"Che diavolo stai dicendo, Willie?" era il grido di battaglia. Lo sguardo corrucciato, affogato in un paio di irresistibili guanciotte, faceva il resto. Arnold e la sua serie di telefilm (negli States si chiamava Diff'rent Strokes) spopolarono all'inizio degli anni Ottanta (in Usa, andavano in onda dal'78). I successi ottenuti sul video, però, non hanno avuto un corrispettivo nelle sbandatissime esistenze dei protagonisti.
Anzitutto, la storia comica. Arnold e Willie Jackson sono due ragazzotti di Harlem rimasti orfani. Vengono adottati dal signor Drummond, un businessman che ha una deliziosa figliola che più wasp non si può, Kimberly. Ne nasce un melting pot, multirazziale multianagrafico e multisessuale, che prepara l'Europa al modello policulturale. Situazioni comiche e atmosfere nostalgiche sono tutte giocate proprio sull'integrazione tra culture diverse: quella del genitore con quella dei ragazzi, quella dei due bianchi con quella dei due di colore, quella dei maschietti con quella della femminuccia.
E ora, la tragedia. Anzitutto Gary Coleman, il piccolo Arnold: non era un bambino ma un adulto, che soffre tuttora di una rara forma di degenerazione cellulare che gli ha impedito un normale sviluppo. Si deve continuamente sottoporre a dialisi, che in America costa moltissimo, e per pagarsi le cure adesso fa il venditore di auto. Dana Plato, la sofisticata Kimberly, prima ha posato nuda su Playboy, poi si è data a una vita da tossicomane, infine è morta di overdose (o aids, secondo altre voci). Willie, interpretato da Todd Bridges, è stato incarcerato più volte per rapina, possesso illegale di armi, spaccio di crack.
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