E' davvero un buco, The Hole: un buco nell'acqua. Piuttosto che assistere alla proiezione integrale del filmetto di Nick Hamm, seguite il nostro consiglio: bucatevi. E' un peccato, perché gli elementi per costruire un buon thriller c'erano tutti. Il soggetto (il romanzo After the Hole di Guy Birt) forniva agli sceneggiatori tutte le strumentazioni del caso: una struttura temporale originale, protagonisti giovani a confronto con adulti, un misterioso e claustrofobico bunker, rapporti disumani nella degenerazione a cui procede con scientifica opera la trama. Il film, tuttavia, non decolla. Va detto che, per i primi tre minuti di visione, si ha l'impressione di assistere a un mezzo capolavoro: titoli di testa bellissimi si sovrappongono alla scena della ragazza sanguinante e confusa che, giunta in un college deserto, urla nella cornetta dopo avere telefonato alla polizia. Davvero impressionante, Thora Birch, ninfettina di American Beauty e qui autentica mattatrice che tenta di tenere in piedi il film. E tuttavia, a partire da quarto minuto, il film crolla e si trasforma in una sorta di trappola mentale per adolescenti bulimici americani. Il regista svolge diligentemente il suo compitino, leccando le immagini, tentando la citazione pop da Twin Peaks e da Blair Witch Project. Però sbaglia tutto: immotivati certi passaggi della trama, male sfruttata la vertigine temporale del racconto (che inizia da metà e pare iniziare dalla fine, e finisce raccontando il vero inizio), mentre gli attori bamboleggiano con le loro faccine ipervitaminiche e globalizzate. Tutto ciò va compreso. Se avete la sensazione che da un po' di tempo a questa parte i film di una certa Hollywood risultano artificiali e improbabili come un videogioco, tenete presente che il mercato interno degli Stati Uniti è composto per il 60% da teen-ager: impossibile attendersi pellicole che pratichino approfondimento psicologico o dipanino trame complesse con scioglimenti degni di questo nome. The Hole rientra a pieno in questo budello d'oblio, dentro il quale cui si affastellano reali prodotti da cassetta, tutti a stelle e strisce e, quindi, marchiati a fuoco col timbro in plastica dell'inconscio collettivo americano: da The Skulls a Final Destination, da Fuori in 60 secondi a Evolution sembra di assistere alla falsa vita sotto telecamera di Truman Show. E' impressionante subire questa sorta di regressione cerebrale proiettata sulle stanche pareti dei nostri cervellini europei. Visi puliti e anonimi, eventi inutilmente truculenti o banalmente routinari (di una routine che sembra presa di peso dai dintorni di Denver), sviluppi incomprensibilmente scontati o sconcertantemente sotto le righe: è il regno della Hollywood neowasp, politically correct, pseudosplatter, composta per tessere dai colori al pantone, con inserti in 3D Studio che sembrano giochetti in Photoshop su pellicola. The Hole è il migliore rappresentante di una generazione di film montati grazie a un sapiente marketing, che sfrutta lo sfruttabile e non si preoccupa di mostrare l'inganno. Impossibile costruire una critica, se persino l'equazione di base della trama non torna e sembra un esercizietto di trigonometria clamorosamente eseguito male da un liceale brufoloso, tutto Mc Donald's e telefonini. Che dire dell'assenza totale della dimensione paranormale? Che dire dell'incredibile piattezza nevrotica di adolescenti che fingono di essere inquieti? Questi quattro pirla chiusi nel Buco se la menano per una gita scolastica in Galles e vorrebbero fare un rave elitario. C'era un tempo in cui si voleva tutto e c'è un tempo in cui non si vuole niente. Il primo era il tempo in cui si rispose col buco al nichilismo; il secondo è un tempo in cui, al nichilismo, si risponde col Buco. Meglio il nichilismo, garantito...