STATI DI POLIZIA
Più potere ai servizi segreti e tribunali speciali: è il Patriot Act contro il terrorismo voluto da Bush. Altri Paesi l'hanno subito "copiato". Ma cresce l'allarme per queste norme: non è che così si minacciano troppo i nostri diritti?
Svolta storica per l'Afghanistan dopo la firma a Bonn dell'accordo sul governo ad interim, che verrà insediato a Kabul il 22 dicembre e reggerà il paese per circa sei mesi. Dopo 23 anni di guerra, l'accordo (che è però stato subito contestato dal famigerato signore della guerra Rashid Dostum) vede salire sulla scena una nuova generazione di quarantenni. Primo ministo sarà il comandante pashtun Hamid Karzai (clicca qui per leggere il suo identikit), mentre i ministeri chiave (Esteri, Interni e Difesa) andranno agli uomini nuovi dell'Alleanza del nord che già detengono questi incarichi - Abdullah Abdullah, Yunus Qanooni e Mohamed Fahim - che hanno voluto l'accordo malgrado le resistenze del loro presidente Burhannudin Rabbani. Nel governo ci saranno anche due donne: Sima Samar (delegazione dell'ex re) al ministero delle Donne, che sarà anche vice premier, e Sohey Sehedighi (indipendente) alla guida della Sanità. Il governo ad interim comprenderà 30 membri ed è stato calibrato in modo da rappresentare le principali etnie afgane: pashtun (11 membri), tagiki (otto), uzbeki (tre) e sciiti hazara (cinque). Il premier è vicino all'ex re e ciò servirà a equilibrare l'ampia presenza dell'Alleanza del nord, espressione soprattutto di tagiki e uzbeki. Non tutti gli incarichi sono già stati distribuiti, ma è stato stabilito che all'Alleanza andrà oltre la metà dei ministeri. Ai monarchici andranno otto-nove ministeri, fra cui le Finanze affidate a Hedayat Amin Arsala, che sarà un altro dei cinque vice premier, e la Ricostruzione a Sardar Muhammed Roshan. I Trasporti andranno a Ishaq Shahryar (esponente del gruppo di Peshawar). L'accordo di Bonn, raggiunto dopo nove giorni di intensi negoziati fra quattro fazioni afgane - Alleanza del nord, seguaci dell'ex re, gruppo di Cipro e gruppo di Peshawar - prevede anche il dispiegamento di una forza multinazionale di sicurezza sotto l'egida dell'Onu. Il governo ad interim reggerà il paese per i primi sei mesi dell'anno prossimo, mentre verrà convocata la Loya Jirga, la grande assemblea di notabili e capi tribù della tradizione afghana che nominerà un governo provvisorio per i successivi 18 mesi. Si ritiene infatti che solo la Loya Jirga potrà garantire che il governo provvisorio sarà pienamente legittimo e rappresentativo di tutti i settori della società afgana. Nei 18 mesi di amministrazione provvisoria verrà messa a punto una nuova costituzione, sulla base della quale verranno convocate elezioni democratiche. Per il periodo dell'interim dovrebbero essere istituite anche una commissione per la convocazione della Loya Jirga e una Corte Suprema. Alla testa della commissione potrebbe andare l'ex re Zahir Shah, in esilio a Roma dal 1973. Nessun incarico è stato invece stabilito per il presidente dell'Alleanza Burhannudin Rabbani, che ha cercato fino all'ultimo di ridurre l'importanza della conferenza di Bonn. Secondo alcune fonti potrebbe però essere nominato alla testa della Corte.
L'accordo rappresenta il primo passo di una lunga strada, come ha sottolineato l'inviato dell'Onu Lakhdar Brahimi durante la cerimonia della firma. "Quello che abbiamo promesso nella cerimonia d'apertura, l'abbiamo mantenuto", ha dichiarato soddisfatto il capo delegazione dell'Alleanza, Qanooni. "Gli afgani sanno come fare la guerra, ma sanno anche fare la pace". "E' un gran giorno per l'Afghanistan e per l'Onu", ha commentato il cancelliere Gerhard Schroeder, presente alla cerimonia assieme al suo ministro degli Esteri Joschka Fischer. La Germania sarebbe disponibile a partecipare alla forza multinazionale di sicurezza. Il successo della conferenza di Bonn, che dovrà essere misurato sul campo, è in gran parte dovuto alle forti pressioni dell'Onu e della comunità internazionale, Stati uniti in testa. Il messaggio è stato infatti chiaro fin dall'inizio: niente accordo a Bonn, niente aiuti economici. I litigiosi e riluttanti "signori della guerra" afgani sembrano averlo capito, anche se le prime divisioni e polemiche sono arrivate ancora prima che facesse in tempo ad asciugarsi l'inchiostro della storica firma. A guidare la protesta è il generale uzbeko Rashid Dostum, che ha detto che boicotterà il nuovo governo afgano. Secondo Dostum, la sua fazione Uzbek Junbish-i-Milli, non è infatti equamente rappresentata nell'esecutivo. "Siamo molto scontenti e non andremo a Kabul finché un governo adeguato non sarà in carica". Dostum ha spiegato di aver chiesto il ministero degli Esteri per la sua fazione, militarmente dominante in Afghanistan. Gli è toccato invece quello dell'Agricoltura.