La loro storia inizia nel 1985 a Brescia. E per i primi cinque anni fanno la classica gavetta: partecipano a concorsi locali, riescono a pubblicare dei singoli (il più conosciuto è l'antimilitarista Signornò, del 1988, dedicato ad Amnesty International) e un ep, Macchine e dollari (sempre nell'88), suonano spesso dal vivo, fedeli alla linea che "ogni occasione lasciata è un'occasione persa". Così facendo cominciano a farsi notare, fino a quando, nel 1990, coronano il sogno di ogni band che si rispetti: realizzare l'album d'esordio. Ovvero, Colori che esplodono. Un album che riscuote un buon successo, tanto da classificarsi sesto nel referendum annuale della critica musicale. Ma è il 1991 l'anno della svolta. I Timoria decidono infatti di partecipare al festival di Sanremo, con il singolo L’uomo che ride. Ovviamente vengono eliminati dalle giurie già nel corso della prima serata, ma la loro partecipazione non sfugge agli estenuati addetti ai lavori: i giornalisti decidono, forse a mo' di risarcimento, di istituire un premio della critica e lo assegnano proprio a loro. Il gruppo non perde tempo e poche settimane dopo fa uscire il bis discografico, Ritmo e dolore. Più maturo del precedente, si avvale tra l'altro della collaborazione di Gianni Sassi, un nome storico della musica underground italiana: Sassi fu infatti ideatore e fondatore della Cramps, la mitica etichetta per la quale incisero anche gli Area.
Sembra fatta, ma così non è. L'album successivo, Storie per vivere (1992), rappresenta un mezzo passo indietro, che non piace nemmeno a loro stessi. Un po' di sana autocritica, un bel giro d'Italia facendo concerti e una miglior preparazione fanno sì che la lezione venga capita. Tanto che il quarto ellepì (Viaggio senza vento, 1993) fa vincere ai Timoria il primo disco d'oro. Ora è davvero fatta. Da allora a oggi arrivano lunghissimi tour pieni di pubblico, gli inviti ai più importanti festival nostrani, una compilation per festeggiare il decennale e tre altri album. Fra questi, una menzione merita soprattutto l'ultimo, Timoria '99, perchè è quello che meglio rappresenta la nuova frontiera del loro viaggio musicale: ovvero, quello alla ricerca della contaminazione fra i generi e fra le stesse arti. Non a caso per la copertina il gruppo si fa fotografare ai piedi dell’opera "Il cavallo" di Marco Lodola. Timoria in Rete Il posto da cui partire è il sito ufficiale. Innanzitutto perchè è ben fatto, ha le informazioni bio-discografiche aggiornate, il fan club. Ma poi perchè, per il resto, il web offre davvero poco su Omar Pedrini & compagni. A parte qualche indirizzo (in realtà poverello) di news e tour-info, c'è infatti da segnalare solo un altro sito, Timoria: soprattutto perchè nel menù offre, tra le altre voci, quella dedicata alle curiosità.
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