STATI DI POLIZIA
Più potere ai servizi segreti e tribunali speciali: è il Patriot Act contro il terrorismo voluto da Bush. Altri Paesi l'hanno subito "copiato". Ma cresce l'allarme per queste norme: non è che così si minacciano troppo i nostri diritti?
Ci hanno martellato per tutto il weekend con l'annuncio dell'ormai imminente cattura di bin Laden. Addirittura, domenica sembrava fatta. Ma nonostante i proclami, lo sceicco del terrore è ancora uccel di bosco. Anzi, di montagna: dovrebbe trovarsi infatti nei pressi di Tora Bora, a est di Jalalabad, un territorio estremamente insidioso e altrettanto ben conosciuto da Osama. Che tra l'altro, in questa sua presunta ultima difesa, potrebbe contare su un migliaio di fedelissimi, pronti a morire pur di difenderlo. Per stanarlo, le forze Usa non stanno certo lesinando mezzi e armi: compresa la terribile bomba Blu 82, anche se il Pentagono non ne conferma l'uso. Un'arma di sette tonnellate, capace di distruggere tutto quanto si trova nel raggio di 500 metri dal punto dell'esplosione.
Intanto dall'Arabia Saudita arriva un monito alla coalizione internazionale antiterrorismo: "Osama bin Laden non è il vero leader, ma solo una pedina di al-Qaeda". Lo rivela in un'intervista al New York Times il ministro degli Interni saudita e capo dei servizi di sicurezza, principe Nayef, che aggiunge: "Arrestarlo, o ucciderlo, non neutralizzerebbe la rete terroristica guidata invece da persone la cui identità noi non conosciamo", ha spiegato il ministro saudita, fratello del re Fahd e fratellastro del principe della corona Abdullah, che di fatto governa il Paese. Nayef viene considerato fra i tre o quattro membri più influenti del governo saudita.
Una precisazione che sembra il classico parlare a nuora (il mondo) perché suocera (gli Stati uniti) intenda. Bin Laden è infatti di origine saudita (la cittadinanza gli è stata ritirata nel 1994). E sauditi sarebbero, secondo gli investigatori americani, anche 15 dei 19 terroristi responsabili degli attacchi a Washington e New York dell'11 settembre. Nayef ha smentito questa certezza degli inquirenti Usa e ha invece sottolineato un'altra verità: "Tutte le persone che sarebbero state coinvolte non avevano le capacità di agire in modo tanto professionale. La verità non è ancora stata trovata". Il doppio messaggio del principe/ministro sembra essere arrivato forte e chiaro a Washington. Tanto che il capo dello staff della Casa Bianca, Andrew Card, ha pensato bene di ribadire proprio oggi come i sauditi siano stati "molto cooperativi" nella lotta al terrorismo...
C'è poi un'ultima notizia su bin Laden che vale la pena raccogliere. Arriva dalla ex moglie, Sabiha (45 anni), che ha raccontato all'emittente russa Tv6 la decisione presa dal suo ex marito di farsi uccidere dal figlio maggiore in caso di pericolo reale di cattura. Il tutto con un'azione che dovrebbe essere ripresa da Al Jazeera, la tv via cavo che già ha mandato in onda cassette con i suoi proclami. Le immagini dovrebbero essere il segnale scatenante di nuovi attentati contro il Campidoglio a Washington, il Big Ben a Londra e la Tour Eiffel a Parigi. Sembra solo una boutade da melodramma arabo di quarta serie, però di questi tempi è meglio stare in campana...