STATI DI POLIZIA
Più potere ai servizi segreti e tribunali speciali: è il Patriot Act contro il terrorismo voluto da Bush. Altri Paesi l'hanno subito "copiato". Ma cresce l'allarme per queste norme: non è che così si minacciano troppo i nostri diritti?
La Nuova Guerra lanciata contro i talebani e Osama bin Laden non si ferma più. E comincia, forse, a incrinare l'apparente fermezza del regime afgano: il vice ministro degli esteri di Kabul, Abderrahman Zahed, ha chiesto alla riunione ministeriale dell'Oci (Organizzazione della conferenza islamica) che si è aperta oggi a Doha, di esortare Washington e Londra al dialogo con l'Afghanistan. "Rivolgiamo un appello alla riunione ministeriale dell'Oci perché chieda al mondo occidentale, soprattutto alla Gran Bretagna e agli Stati Uniti di tornare alla ragione, al dialogo e al negoziato", ha detto Zahed all'ormai celeberrima tv Al-Jazeera. Una richiesta di dialogo arrivata al termine di una giornata infernale per l'Afghanistan. Oggi, per la prima volta, ci sono stati attacchi aerei anche alla luce del sole. Poi, una breve pausa. Interrotta poco prima delle ore 17 (ora italiana, la notte a Kabul), quando è partita l'ormai consueta ondata di bombardamenti notturni: i caccia statunitensi si sono alzati in volo e hanno puntato verso l'Afghanistan occidentale. L'offensiva ha preso di mira le città di Kandahar e Herat in particolare, dopo che il raid precedente aveva colpito la provincia settentrionale di Kunduz, e Mazar-i-Sharif, capoluogo della provincia di Balkh. La contraerea talebana ha però aperto il fuoco per replicare alle incursioni, confermando che l'artiglieria in dotazione agli studenti di teologia è, seppur danneggiata, ancora funzionante almeno in parte. Non c'è dunque tregua (come "promesso" ieri da Bush), né di notte, né di giorno. Ma né di notte, né di giorno questi attacchi possono essere davvero chirurgici e intelligenti come li descrive la propaganda Usa. Tanto che in uno dei bombardamenti partiti all'alba di oggi sono stati uccisi quattro membri di una squadra dell'Onu impegnata nella bonifica delle mine. L'ufficio, situato nella parte est della capitale, è andato completamente distrutto. E sono quattro morti che vanno ad aggiungersi al provvisorio bilancio odierno: secondo l'emittente dei talebani Radio Sharia sono almeno 37 le vittime tra i civili degli attacchi di oggi. A Kandahar è stata invece colpita la casa del mullah Mohammed Omar, il capo spirituale e politico della teocrazia al potere (ancora per poco?). Fonti ufficiali afghane hanno immediatamente riferito che il mullah è vivo, mentre sarebbero morti alcuni suoi parenti. Secondo l'agenzia Afghan islamic press (Aip), a Kabul sono finiti nel mirino Usa l'aeroporto e la collina della televisione, un'altura nella capitale così chiamata perché "ospita" il ripetitore televisivo. Una bomba sarebbe caduta anche vicino all'ospedale Charsad. Intanto, riporta sempre l'agenzia, le forze anti-talebane dell'Alleanza del nord (il gruppo che conduce da anni la resistenza al regime di Kabul) hanno annunciato di aver lanciato un'offensiva nella provincia settentrionale di Samangan. Assieme all'Afghanistan sotto attacco, l'altro paese a rischio in queste ore è il Pakistan. E il rischio è l'incendio integralista. Tre persone sono morte nelle manifestazioni pro-talebani inscenate oggi dagli abitanti della città di Kuchlak, a nord di Quetta. La polizia ha aperto il fuoco contro i dimostranti che cercavano di assaltare una banca. La folla si è dileguata lasciando dietro di sé tre cadaveri, tra cui anche quello di un dodicenne. Il regime militare di Islamabad reagisce con la forza, ma anche con le manette: dopo che nei giorni scorsi erano scattati gli arresti domiciliari per Fazlur Rehman e Samiul Haq, capi di due correnti del movimento integralista Jamat-e-Ulema Islam, oggi è toccato a un terzo leader integralista. [ Clicca qui per saperne di più sul Pakistan e sulla sua fondamentale funzione politico-strategica nel buon esito dell'operazione lanciata contro i talebani. ]
Ma la tensione non è alta solo nello stato guidato dal generale Musharraf. Anche in Indonesia la popolazione è scesa in piazza per protestare contro le operazioni militari in Afghanistan. La polizia è intervenuta pure qui duramente, utilizzando gas lacrimogeni e cannoni d'acqua per disperdere gli oltre mille manifestanti, militanti di diversi gruppi islamici, che stavano protestando davanti all'ambasciata americana Giacarta. Manifestazioni anti-americane ci sono state anche a Surabaya (675 chilometri ad est di Giacarta), a Medan (capoluogo di Sumatra) e a Makassar, nell'isola di Suwalesi.