Convocato dal giudice francese Hervé Stéphan, Trevor Rees-Jones, la guardia del corpo della principessa Diana e del suo compagno Dodi Al-Fayed, riapparve a Parigi in occasione del termine delle indagini sui fatti del tunnel dell'Alma. Interrogato per due ore, risultò chiaro che la sua amnesia non gli permetteva di ricordare tutto. Non riuscì a dare una risposta ai numerosi interrogativi rimasti aperti. Riuscì invece a parlare della celebre intervista a Diana e Dodi, realizzata poco prima della tragedia e pubblicata dal settimanale Paris Match, considerata da molti un falso. Ormai ristabilito dal punto di vista fisico ma non psicologico, Trevor Rees-Jones, ex paracadutista dell'esercito britannico, conservava immagini abbastanza nitide dal momento in cui, assieme a Diana e Dodi, uscì dal Ritz. Fino a quando la Mercedes, a Place de la Concorde, scattò come un fulmine verso l'appuntamento con la morte. Trevor Rees-Jones, in quegli istanti, allacciò la cintura di sicurezza, fatto insolito per un a guardia del corpo. E così Rees-Jones, stipendiato dal ricchissimo Mohammed Al Fayed, padre di Dodi, lasciò supporre scenari da complotto: la medesima tesi che, sostiene anche la stampa americana, è alimentata dagli Al Fayed. Rees-Jones depose circa un fatto che lo aveva colpito, pochi giorni prima della tragedia: Diana raccontò ai suoi amici che la sua guardia del corpo preferita era stata uccisa, in un finto incidente di motocicletta, dall'"intelligence" britannica. La tesi di un incidente stradale provocata da un autista ubriaco, Henri Paul, è sostenuta a spada tratta dagli investigatori a tutt'oggi. Ma tante situazioni sospette, prima e subito dopo il crash della Mercedes nel tunnel dell'Alma, strane presenze, come quella della Uno bianca, alimentano la tesi del complotto. In un'intervista Trevor Rees-Jones ha riferito che i fotografi avevano vanamente tentato d'inseguirli. Ha rievocato qualche dettaglio. Ha precisato di non sapere cosa avesse bevuto l'autista Henri Paul, uomo di fiducia di Dodi e numero due del servizio di sicurezza del Ritz: "Mi apparve molto normale". Henri Paul aveva un tasso di alcolemia di 1,75 secondo l'autopsia ufficiale; il suo fegato risultava perfetto, invece, a detta dei periti di parte Al Fayed.
Rees-Jones ha confermato che l'amore tra Dodi e Diana si stava trasformando in una leggenda. Un amore pieno di delicatezza, quasi mitico: lui arabo, lei anglo sassone e per di più madre di William, futuro re d'Inghilterra. L'ex "parà" aveva seguito Diana e Dodi nelle loro ultime vacanze, e ha raccontato che i due si amavano con una tenerezza inconsueta. E' questa l'immagine del rapporto tra Dodi e Diana che emerge anche dall'intervista "postuma" pubblicata da Paris Macth. "Alla fine - disse Dodi - potremmo, perché no, fare un matrimonio d'amore". "E i figli?" avrebbe chiesto il misterioso intervistatore. "Non pensa sia troppo vecchia" si sarebbe schermita Diana. Mohamed Al Fayed fu l'unico ad aver dato una patente di autenticità all'articolo sconfessato da tutte le persone vicine alla principessa. Un portavoce del miliardario egiziano assicurò che l'intervista ebbe "luogo alla fine delle vacanze (di Diana e Dodi), a fine agosto". L'intervista, anonima, è attribuita a una persona di "assoluta fiducia" dal direttore del giornale, Roger Therond, che però non ha spiegato perché il testo non sia stato pubblicato prima della morte di Dodi e Diana. Ma Rees-Jones sconfessa l'articolo: "E' falso" dice.
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