STATI DI POLIZIA
Più potere ai servizi segreti e tribunali speciali: è il Patriot Act contro il terrorismo voluto da Bush. Altri Paesi l'hanno subito "copiato". Ma cresce l'allarme per queste norme: non è che così si minacciano troppo i nostri diritti?
Da quando esiste, il Pakistan non è mai stato tanto importante. E, nello stesso tempo, non si è mai esposto in modo così aperto sullo scacchiere internazionale. La sua situazione non è certo delle più semplici da gestire: alleato degli Stati uniti, il Pakistan è l'unico paese a non aver ancora interrotto i contatti diplomatici con il governo talebano. La politica bifronte adottata dal governo militare di Musharraf (che circa un anno fa si è impadronito del potere grazie a un colpo di stato) appare a prima vista incongruente, ma a un'analisi più attenta si rivela fondamentale. Ogni guerra che si rispetti necessita di uno "stato cuscinetto", e il gravoso compito è toccato, per quella che tutti definiscono la Nuova Guerra, proprio al Pakistan. Estremamente soddisfatto dell'importanza guadagnata sul palcoscenico politico internazionale, il generale Musharraf si trova ad affrontare magagne di enorme portata, la prima delle quali è l'occupazione del territorio pakistano. Da parte delle truppe anglo-americane in primis, ma soprattutto da parte del milione di sfollati afghani che si sta dirigendo al confine con il suo Paese. Musharraf non sembra avere intenzione di aprire le frontiere, visto che ha schierato la maggior parte delle sue truppe proprio al confine con l'Afghanistan. Ma come è possibile respingere un milione di persone? Non si tratta più di un semplice fuggi fuggi. Questa, e Musharraf lo sa bene, è una vera e propria migrazione di massa. Non è un caso che proprio oggi, lunedì 8 ottobre 2001, il piccolo ma prestante generale abbia dichiarato in una conferenza stampa world wide, che il Pakistan è disposto ad appoggiare gli Stati Uniti nella lotta contro il terrorismo, a patto però che le operazioni militari non vengano sfruttate dall'Alleanza anti-talebana del Nord per dare il via a una nuova guerra civile. "L'Afghanistan precipiterebbe nell'anarchia più totale, nelle atrocità, negli attentati criminali di uni sugli altri. - ha dichiarato Musharraf - E' quindi necessario controllare l'Alleanza del Nord".
Il Pakistan quindi promette pieno appoggio politico e militare alle forze anglo-americane, a patto che queste s'impegnino ad evitare una diaspora di profughi che porterebbe al collasso il governo di Islamabad. Questo, sul fronte estero. Perché il vero pericolo di questo conflitto si annida proprio in una grossa fetta di popolazione pakistana, che non è per nulla d'accordo con le scelte politiche dei propri leader, e ha deciso di manifestare le sue posizioni filo-talebane tramite continue proteste di strada. E' dalle 18,27 di ieri che le strade di Islamabad e di altri importanti centri pakistani vengono messe a ferro e fuoco dalla protesta della destra radicale filo-islamica. Una buona parte di popolazione sta apertamente dimostrando il proprio dissenso contro le scelte filo-americane del regime militare di casa. Musharraf deve intervenire quanto prima per porre rimedio a questa situazione. Deve convincere i dissidenti interni che le sue sono state scelte vincenti, che alla fine premieranno tutto quanto il Pakistan. Forse, oltre alla paura di attentati terroristici, è proprio questo uno dei motivi per cui Musharraf continua, unico ormai al mondo, a mantenere rapporti diplomatici con il governo di Kabul. Sarà in grado l'imperialista forza anglo-americana, di capire e valorizzare il ruolo e lo sforzo di Islamabad? E' questo lo snodo da cui dipende il tasso di tragicità di questa nuova guerra.