Il dossier è ardito, circostanziato e soprattutto pesante. Il magazine che lo pubblica è prestigioso e diffusissimo. India Today, la rivista in carta patinata più letta del subcontinente, punta il dito contro Sai Baba: qualcosa di sporco è avvenuto, in questi ultimi anni, all'interno dell'ashram del capelluto sadguru, letteralmente preso d'assalto da folle immani provenienti da ogni angolo del pianeta. Denunce di abusi sessuali, circolanti da qualche tempo, sono state riprese dai giornalisti del periodico indiano. Che hanno scavato a fondo, scoprendo una folta schiera di ex adepti del Baba, delusi e frustrati dalle accuse di abusi nei confronti di ragazzi da parte dell'avatar di Puttaparthi.
Capeggia questa schiera di inferociti detrattori Jeff Young, americano, fino a poco tempo fa presidente della Sai Baba Organisation degli stati meridionali degli USA. Young accusa il Baba di molestie sessuali nei confronti del figlio Sam: molestie che si sarebbero protratte dal 1977 (Sam era ai tempi sedicenne) fino all'estate del '99, quando il ragazzo ha trovato il coraggio di rivelare al padre l'imbarazzante verità. La notizia è stata dapprima lanciata dal londinese Daily Telegraph, e poi approfondita da India Today, che ha intervistato direttamente Young Sr., il quale ha mosso pesantissime accuse a Sai Baba, entrando nei particolari: rapporti orali e plagio del ragazzo avrebbero avuto luogo all'interno dell'ashram, durante ventuno incontri (si sa che ottenere più di un incontro diretto con Sai Baba è un'impresa di per sé miracolosa).
La vicenda della famiglia Young ha aperto la stura di una litania di denunce similari. David Bailey, inglese, ha raccolto una lista di nominativi di ex fedeli di varia nazionalità, disposti a presentare esposti contro il Baba per abusi di natura sessuale. Hari Sampat, softwarista di Chicago, membro interno per la sicurezza dell'ashram del Baba dal '92 al '95 ha dichiarato: "Sapevo di attività di natura pedofila. Ho compiuto indagini in prima persona. I fatti sono incontestabili, purtroppo. Le accuse sono fondate".
Lo scandalo è dilagato. Un deputato laburista inglese, Tony Colman, ha presentato un'interrogazione in Parlamento. E' soprattutto in Gran Bretagna che si sta organizzando il movimento di protesta, che vuole vedere chiaro su quanto è accaduto nell'ashram di Sathya Sai Baba. Ma anche in Australia (grazie agli articoli del Sunday Age), in Germania (dove spicca la denuncia dell'ex adepto Jens Sethi) e in Svezia qualcosa si sta muovendo. C'è stato anche un tentativo di "e-bombing" alla mail del Dipartimento di Stato americano, che non ha avuto finora risposta.
I fedeli del Baba, ovviamente, respingono disgustati ogni accusa. Un membro prestigioso della Sai Organisation ha dichiarato che "con l'aumentare delle critiche, delle delazioni e delle denunce, Sai Baba cresce in trionfo".
Internet, in tutta questa faccenda, sembra giocare un ruolo fondamentale, poiché i denuncianti vivono ai poli opposti del pianeta e la Rete sta diffondendo a macchia d'olio i dubbi e le proteste sulla santità supposta del guru indiano. E infatti al Baba il Web non va a genio, come ammette Hal Honig, membro della Sai Organisation di New York: "Lo Swami ci ha detto di non dare peso a Internet e di navigare soltanto sulla nostra rete interna". Una procedura che ricorda da vicino analoghe disposizioni di Scientology ai propri adepti.
La questione diviene ancora più controversa se si sta alle dichiarazioni dei fedeli del Baba, che ammettono che le zone genitali vengono effettivamente toccate, in vista del risveglio della potente Kundalini, dalla zona sacrale a quella pelvica e spinale. E c'è da considerare che le accuse provengono interamente da ex fedeli occidentali. Nessun indiano ha mai mosso simili accuse a Sai Baba. La torbida faccenda è soltanto all'inizio e promette di doppiare numerose tappe legali negli anni a venire.