Freddy il Pazzo (nella foto a fianco) è un guru della Rete e una delle animule anarchiche più irriverenti del Web italiano. Storico frequentatore e organizzatore di BBS, ha rilasciato una celeberrima intervista al falso Luther Blissett di net.gener@tion (Mondadori, 1995), che gli è valsa la fama di profeta digitale. Frequenta la chat di Clarence dai suoi esordi (di Clarence, non di Freddy...). Il suo nickname deriva dal nomignolo del maiale che Dustin Hoffmann alleva nelle scene finali di Papillon. E' memore esperto di cospirazioni varie ed eventuali. Per sbarcare il lunario fa il manager e il creatore di videogames. Collabora a vario titoli con varie testate. Non cercate di avvicinarlo: morde...
Nella sua carriera cinematografica Brad Pitt (Richard Gere ne ha rifiutato il copione) non avrebbe mai immaginato di impersonare un ruolo a margine di una controversa cultura esoterica sulla quale Giorgio Galli o lo stesso Indro Montanelli avrebbero di che suggerire molto. Considerato il vespaio sollevato dalle lobbies hollywoodiane in merito alla realizzazione di quel che fu il film evento del '99, non sono certo mancate le polemiche: Sette anni nel Tibet è ispirato deliberatamente, dal diario di fuga di Heinrich Harrer (nella foto a destra insieme al Dalai Lama), atleta austriaco che all'alba del 1939 intese lasciare memoria di sé attraversando impervi territori dell'Asia in cerca di fama propatria.
La narrazione, a dire il vero, suscita nei lettori un leggero feedback, non tanto per lo stile ineccepibile dell'opera in questione, quanto per le sensazioni che il distillato esotico emana dall'ombra di una remota omologia con un'altrettanto patronimico cognome: Harrer, questa volta Karl, giornalista sportivo, deceduto negli anni successivi il primo conflitto mondiale, ex-appartenente ad una di quelle conventicole völkish tanto in voga ai tempi della repubblica di Weimar e travasate successivamente in altra forma, nella follia istituzionalizzata dall'ordine della croce gammata.
Casualità o coincidenza sta di fatto che già dal 1939 un inviato speciale legato all'Ahnenerbe partì in missione segreta per le stesse località descritte da Harrer nel suo romanzo: tale Ernst Schaefer (nella foto), ispirato, si narra (e non ne mancano testimonianze fotografiche), dal pensiero esoterico teutonico. Manco a dirsi in questo libro, Harrer stesso cita Sven Hedin, esploratore svedese scopritore delle sorgenti del Brahmaputra, anche lui iniziato ai percorsi spirituali del Tibet e storicamente contaminato da simpatie totalitarie, (Vd. Southern Tibet, Stockolm 1896 10 Vol.).