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I SOPRANO
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  INTERVISTA A DAVID CHASE
David ChaseSceneggiatore, ideatore, aiuto regista e adesso regista e produttore con I Soprano. Per realizzare la serie hai conosciuto dei mafiosi autentici?
Sì, ma non è stato difficile. Il New Jersey dei Soprano è dove sono cresciuto io, insieme a figli di mafiosi. Credo di averne conosciuti parecchi, di mafiosi; certamente nessuno di loro è venuto a dirmi che lo era a tutti gli effetti.

Come ti è venuta in mente l'idea di realizzare I Soprano?
Mi sono sempre piaciute le storie di mafia e di crimine organizzato, a partire dagli Untouchables della serie televisiva. Quand'ero piccolo, rimasi letteralmente traumatizzato dalla visione del fil Nemico pubblico, con James Cagney. Un grandissimo film. Da allora questo genere di storie mi è entrato nell'immaginario.

Eppure abbiamo già visto molti film sulla mafia e sul crimine organizzato. Cosa c'è di nuovo ne I Soprano?
Beh, penso che sia il fatto che tutto riguarda l'America e la mafia oggi. Il Padrino riguarda il passato: una vecchia mafia. Goodfellas andava dai Sessanta agli Ottanta. Era sempre un periodo preciso a venire rappresentato. I Soprano non cercano la rappresentazione di un periodo: riguarda ciò che sta accadendo oggi, al crimine di oggi e ai problemi e alle mutazioni che sta attraversando.

E il problema di fare dei mafiosi una caricatura?
E' un duro lavoro di bilanciamento. Anzitutto, i mafiosi sono stati fatti oggetto di caricature una marea di volte. Io ho cercato solo di rappresentare il più fedelmente i loro comportamenti, le loro vite quotidiane in realzione agli altri. E c'è inoltre il nucleo del plot dello show, costituito da Tony e dalla sua famiglia che, mentre in effetti sono diversi da tutti noi, non lo sono poi totalmente. Tony, sua moglie e i loro figli sono coinvolti nelle piccole contingenze della vita quotidiana: come tutti noi. Andare a scuola. Svegliarsi. Cosa mangiare. Perdere peso. Prenderlo. Fidanzati. Fidanzate. I problemi con la macchina. E' così che Tony e i suoi rimangono persone reali e non diventano dei personaggi da fumetto.

Quindi tu pensi che i Soprano, a parte il fatto che si tratta di una famiglia mafiosa, rappresentino l'America attuale?
Sì, ne sono convinto. Molti possono ritenere che io sia fuori di testa a pensare che questa storia di criminali rappresenti la realtà della grande periferia metropolitana degli States. Ma sono certo che la serie descriva bene un certo tipo di materialismo americano. E la situazione, tra l'altro, è planetaria: il welfare a pezzi, il crimine in aumento. I requisiti su cui si fonda la mia serie ci sono tutti: nel mondo reale, intendo.

E' spiazzante che il personaggio principale, Tony, sia uno che ammazza la gente a sangue freddo. Come hai fatto a dargli spessore umano? E' stata una delle preoccupazioni principali?
Credo che il merito di avere umanizzato Tony vada ascritto all'attore, James Gandolfini. Ma questo vale per tutto il cast. Ovviamente, stendendo la sceneggiatura, abbiamo sofferto non poco a proposito di questa difficoltà. Ma c'è qualcosa di affascinante in Tony, che lo rende vicino all'uomo della strada: ispira affetto e disgusto al tempo stesso, è confuso e contraddittorio. Ma ha un'anima. Il volto di James gli dà un'anima, e questo per il successo del telefilm è stato determinante.

Come è nato il programma, a proposito?
Era una mia idea per un film su un criminale, la cui madre aveva raggiunto l'età per cui aveva necessità di un parente stretto che si prendesse cura di lei. Questo problema costringeva il criminale a sottoporsi a uno stress insopportabile, fino a portarlo da un analista; ma anziché risolvere sul lettino i suoi problemi, interveniva una guerra tra bande a procurare lo scioglimento. Questa era l'idea per il film. Poi ho avuto un'occasione per una produzione televisiva. E ho pensato che il soggetto fosse perfetto.

E se dovessi definire il genere a cui appartiene I Soprano? E' difficile da capire: una comedy in cui c'è violenza...
E' una fiction sul crimine, semplicemente. Una fiction su una famiglia mafiosa. Dal Padrino in poi, tutti i film di mafia si sono trasformati in saghe famigliari.

Un'ultima domanda. Tu hai fatto un'operazione che molti telefilm hanno evitato: quella di creare una cornice di riferimento a fatti ed episodi al di fuori della fiction. Citi film, altre fiction televisive, molto spesso fai riferimento alla realtà storica. E' tutto intenzionale?
Assolutamente sì.
Tratto dall'intervista sull'official site

  di Giuseppe Genna
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   data: 24 mag 2001 protezione contenuti: assente Aiuto  

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