L'interesse per Guglielmo Sinigaglia in relazione alla vicenda di Ustica nasce da una sua ipotesi di collegamento tra la tensione esistente con la Libia e la perdita del DC9 dell'Itavia avvenuta la sera del 27.06.80 a largo dell'isola di Ustica. Egli dichiarava di aver partecipato, inconsapevole delle finalità e quale appartenente alla Legione Straniera, ad una operazione congiunta tra le Forze aeree e navali italiane, americane, francesi e inglesi, finalizzata all'abbattimento di un aereo civile libico, operazione che per errore aveva cagionato l'abbattimento del DC9; operazione quindi multinazionale, coordinata dalla base di Decimomannu. Come si vedrà in seguito, sulla base delle sue dichiarazioni, fu svolta un'intensa attività istruttoria, al termine della quale venne appurato che le sue rivelazioni erano menzognere e prive di ogni fondamento, tanto che esso veniva imputato del delitto di calunnia. L'entrata in scena di questo personaggio è inquietante, così come le sue dichiarazioni, costellate di elementi palesemente falsi e al limite dell'assurdo - come rileva anche il PM - e di altri invece che hanno trovato riscontro, come per esempio i contatti del capitano Puppo con il S.I.S.DE ed in particolare con il colonnello Rossi, capo Centro di Milano, l'omicidio di Ferro in Sicilia, l'esistenza di Radio Mazara International, ed altri.
Il rapporto dell'Arma dei CC. di Milano
Con rapporto datato 27 maggio 89 dei Carabinieri del Nucleo Operativo Milano, redatto dall'allora tenente Roberto Zuliani ed a firma del maggiore Massolo Umberto, venivano comunicati a quest'Ufficio elementi d'interesse per l'inchiesta riferiti da Sinigaglia il 22 maggio precedente. È bene riportare per intero il rapporto anche perché sarà oggetto di imputazione a carico dell'ufficiale che lo redasse: "Per quanto di interesse si riferisce quanto segue: alle ore 04.00 del 22.05.89, lo scrivente, tenente Roberto Zuliani, effettivo al Nucleo Operativo del Gruppo CC. Milano 1°, veniva informato dal vice brigadiere Francesco Ricci, sottufficiale di servizio, che tale Guglielmo Sinigaglia, in rubrica generalizzato, aveva espresso il desiderio di parlare urgentemente con un ufficiale per riferire fatti di particolare gravità.
Durante il colloquio il Sinigaglia sosteneva di essere stato picchiato da cinque persone, tutte appartenenti ai servizi segreti francesi, poichè ritenuto responsabile della sottrazione di un dossier, redatto da quei Servizi, concernente l'abbattimento del DC9 Itavia nei pressi di Ustica. Affermava, inoltre, di essersi arruolato, nel 73, nella Legione Straniera e di aver successivamente partecipato, con i suoi reparti speciali della stessa, a parecchie missioni segrete, fra le quali citava l'operazione Tobruk, avvenuta nel 79, e l'operazione Eagles Run-to-Run svoltasi tra il 25 ed il 30.06.80. Queste operazioni dovevano tendere a destabilizzare il governo libico e a dar appoggio alle fazioni avverse a Gheddafi.
Secondo quanto dichiarato verbalmente dal Sinigaglia nel corso della missione Eagles Run-to-Run, i sottomarini americani, italiani e francesi impiegati per il trasporto dei componenti della forza di sbarco, intercettati da due aerei sovietici, lanciarono contro questi dei missili, uno dei quali colpì il DC9 Itavia. Il dossier sulla operazione e sull'abbattimento dell'aereo passeggeri, che doveva essere inviato, per poi essere pubblicato, dal capo dei servizi segreti francesi a due giornalisti italiani, Romano Cantore e Sandro Tonelli, rispettivamente vice-capo redattore ed inviato in Francia della rivista "Panorama", non risulta, sempre attenendosi alle dichiarazioni del Sinigaglia, esser mai pervenuto a costoro. Non solo: i servizi avrebbero ritenuto responsabile della sparizione del fascicolo lo stesso Sinigaglia e la giornalista Francesca Oldrini, anch'essa impiegata nella predetta rivista. Dovrebbe essere stata a conoscenza di tutta la vicenda, un altro giornalista di Panorama, Antonangelo Pinna, amico di Sinigaglia.
Dagli accertamenti svolti presso la stazione CC. di S.Donato dove Sinigaglia risultava risiedere, è emerso che lo stesso era elemento di pessima condotta morale e civile, dedito alla consumazione di truffe e millantatore. Risultava anche che si fosse spacciato per tenente dei CC., appartenente ad un reparto speciale e, durante il terremoto dell'Irpinia, per medico addetto ai soccorsi." (v. rapporto dell'Arma CC. di Milano, in data 27.05.89).
Sarà accertato che l'ufficiale che aveva redatto il rapporto, nessun riferimento aveva fatto alla circostanza che Sinigaglia era stato sottoposto a visita medica presso il pronto soccorso dell'ospedale Fatebenefratelli, così come risultava dal referto medico, non ancora trasmesso dall'ospedale, ma già noto allo Zuliani. Verrà accertato anche che era stato rilevato il segno di una ferita già rimarginata, probabilmente originata da un proiettile, come Sinigaglia aveva in effetti riferito. Per quanto riguarda il giornalista Pinna nel rapporto non veniva riferito che costui in realtà aveva soccorso il Sinigaglia dopo l'aggressione e che lo Zuliani stesso aveva raccolto informazioni informali sia dal Pinna che dalla Oldrini. Nessun riferimento veniva fatto, tra l'altro, alla circostanza che, nonostante il Sinigaglia fosse stato descritto come un millantatore, lo Zuliani si era rivolto al Centro CS del S.I.S.MI di Milano. Ma di questo in particolare nella posizione Zuliani. Qui va solo detto che sentito al riguardo l'ufficiale dichiarava di ricordarsi dell'accaduto e delle dichiarazioni del Sinigaglia in ordine alla patita aggressione; questi, rammentò Zuliani, che aveva dichiarato di appartenere ai Servizi d'Intelligence della Legione Straniera, sosteneva di essere stato aggredito in strada, perché un ufficiale dei Servizi francesi era convinto che esso e la giornalista Oldrini fossero in possesso di un dossier relativo ad Ustica, nel quale si faceva esplicito riferimento alla nota operazione "Eagles run to run", di destabilizzazione del governo libico. Alle contestazioni dell'Ufficio in merito alla mancata menzione della circostanza relativa ai colpi di arma da fuoco di cui il Sinigaglia sarebbe stato fatto segno, al soccorso ad opera del Pinna e alla conoscenza del Sinigaglia del capitano Puppo - ufficiale al quale il Sinigaglia, a suo dire, aveva riferito la vicenda di cui era stato testimone e che per tale motivo sarebbe stato eliminato - il teste dichiarava che in relazione ai colpi di arma da fuoco aveva accertato, contrariamente a quanto affermato dal Sinigaglia, che quest'ultimo non presentava ferite riconducibili a "ogive di proiettili"; infatti non erano emersi riscontri in tal senso neppure dalla documentazione del pronto soccorso del Fatebenefratelli. Inoltre l'ufficiale, sul soccorso prestato dal Pinna, non ne aveva fatto cenno, per non averne parlato neppure il Sinigaglia nelle sue dichiarazioni orali; aveva riferito di conoscere soltanto la Oldrini; i due giornalisti, entrambi sentiti "informalmente, la mattina successiva, confermarono di non essersi recati sul luogo dell'incidente. Per la vicenda del capitano Puppo, che il Sinigaglia riteneva fosse stato ucciso per il suo coinvolgimento diretto in indagini relative al caso Ustica - sulla cui vicenda si tornerà più innanzi - Zuliani non ritenne di considerarla, essendo il Puppo deceduto a seguito di un normale incidente stradale.
Risultano evidenti le singolarità che emergono dalla lettura del rapporto e dalle dichiarazioni rese dall'ufficiale. Infatti non appare usuale che siano richiesti accertamenti, l'indomani, presso il Servizio militare, quando ci si è resi conto che il Sinigaglia si era presentato "in stato confusionale e puzzando d'alcool" e quindi con un indice di credibilità molto basso; e non si comprende, se si fosse attribuito anche un minimo di attendibilità alle sue dichiarazioni, il motivo per il quale fu omesso di accertare la possibilità che il Sinigaglia, anche se non colpito, fosse solo stato fatto segno comunque a colpi di arma da fuoco; come non si comprende la mancata verbalizzazione delle dichiarazioni della Oldrini e del Pinna e conseguente alligazione al rapporto.
L'articolo apparso sul Messaggero
Verrà quindi accertato che sia prima che dopo l'intervento dei Carabinieri di Milano la vicenda raccontata da Sinigaglia aveva attirato l'attenzione di alcuni giornalisti ai quali il Sinigaglia si era rivolto. La vicenda però compariva per la prima volta sulla stampa nelle colonne del quotidiano "Il Messaggero" all'edizione del 3 giugno 90 in un articolo titolato "Ustica-Guerra nel Tirreno". L'articolo firmato da Aperio Bella riportava il "racconto" di un "capitano" della Legione Straniera, arruolatosi con il nome di copertura di Giulio Girotto", (ma rispondente al nome di Guglielmo S.) che alle ore 22.00 del 27.06.80 accolse, presso la base di Calvi, luogo ove prestava servizio, un gruppo di militari francesi "sconvolti", appena sbarcati da un velivolo "Nimrod", aereo radar inglese. In quella circostanza apprese che nel corso della loro missione era stato abbattuto, con un missile lanciato da un sottomarino, un velivolo civile. Si leggeva inoltre che sempre quella sera, il legionario avrebbe dovuto partecipare ad una missione, denominata "Eagles run to run", che avrebbe permesso al Governo francese, grazie ad un contingente militare sbarcato da un sottomarino direttamente sulla costa cirenaica in prossimità di Bengasi, di tornare in possesso degli aviogetti Mirage incautamente venduti al Governo libico; questa operazione, che si sarebbe dovuta svolgere contestualmente ad una rivolta di giovani ufficiali della guarnigione di Tobruk, finalizzata al rovesciamento del leader libico Gheddafi, venne all'ultimo momento annullata.
Al fine di conoscere ulteriori dettagli sulla vicenda veniva convocato l'Aperio Bella che, nel corso dell'esame testimoniale, riferiva che il legionario aveva contattato l'anno precedente dapprima il capo-redattore del "Messaggero", Paolo Gambescia, il quale, avendo ritenuto interessanti le dichiarazioni, lo aveva invitato, in quanto si era già occupato della vicenda di Ustica, ad incontrare la "fonte" per approfondire l'argomento. L'incontro ebbe luogo verso la metà dell'89 nella cittadina di Lenna, presso l'abitazione del legionario, il quale al termine del colloquio, i cui brani più significativi sono stati riportati nel cennato articolo, spiegò di non averne mai parlato sino a quel momento solo per timore di rappresaglie. A conferma di ciò, citava l'episodio del decesso, a seguito di un singolare incidente stradale, del capitano dei CC. Puppo che aveva svolto indagini legate all'incidente di Ustica. (v. esame Aperio Bella Dany, GI 04.09.90).
Gambescia precisava che in un primo momento, non essendo emersi riscontri alle dichiarazioni del legionario, non aveva pubblicato alcun articolo. Solo successivamente, allorché "filtrarono" dalla Commissione Stragi delle "indiscrezioni" su tracce radar correlabili ad aerei provenienti o diretti verso la Corsica, di comune accordo con Aperio Bella, decise di pubblicare il testo dell'articolo, aggiungendo infine che il Sinigaglia, dopo il colloquio da cui aveva avuto origine l'articolo, non s'era fatto più vivo (v. esame Gambescia Paolo, GI 08.09.90).
I contatti di Sinigaglia con i giornalisti di "Panorama"
I primi giornalisti a entrare nuovamente in contatto con Sinigaglia sono stati Francesca Oldrini e Massimo Cantore. La Oldrini così descrive la vicenda. Il 28 marzo 89 giungeva presso la segreteria di "Panorama" la telefonata di una persona che si diceva in possesso di importanti notizie sulla vicenda di Ustica. Il Direttore del periodico le affidava l'incarico, unitamente a Massimo Cantore, di contattare colui che aveva chiamato. Prima di incontrarlo - continua la Oldrini - chiesero alla persona che aveva telefonato garanzie sulla sua attendibilità che quest'ultimo fornì accreditandosi come referente di Sandro Colongo, brigadiere dei Carabinieri della Stazione di S.Pellegrino Terme, di tal Fabrizi, maresciallo della Polizia della Questura di Bergamo e di Mario Tropea di professione avvocato. Dopo avere avuto assicurazioni da parte del brigadiere Colongo sull'attendibilità di Sinigaglia ed aver appreso che a causa delle indagini che stava compiendo sulle dichiarazioni di Sinigaglia la sua ragazza aveva subito delle minacce - circostanza che sarà negata, invece, dal sottufficiale - la Oldrini insieme a Cantore si recava, in data 5 aprile 89, a Lenna, località dove incontrarono il Sinigaglia che narrò loro l'intera vicenda di cui era a conoscenza, fornendo un elenco di suoi ex commilitoni della Legione che avevano partecipato all'operazione denominata "Eagles run to run". (v. esame Oldrini Francesca, GI 10.09.90).
Il brigadiere Colongo ha ammesso di aver conosciuto il Sinigaglia nel corso di un intervento notturno nei pressi di Lenna. Ricordava che in quella circostanza nell'auto guidata da Sinigaglia venne rinvenuta la targa di autovettura asportata ad altra auto, risultata poi dell'autovettura in uso alla convivente del Sinigaglia medesimo. Nel corso di successivi colloqui richiesti dal Sinigaglia, questi confidò al sottufficiale che i Servizi francesi volevano rapire la propria donna, Russolo Adriana, poiché esso Sinigaglia aveva militato nella Legione Straniera ed era a conoscenza di vicende legate al caso Ustica; che poco tempo prima ignoti avevano tentato di ucciderlo e che un maresciallo del Gruppo della Questura di Bergamo voleva avere un incontro con il legionario; che quest'ultimo però gli aveva riferito di non averlo "cercato" (v. esame Colongo Sandro, GI 28.09.90).
Il maresciallo della Questura di Bergamo, identificato nel sovrintendente capo Fabrizi Paolo, ha dichiarato che nel 1988 un sottufficiale dei CC. gli inviò una persona. Persona di cui non ricordava il nome ma che si era presentata come colonnello dei Carabinieri e che nel corso della conversazione gli aveva anche detto di essere un tenente dell'esercito. Il sottufficiale però non ha ricordato se, nell'occasione dell'incontro con il Sinigaglia, questi gli avesse parlato di Ustica, non escludendo però che gli avesse detto di essere un legionario (v. esame Fabrizi Paolo, GI 20.11.90).
Inoltre Colongo ha smentito la versione della Oldrini, secondo la quale il sottufficiale avrebbe garantito sulla serietà del Sinigaglia; ha ricordato di aver espresso forti dubbi sulla sanità mentale del soggetto, aggiungendo di non aver mai ricevuto minacce e né che fosse stata mai minacciata la propria fidanzata (v. esame Colongo Sandro, GI 28.09.90). La fidanzata di questi, Argenti Anna, confermava quanto dichiarato dal militare. (v. esame Argenti Anna, GI 28.09.90).
È stato possibile ricostruire lo scenario raccontato da Sinigaglia ai giornalisti di Panorama in occasione degli incontri di Lenna mediante la registrazione della conversazione che la giornalista Oldrini accuratamente aveva effettuato. Sinigaglia narra che la Legione Straniera lo aveva incaricato nel 1980 di recarsi a Petrosino in Sicilia per pianificare un'operazione che prevedeva la consegna di armi ai nazionalisti libici. L'operazione che veniva attuata nelle acque del Mediterraneo, secondo Sinigaglia, godeva dell'appoggio delle motovedette francesi ed italiane. All'esito di questa prima operazione Sinigaglia veniva inviato a Calvi in Corsica per addestrarsi a prender possesso di un aeroporto. L'operazione prevedeva il recupero di 15 Mirage venduti dalla Francia alla Libia. A questa operazione avrebbero partecipato 200 uomini della Legione. Il 25 giugno 80 venivano messi in preallarme cominciando così a familiarizzare con la strumentazione a bordo di un velivolo Nimrod. Il giorno successivo vennero tutti convocati presso la sala operativa. Sinigaglia veniva pertanto incaricato di far parte dell'equipaggio di quel velivolo insieme ad altri due ufficiali. Le centrali operative che coordinarono le operazioni erano due, Decimomannu e Calvi. A Decimomannu vi erano francesi, inglesi, tedeschi e italiani. Appena giunto il segnale "l'uccello vola" che stava ad indicare che il velivolo - un Tupolev o Antonov - con a bordo Gheddafi o Jallud era in volo, scattava l'operazione che prevedeva che un MiG pilotato da un libico si alzasse in volo per intercettare il velivolo con la personalità. Però - continua il racconto Sinigaglia - era accaduto che il primo segnale fosse stato un falso allarme - il MiG per problemi di autonomia non poteva stare in volo con mezz'ora di anticipo. Dopo circa mezz'ora dal primo segnale, giunse il secondo segnale che segnalava il volo dell'obiettivo. Fu a questo punto che venne dato il via all'operazione di rincalzo che prevedeva il volo di tre Mirage provenienti da una base della Corsica. Altri aerei F104 si alzavano in volo da Decimomannu, altri ancora dalla portaerei Foch. Contemporaneamente dalla portaerei sovietica Kiev si alzavano un MiG ed uno Yak 36. In quei momenti - continua Sinigaglia - essi avevano sui loro schermi a bordo del Nimrod soltanto il velivolo- che questa volta indica come un Antonov o un Ilyshin - con a bordo la personalità libica ed un A310 dell'Air France diretto a Barcellona. Giunti al cosiddetto "rendez vous" il velivolo con a bordo la personalità libica deviava però su Malta; essi però hanno ritenuto che si trattasse di un velivolo di linea che stava atterrando nell'isola. Ed é proprio a questo punto che il DC9 dell'Itavia veniva scambiato per il velivolo libico. È così che Sinigaglia descrive alla Oldrini quegli istanti: "Sinigaglia: lui sembra quello che noi aspettiamo. Capito? In compenso però era già scattato, perché lì è stata proprio frazione di pochi istanti, l'ordine di abbattere il MiG e lo Yak. L'ordine di abbattere non è partito soltanto per i Mirage, gli F104 e gli aerei decollati dalla Foch, ma è partito anche per i sommergibili, pertanto si è scatenata una sarabanda. Morale della sarabanda, va giù il DC9 Itavia, va giù un Mirage francese va giù e va giù sulla Sila il MiG, mentre lo Yak con una picchiata si sottrae a tutto e a tutti e se la squaglia. Ecco, questo è quello che è successo quella sera.
Oldrini: quindi non si sa bene quale missile abbia colpito il DC9?
Sinigaglia: il missile sicuramente francese, sicuramente francese, perché tutti gli aerei erano francesi, gli aerei erano francesi, gli F104 non erano in grado, non erano operativi a quella distanza. Partendo da Decimomannu per quello che poi ho saputo anche io dopo... non sono armati come i Mirage i missili che possono tirare a 90km dal bersaglio. Devono essere prossimi al bersaglio per tirare gli F104, ragione per cui la reazione, l'ordine di tirare è stato comunicato soltanto ai mezzi in volo francesi e ai sottomarini francesi che erano quelli in grado di poter tirare; non ce ne erano altri.
Oldrini: il sottomarino non era inglese?
Sinigaglia: questo è stato il primo ordine, per cui si scatena la sarabanda, viene fuori. In allineamento se tu ti ricordi avevamo un sottomarino che era avanti di parecchie miglia.
Oldrini: ottanta.
Sinigaglia: ottanta.
Oldrini: americano.
Sinigaglia: che di quello si può dire poco, si può dire tutto e si può dire, poteva essere lì come osservatore delle operazioni, questo io non posso dirtelo. Poi avevamo i nostri bravi sottomarini e a sette miglia avevamo quello inglese. Lì han tirato tutti per quel punto.
d: quanti erano i sommergibili francesi?
Sinigaglia: tre.
d: e gli inglesi?
Sinigaglia: uno e uno americano.
d: chi ha dato l'ordine di sparare, di aprire il fuoco?
Sinigaglia: è arrivato da Decimomannu che a loro volta lo hanno ricevuto però.".
Sinigaglia continua affermando che nella battaglia aerea veniva colpito anche un Mirage francese, il cui pilota veniva recuperato in mare da un elicottero dell'Aeronautica italiana. A seguito di eventi l'ordine, da Decimomannu, di rientro in quanto era stato abbattuto un aereo civile. Sinigaglia afferma di non avere subito saputo dell'abbattimento del DC9 Itavia, ma di averlo appreso in seguito dalla stampa (v. trascrizione audiocassetta).
Questo pertanto lo scenario che Sinigaglia propone ai giornalisti di Panorama. In altra conversazione, sempre accuratamente registrata dalla Oldrini, Sinigaglia si dilunga a parlare della possibilità di recuperare documentazione in possesso di ufficiale della Legione Straniera che proverebbe l'abbattimento del DC9 dell'Itavia. Si dilunga anche sulle sue missioni in Sicilia; la prima nel 1980, a Petrosino, la seconda nel 1981 a Mazara del Vallo, finalizzate a forniture di armi ai controrivoluzionari libici. [...]
Conclusioni
Le dichiarazioni di Sinigaglia sono risultate palesemente mendaci. Lo scenario che ha riferito prima ai giornalisti e poi all'inchiesta supera in più punti ogni fantasia. Un velivolo Mirage non potrebbe mai decollare da una portaerei: quel tipo di Nimrod in quell'anno non era ancora entrato in servizio; un sottomarino non è in grado di lanciare missili mare-aria; gli aliscafi della classe Sparviero non erano ancora entrati in servizio, ad eccezione del capoclasse; l'ammiraglio Accame già nel 1980 non era più in servizio.
Ma vanno aggiunte quelle circostanze che s'è accertato come vere e che ovviamente non potevano mancare, in quanto la miglior tecnica di inquinamento resta quella di somministrare falsità commiste a verità, per generare quel fumus veritatis che spesso cagiona l'asfissia delle inchieste. Si veda l'effettivo inserimento di Sinigaglia nella conduzione di Radio Mazara International benché privo di qualsiasi esperienza; l'effettivo legame di Emilio Patrì con gli ambienti libici; l'effettivo legame tra Giuseppe Ferro e Patrì; la permanenza a Cagliari a spese della ditta per la quale lavorava, senza ragione alcuna e con l'invio di somme di denaro all'epoca rilevanti. A ciò va aggiunto l'interessamento del Centro CS del S.I.S.MI. di Cagliari su Sinigaglia i primi giorni del luglio 80. Per tali motivi l'ingresso nel processo di Sinigaglia è inquietante. È certo che il Sinigaglia non ha agito da solo. Egli è stato di certo manovrato da chi ha voluto alzare il solito polverone. Che il Sinigaglia possa essere stato manovrato da qualche servizio, lo si rileva dalle conoscenze di vicende del capitano Puppo concernenti il referente al S.I.S.DE di quest'ultimo, il colonnello Rossi. Solo chi abbia potuto svolgere attività di intelligence poteva conoscere il nome del capo Centro del S.I.S.DE di Milano. Ed il fatto che lo stesso Sinigaglia si rifiutasse di fornire spiegazioni sulla conoscenza del ruolo del colonnello Rossi avvalora questa ipotesi.