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  INTERVISTA A ROBERT BAUVAL
Bauval a Giza, intervistato da una troupe della BBCIl magazine nonsiamosoli ha intervistato Robert Bauval. A fondo pagina, il link alla versione integrale dell'intervista curata da Monica Centofante.

Come ha scoperto la straordinaria similitudine tra l'allineamento delle piramidi di Giza e le stelle della cintura di Orione?
Inizialmente me ne sono interessato da un punto di vista ingegneristico e architettonico. Era il 1979 e stavo lavorando in Medio Oriente alla costruzione di alcuni palazzi che dovevano essere eretti in allineamento. Il progetto era molto complesso, così ho preso ad esempio la piana di Giza dove, come tutti sanno, ci sono le due piramidi maggiori, perfettamente allineate e la più piccola, la terza, esterna a questo preciso schema. Così è cominciato tutto. Ho iniziato a consultare libri sull'antico Egitto, quando mi sono letteralmente imbattuto nel "testo delle piramidi". Mi sono subito reso conto che i costruttori delle piramidi possedevano una profonda "religione delle stelle" secondo la quale essi provenivano dal cosmo, e più precisamente dalla costellazione di Orione. Ho quindi pensato che ci potesse essere una connessione con le stelle, quindi ho chiesto ad un amico, esperto navigatore, di indicarmele, infatti avevo letto molto, ma ancora non mi ero preso il disturbo di guardarle, mi sembrava solo una questione di religione. Una notte me le ha indicate, "quella è la cintura di Orione!"; le due più grandi e brillanti erano allineate, la terza, più piccola era fuori dall'allineamento, esattamente come le piramidi, ecco fatto! Mi sembrava di vedere un disegno, lo schema stellare era molto simile a quello della piana di Giza. Più avanti scoprii che nel 1964, un astronomo egittologo aveva notato che uno dei condotti che vi sono all'interno della piramide, ve ne sono quattro, quello che usciva dalla "camera del re" era orientato verso Sud, proprio in corrispondenza della cintura di Orione. Troppe connessioni, troppe coincidenze, a mio parere. Così ho avanzato l'ipotesi di Orione e ho pubblicato le mie conclusioni nel 1994 nel libro "The Orion Mystery".

Perché i costruttori delle piramidi volevano riprodurre il cielo sulla terra? Qual era il loro messaggio? E per chi?
Coloro che disegnarono le piramidi erano sacerdoti, sacerdoti astronomi appartenenti ad un tempio che suppongo, per gli egiziani, fosse come il Vaticano per noi oggi. Erano i custodi della conoscenza religiosa. Credevano che noi, come esseri umani, viviamo in un mondo doppio, non abbiamo solo un'esistenza sulla terra, ma anche un'altra vita nel cosmo. Credevano fermamente nell'immortalità dell'anima e che lo spirito non muore con la persona, ma è in grado di dipartire dal corpo e di vivere in una sorta di universo parallelo. Il messaggio, volendo, potrebbe essere questo.

Iside e Osiride erano extraterrestri?
Gli antichi egizi credevano che la creazione fosse avvenuta dal nulla preesistente, e la prima creazione visibile fu il sole, intesa come la prima cosa che apparve. Lo chiamavano AMUN-RA, il creatore, l'energia creante, e ciò corrisponde al vero, lo possiamo constatare noi stessi. Dal sole vennero i creatori, inviati sulla Terra per stabilire una civiltà. Quindi Osiride è l'equivalente del Messia venuto non tanto per stabilire una civiltà, ma per creare ordine, regole e cultura, il sistema della fede. Ora, se alcuni vogliono credere che Osiride fosse un extraterrestre... questa opinione appartiene ad un certo modo di pensare... Io personalmente non la vedo in questo modo, in ogni caso bisogna anche capire cosa si intende per extraterrestri. Infatti penso che noi tutti siamo extraterrestri in un certo senso, perché siamo il prodotto di un'evoluzione stellare. Noi stessi siamo stelle, siamo fatti di materia stellare. Ciò che però veramente colpisce di questa antica civiltà è il modo con cui si accostavano alla conoscenza. Gli egizi non studiavano il loro mondo circostante con un approccio scientifico-empirico, ma utilizzavano un'altra capacità di pensiero che noi tutti abbiamo, ma che non usiamo, o meglio, che abbiamo dimenticato; intendo l'approccio interiore alla conoscenza. Essi infatti credevano che le informazioni fossero all'interno di noi, ciò che i primi mistici cristiani chiamavano "knos" o gnosi.

Cosa pensa della stanza sotto la Sfinge?
Sappiamo che gli antichi egizi, nei loro testi, parlavano frequentemente della "stanza della trasfigurazione", indicando la sua collocazione a Giza, dovrebbe infatti trovarsi sotto la Sfinge. Vi sono poi strani miti, storie e profezie relative all'esistenza della camera. Ancora più importanti però sono le esplorazioni effettuate da un team americano con radar e sismografi. Gli studiosi avrebbero infatti individuato larghe cavità al di sotto della Sfinge che sembrerebbero essere artificiali, intendo costruite appositamente. La difficoltà a questo punto è che le autorità egiziane non sono molto convinte di questi risultati. L'area della Sfinge è altamente protetta e la burocrazia che la regola molto severa. Tuttavia dovrebbe essere in atto una spedizione proprio adesso nel mese di dicembre (si riferisce al momento dell'intervista N.d.R.) sempre ad opera dello stesso team americano equipaggiato con nuovi tipi di radar. Sembra che gli egiziani abbiano trovato un accordo; se saranno in grado di provare e di convincerli della loro teoria, gli esploratori avranno il permesso di investigare ulteriormente. Se gli consentiranno di scavare o perforare il terreno, non lo sappiamo. Aspettiamo di conoscere gli sviluppi.

Ci può parlare dei suo ultimo libro scritto con G. Hancock e Grigsby sugli enigmi di Marte? Ci può dire qualcosa circa la confusione degli organi ufficiali, sulle informazioni riguardanti i monumenti di Marte?
Vi dirò la mia opinione che concorda con quella di Graham su quel fenomeno a tutti noto come "la faccia di Marte". Nel 1997 abbiamo deciso di scrivere un libro. Quello che abbiamo cercato di fare non è stato tanto provare o confutare la teoria, ma dimostrare che vi era qualcosa che doveva essere assolutamente investigato. Abbiamo incontrato molte difficoltà nel realizzare questo progetto, ma eravamo determinati nel sostenere che vi erano elementi che andavano assolutamente chiarificati. La mia conclusione personale è che non credo che i monumenti siano artificiali, l'ho scritto nel mio libro su Marte. Tuttavia ciò che veramente abbiamo ritenuto importante valutare è che il nostro pianeta più vicino è morto, distrutto da una pioggia di asteroidi, ma se fosse successo a noi? Quindi pensiamo che dovremmo considerare seriamente questo pericolo e trovare delle soluzioni.

In Rete:
L'intervista integrale su "nonsiamosoli"

  di Giuseppe Genna
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   data: 19 dic 2000 protezione contenuti: assente Aiuto  

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