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NAZISTI IN TIBET
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  FREDDY IL PAZZO: HIMALAYA CONNECTION
Schaefer in compagnia delle pił alte autoritą di LhasaIl fascino di un Harrer è sperimentato da lunga data nella cinematografia d'avventura: dai tempi della saga indo-tibetana di Indiana Jones alle escursioni sull'Eiger di Clint Eastwood, il ciclo continua sui padiglioni d'oro del Nanga-Parbat. Seppur concedendo il dubbio della buona fede all'autore costantemente accompagnato da bestie da soma soprannominate Armin (I, II, III, IV) occorre riconoscere che il suo racconto è tremendamente affascinante.
L'allora giovane età dell'autore, inserita a pieno titolo nel contesto di formazione culturale pertinente allo spirito del tempo, ne giustifica a pieno titolo le ingenuità. Sette anni nel Tibet oscilla in quantità variabili tra il romanzo d'avventura e il diario di spedizione, un genere letterario che agli inizi del secolo ebbe inusitato successo possedendo altresì il fascino e la carica mistica dei resoconti del più noto professore di Religioni dell'estremo Oriente, Giuseppe Tucci. Schaefer studia il passaggio per Agarthi sotto gli occhi di una guida tibetanaIl docente italiano già dal 1935 la fece in barba a Schaefer e ai suoi successori con la pubblicazione dell'ormai classico Tibet Ignoto, del quale sono apparse in Italia diverse ristampe. Il Tucci, iniziato ai misteri tibetani dall'abate di Saskya e specialista di gran fama a differenza di Harrer (alpinista fuggitivo insieme ad alcuni suoi compagni da un campo di prigionia dell'India coloniale Britannica), non incontrò le difficoltà di quest'ultimo nel penetrare il fascino arcaico della divina solitudine o della stessa lingua tibetana della quale in parte possedette i primi rudimenti. Per chi ha avuto la fortuna d'incontrare precocemente i testi di Giuseppe Tucci si schiudono precise indicazioni circa i nomi originali delle abitudini alimentari o delle località descritte dall'Harrer nelle sue narrazioni.
A pensarci bene, non c'è niente di peggio che farcire il lessico di un occidentale con una serie di termini tibetani impronunciabili che avrebbero il pregio o il difetto (decidete voi) di proiettare la mente su testi di lamaismo originario ; cosa che Harrer evita di fare al lettore in questo libro. Quello che relamente conta per la nostra sensibilità occidentale è penetrare, dalla porta principale il fascino e il mistero di un paese dalle tante tegole che insieme compongono il Tetto del Mondo.
Sette anni in Tibet centra l'obbiettivo : Heinrich è un occidentale che ascende alle vette gradualmente, rapito dalle atmosfere titaniche dei panorami e dagli sterminati altopiani incastonati come gemme smeraldine nel diadema Hymalaiano. Tucci una volta messo piede in Tibet, seppe da subito dove dirigersi ignorando (sempre malvolentieri) i cammini del cuore non trascurati al contrario dall'Harrer nelle sue improvvisate escursioni nel Paese delle Nevi.
C'è un'altro particolare non trascurabile che differenzia le due permanenze degli autori in loco: la spedizione di Tucci durò sette mesi avvalendosi di tutto il supporto tecnico possibile mentre Heinrich Harrer dovette arrangiarsi non poco per raggiungere alcuni luoghi desiderati. Dopotutto, le differenze di entrambi si accordano nel momento in cui le loro anime di esploratori vibrano in armonia come i bracci simmetrici di un diapason, distanziati da segmenti temporali eterogenei : l'amore per la natura, per gli uomini, la tensione spirituale stemperata dall'osservazione di un mondo tradizionale che volge al tramonto, la difesa dei deboli, delle loro credenze, dei Templi, dei loro Dei li accomuna irrevocabilmente.

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  di Giuseppe Genna
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   data: 9 gen 2001 protezione contenuti: assente Aiuto  

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