di S. Porro e I. Domanin
Noi, e solo noi, che abbiamo rivalutato per primi il
genere trash, e per questo ci siamo beccati anche una causa penale (poi vinta), possiamo affermarlo senza timore di venire scambiati per intellettuali con la puzza sotto il naso:
Natale sul Nilo fa schifo. E' un film brutto e scontato, niente di più che una macchina per produrre soldi sfruttando il cadavere del cinema italiano. Lo sanno bene i maestri del genere, i fratelli
Vanzina, i quali più volte hanno ammesso di considerare di scarsa rilevanza la qualità dei film proposto al pubblico. Molto più importante è la
redditività. E ben lo sa anche l'accoppiata
Boldi-De Sica e il loro regista
Neri Parenti che,
deo gratias, scompaiono dalle pubbliche scene per tutto l'anno, salvo ricomparire nel periodo natalizio per presentare un nuovo film sempre più scontatamente uguale al precedente. Intendiamoci, niente di male in tutto questo. Il cinema è un'industria come un'altra, e i film vengono girati per guadagnare. Anche se si potrebbe fare in modo, visti gli incassi miliardari generati, che i prossimi soldi vengano investiti in pellicole dove non solo battutacce sconce, gag demenziali e situazioni improbabili la fanno da padrone. Giusto perché il cinema italiano, anche quello di successo e di massa, possiede una gloriosa tradizione qualitativa che spesso e volentieri all'estero ci è stata invidiata (lo stesso De Sica ne ha un fulgido esempio in famiglia).
Quello che preoccupa di più, sono gli oltre 60 miliardi di lire d'incasso realizzati dal film, e la rapida scalata delle classifiche in poche settimane. E' davvero sufficiente realizzare un prodotto totalmente commerciale e massivo, investire una buona dose di soldi in marketing e pubblicità e sfruttare i contatti giusti per avere successo? Gli spettatori sono come pecore a cui indicare una direzione? Pare proprio, tristemente di sì. La politica ce lo dimostra giorno dopo giorno.
Natale sul Nilo è il pornoKolossal della risata coatta. Mentre i demiurghi della farsa come Totò e De Filippo, Nino Taranto e Fabrizi approdavano alla celluloide dopo un estenuante apprentissage artistico tra le malebolge del varietà d'avanspettacolo, i nuovi guitti scaturiscono dal nulla nullificante della
Trash Tv. Terrificante. La becera omologazione dei gusti e dele culture- pronosticata dai vaticini tragici e dagli anatemi inauditi del Pasolini degli anni settanta, l'intellettuale che colse per primo il carattere criminale della tv generalista e massificata- è giunta al suo apice.