STATI DI POLIZIA
Più potere ai servizi segreti e tribunali speciali: è il Patriot Act contro il terrorismo voluto da Bush. Altri Paesi l'hanno subito "copiato". Ma cresce l'allarme per queste norme: non è che così si minacciano troppo i nostri diritti?
Gli attacchi terroristici
contro gli Stati Uniti sono stati un atto di guerra: lo
ha oggi detto il presidente americano George W.
Bush. Aggiungendo poi: "Gli autori non potranno
mai più sentirsi al sicuro. E' una guerra
contro la libertà e la democrazia, è
una guerra contro un nemico diverso da quelli in
precedenza affrontati. Ma la vinceremo". A poco
più di un giorno di distanza dal più
clamoroso attacco terroristico della storia umana, il
presidente Usa mostra i muscoli. E cerca di
rassicurare i suoi cittadini. Ma la verità
è che l'America ha pagato (e sta pagando)
un doppio, terribile tributo alla sua leadership
mondiale. Il bilancio definitivo delle morti è
ancora impossibile da fare, ma i calcoli, seppure
approssimativi, enunciano cifre da ecatombe: tra le
10.000 e le 20.000 vittime, gran
parte delle quali schiantate mentre si trovavano
all'interno delle Torri Gemelle, collassate
su se stesse in drammatica sequenza.
Le fonti ufficiali, che negavano morti al
Pentagono, ora ammettono che almeno
800 persone hanno perduto la vita a
Washington DC. E poi c'è il
contraccolpo sul piano dell'immaginario collettivo,
devastato da una variabile storica temuta,
esorcizzata a colpi di produzioni hollywoodiane e
ora tramutatasi in tragedia collettiva. Le
dichiarazioni del sindaco Giuliani (sorpreso
in diretta dalla CNN a rilasciare una dichiarazione
in contemporanea al crollo della prima torre) danno
la misura dello sbigottimento e dell'impotenza che
ha còlto l'establishment americano: "E'
tremendo: ci sono migliaia di vittime, la gente si
buttava dai grattacieli, superstiti sanguinanti si
sono dati alla fuga per le strade calpestando anche
i neonati, pur di mettersi in salvo. C'è
bisogno di sangue, negli ospedali newyorchesi e in
quelli del New Jersey". E il silenzio prolungato del
presidente Bush, sballottato per ore
dall'Air Force One per i cieli d'America,
è apparso il segnale più evidente
della crisi in cui è precipitata la
Superpotenza. La reazione degli States sembrava
avere preso corpo all'una del mattino (ora italiana):
esplosioni a Kabul, la capitale che
protegge e nasconde lo sceicco del terrore Bin
Laden. Smentita ufficiale dell'amministrazione
Usa, ma gli esperti prevedono a breve una violenta
reazione da parte americana. E le ripercussioni sul
medioriente sono state immediate:
Israele ha evacuato le proprie sedi
diplomatiche in tutto il mondo, mentre
Arafat ha cancellato il viaggio siriano. Il
mondo, lo si voglia o no, è unito sotto lo
choc che ha sbigottito la sua componente
occidentale e sotto la fitta rete di relazioni sospette
che corre dai Paesi arabi fino all'Estremo Oriente.
Sarà questione di ore: decidere quali
direzioni prendere (l'opzione isolazionista, quella
militare o quella delle operazioni coperte)
determinerà comunque una svolta nella
storia di questo secolo. Una svolta che gronda
sangue e immagini satellitari più simili a
effetti speciali che alla realtà prosaica di un
attentato.