotini di McLuhan e i geniacci del MIT - da De Kerckhove a Negroponte - erano guardati come hyppie in acido dai filosofi tradizionali (gente che ha centodieci anni anche se ne ha trentacinque). Nozioni decisive quali il cyberspace di Benedikt o il brainframe di De Kerckhove sollevavano scettiche sopracciglia e inducevano a irritanti sorrisi di superiorità. L'Accademia era alla fine e non se ne rendeva conto. I gerarchi universitari schiacciavano le giovani menti sclerotizzandone la vitalità e inducendo teste pensanti a piegarsi sotto il giogo dei loro baronati. Si trattava del grande ballo a bordo del Titanic, ma pochi se ne accorgevano.
Anche per questo motivo c'è stato da ridere nell'assistere al dibattito su Web e filosofia organizzato dall'Università Statale di Milano (26 e 27 ottobre). C'era proprio De Kerckhove, il che rendeva il convegno un autentico evento. C'erano filosofi vecchio stampo (da Papi a Sini), designer e teorici dell'architettura (come Anceschi) e c'era il padre visionario dell'informatica italiana, Degli Antoni. Cialtronismo retrogrado e profetismo tecnosofico si sono scontrati senza quartiere. Ai bordi friggeva uno sparuto corollario di vecchi filosofi che cercano di riciclarsi grazie al Web, che sperano di conquistare cattedre occupandosi di argomenti che - in una facoltà di filosofia - colgono impreparati i Baroni. Insomma: si è spesa parecchia intelligenza, si è dato uno sguardo acuto al futuro e si è messa in scena una rivoluzione - non indolore - dei saperi e della loro gestione.
DERRICK DE KERCKHOVE
L'UOMO BRAINFRAME
Il figlio di McLuhan - Derrick De Kerckhove ha lavorato per oltre dieci anni con Marshall Mc Luhan ed è uno dei maggiori studiosi del linguaggio e dei media. Dal 1972 al 1980 è stato professore associato al Centro di cultura e tecnologia di Toronto dove oggi dirige il McLuhan Program in Culture & Technology. I suoi testi fondamentali sono Brainframes ('91) e La civilizzazione video-cristiana ('90).
Cybercection e Hypertinence - De Kerckhove è il formalizzatore della decisiva nozione di "brainframe". Secondo lui, il Web apporta una rivoluzione paragonabile e contraria a quella scatenatasi col Rinascimento italiano. Mani nella mente, percezione dorsale, motori cerebrali e global thinking sono soltanto alcuni dei cardini del futuro imminente.
I soliti italiani - Ascoltando le profezie di De Kerchkove e di Degli Antoni si può storcere il naso e credere che siano degli apocalittici: ma almeno cogliamo visioni e prospettive. E' che in Italia si scoltano invece i pareri di zombie che grazie al Web cercano di sopravvivere - "all'italiana", ovviamente -: non sanno di cosa parlano, teorizzano da dilettanti e credono che nessuno se ne accorga.
Mediamorfosi 1.0 - Il pensiero italiano sul Web (il più rigoroso e il più serio) sta in un librino di 72 pagine, scritto da Salvatore Romagnolo e Chiara Sottocorona ed edito da Apogeo. Si intitola "Mediamorfosi - La metamorfosi dei mezzi di comunicazione di massa nell'era digitale" ed è la migliore analisi sulla rivoluzione digitale in corso: un libello spartano ed essenziale, misurato e rigoroso ma non per questo meno visionario.
Mani nel cervello? Appendici tra macchina e corpo per interagire col Web? Avatar che ci rappresentino fisicamente in Rete? De Kerckhove (ma non solo lui: gli interventi di Anceschi e del nostro Domanin, al convegno, insistevano su questo punto) richiama l'attenzione non soltanto sul mutato rapporto cognitivo tra uomo e mondo grazie al "terzo spazio" che il cyberspace ha allargato. Secondo De Kerckhove bisogna considerare quanto il corpo umano è pronto a trasformarsi per interagire con il mondo di mezzo, che rivoluziona la percezione del mentale e del fisico, coinvolgendo arte e neofilosofia nella comprensione di questo nuovo universo. Chi ha lavorato in questo senso da anni è l'artista australiano STELARC, che realizza supporti (non solo suggestioni) provenienti direttamente dal MIT e dall'università di Toronto.
MOVATAR
Il corpo in Rete: grazie a scansioni del proprio corpo in 3D, Stelarc realizza rappresentazioni virtuali di sé nel cyberspace: un'identità elettronica e astratta, che si muove sulla Rete. Sarà, probabilmente, il nostro secondo corpo, quello che si muoverà nel Web del futuro.
ESOSCHELETRO
Estensioni artificiali: uno scheletro a sei gambe fuori dal corpo, totalmente pneumatico e dotato di locomotore, con mani prensili e sensibili: dal cyberspace al mondo fisico, senza mediazioni, secondo il principio dell'aumento delle funzioni e degli arti.
EXTRA ORECCHIO
Chirurgia estensiva: dopo la "terza mano" - del tutto meccanica -, STELARC ha inventato il secondo orecchio, posto accanto all'orecchio naturale e innestato tramite un intervento di chirurgia invasiva, e che, grazie a un chip sonoro, può parlare.
PARASITE BODY
Il corpo mappato: attraverso un complesso sistema di connessioni, si giunge a una perfetta interazione tra il corpo e la Rete, con link sensibili ai dati digitali che provengono dalle reazioni fisiche della persona che entra in interfaccia totale col Web.
PING BODY
Il corpo eterodiretto: nel novembre '95, da Parigi, Helsinki e Amsterdam, gli spettatori - connessi in Rete, mossero da remoto il corpo di Stelarc in Lussemburgo, grazie a un sistema di fili che reagivano agli impulsi provenienti dalle tre capitali.
URL BODY
Il corpo linkato: l'avatar in 3D di Stelarc viene reso sensibile ai log degli accessi al suo sito, in modo da mutare velocità postura e assetto a seconda dell'interazione con i visitatori del suo website ufficiale, che lo dirigono grazie a un menu di opzioni.