La Fiat va alla guerra. Il clima militarizzato del Turbocapitalismo planetario contagia le menti finanziarie nostrane. Dopo l'undici settembre, come ormai tutti continuano a ripetere istericamente, tutto è cambiato. In realtà la crisi dell'economia mondiale ha radici assai più lontane. Il benessere americano degli anni novanta è entrato in crisi e la recessione dei consumi è un fatto ineludibile. Però, dopo il luttuoso raid terroristico del folle e sanguinario attentato alle Twin Towers, anche l'economia è scesa in trincea. Il momento dei Falchi è giunto anche nelle algide sale del top management delle grandi corporates. Il decisionismo è il nuovo stile delle aziende aggressive e competittive. La Fiat corre ai ripari e annuncia una feroce ristrutturazione, non priva di nubi e incertezze, per rendersi credibile nel nuovo difficile scenario finanziario. I mercati sono delusi dall'andamento dei conti del colosso torinese. Le auto non si vendono più. L'esposizione finanziaria della Fiat è inquietante, pare infatti che ammonti addirittura a settanta mila miliardi. In sostanza di contro alle straordinarie e crescenti difficoltà del settore auto, la cui curva della redditività è piatta da mesi, la Fiat ha deciso di combattere a testa bassa. Fresco e Cantarella mandano a casa il direttore della Fiat auto Roberto Testore. Al suo posto arriva il nuovo guru Gianfranco Boschetti. Riuscirà l'ardita manovra strategica a salvare la dinastia Agnelli dall'abisso? I debiti dovuti al consolidamento dei conti di Italenergia non provocheranno una voragine paurosa? Hanno resistito a due guerre mondiali, probabilmente ce la faranno anche questa volta. Clarence vi racconta la storia della Rivoluzione Fiat: dall'affaire Montedison ai giorni nostri!
TERAPIA D'URTO
Una emorragia di quattrini - Il gruppo Fiat vara una terapia d'urto per far fronte alla difficile situazione economica e alla crisi del settore automobilistico mondiale. Agnelli e soci sono costretti a mettere mano al portafoglio e a varare un aumento di capitale da un miliardo di euro.Ifi e Ifil, le due finanziarie della famiglia Agnelli, dovranno sborsare un mucchio di denari per restare azioniste di controllo del gruppo Fiat......
Scetticismo finanziario - La Fiat fa la rivoluzione: ma c'è una strategia? L'annuncio di ieri conferma tutti i dubbi che da lungo tempo nutrivamo sulle logiche che governano il gruppo. Il punto chiave – non da poco - è il voler rimanere a tutti i costi presenti in settori di attività industriale – l'auto, soprattutto, ma a questo punto anche i veicoli pesanti e le macchine movimento terra – i cui margini di redditività sono sotto crescente pressione.
E' finito per sempre l'idillio amoroso tra Fiat e Mediobanca e, soprattutto, tra la stirpe degli Agnelli e quella dei Cuccia. Eppure, una volta, erano amici. Condividevano farmaci e acciacchi, scalavano banche e società mano nella mano, cassintegravano gli operai di comune accordo. Poi, dopo la compianta (?) scomparsa del matusalemme di Piazza Affari, qualcosa si è incrinato. Quel lungo rapporto tra Fiat e Mediobanca, durato oltre quarant'anni, si è lentamente logorato, fino a spezzarsi completamente a causa dell'affaire Montedison. La strategia di Fiat, alla luce dei fatti, appare chiara più che mai.