Politicamente scorretti, vomitevoli, incredibilmente cretini, disgustosi come è disgustosa la massa che consuma quando viene osservata al supermarket o mentre acquista articoli a un pornoshop, I Simpson (da non perdere l'official site)sono uno dei marchi di fabbrica del decennio che conclude il secolo.
Come Blob in Italia, una delle scoperte più sfruttate della serie animata è la trovata di fare interagire le puntate con la vita reale: mancate soltanto voi in casa dei Simpson, da Clinton a Bono degli U2 ci sono finiti un po' tutti. E tutti hanno doppiato gioiosamente se stessi, in un crescendo di cultura trash che deborda mefiticamente dal teleschermo e invade le case e le menti.
Prontamente iconizzati, venduti in bamboline magliette adesivi cd videotape e articoli vari, I Simpson si candidano, meglio di qualunque altra fiction, a restituire il ritratto più fedele di questi anni, vissuti tra barbecue in giardino e crack aspirato sui marciapiedi, consumati tra gli scandali sessuali dell'uomo più potente del globo e i concerti-evento dimenticati due giorni dopo avervi partecipato.
Non è satira e non è costume: è cultura pop allo stato puro, un'adrenalinica e irresistibile cavalcata dentro le nostre giornate occidentali.
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