Al peggio non c'è mai fine.
Sembra incredibile pensare che i terroristi che hanno organizzato e attuato gli attacchi a New York e a Washington della settimana scorsa, costati la vita di migliaia di persone innocenti, siano riusciti anche a speculare in Borsa sugli effetti tragici dei loro atti, guadagnando cifre enormi.
La Sec (US Securities and Exchange Commission) già pochi giorni dopo gli attentati aveva annunciato l'avvio di indagini negli Stati Uniti e aveva invitato le autorità di vigilanza dei paesi europei a controllare attentamente i movimenti dei singoli mercati nazionali per individuare eventuali operazioni sospette svolte soprattutto nei primi 10 giorni di settembre.
All'appello della Sec lunedì hanno risposto con l'avvio delle indagini la Borsa di Tokio insieme alla Sesc (la Securities and Exchange Surveillance Commission giapponese) e quelle europee, a partire dalle piazze tedesche che sono indicate come i più probabili campi d'azione per i terroristi.
Ieri inoltre lo Iosco (International Organisation of Security Commissions che riunisce gli organi di controllo sulle Borse di una dozzina di paesi tra cui l'Italia, la Germania e gli Usa) ha affrontato il tema nel corso di una conference call internazionale con i suoi membri per tentare di coordinare al massimo lo svolgimento delle indagini.
Le procedure di controllo si preannunciano comunque molto complesse nonostante per il momento si cerchi di concentrare l'attenzione sui titoli dei settori assicurativo e riassicurativo e delle compagnie aeree. Tuttavia le operazioni compiute al ribasso dai seguaci dello sceicco del terrore potrebbe coprire un arco di tempo assai ampio oltre che settori e mercati disparati.
Le riflessioni che sorgono spontanee alla luce di questi fatti (a prescindere dall'angoscia determinata dalla considerazione dei fatti su un piano meramente "umano") prendono il via dall'osservazione della difficoltà oggettiva, o della quasi certa impossibilità, di rintracciare le operazioni "avvelenate".
Chiediamoci allora se forse la trasparenza con cui si opera sui mercati occidentali non è sufficiente a garantire il controllo del rispetto dei principi più basilari che regolano i rapporti finanziari o se invece maggiori controlli sugli operatori potrebbero creare un pesante freno al funzionamento fluido degli scambi.
E ancora, forse si può affermare che alcuni limiti o vincoli alle attività di mercato in realtà possono costituire ampliamenti della sfera di libertà individuale.