STATI DI POLIZIA
Più potere ai servizi segreti e tribunali speciali: è il Patriot Act contro il terrorismo voluto da Bush. Altri Paesi l'hanno subito "copiato". Ma cresce l'allarme per queste norme: non è che così si minacciano troppo i nostri diritti?
Il vertice Nato in programma il 26 e 27 settembre si terrà a Bruxelles e non più a Napoli. Lo ha detto Silvio Berlusconi proprio da Bruxelles, dove è volato oggi pomeriggio per partecipare al Consiglio europeo straordinario indetto dai Quindici per discutere una strategia globale dell'Unione europea dopo gli attentati degli Stati Uniti. Il presidente del Consiglio ha prima incontrato il segretario generale dell'Alleanza Atlantica, lord George Robertson, e poi ha rivelato ai giornalisti la decisione: "Per evidenti ragioni la Nato ha deciso di spostare l'incontro che si doveva tenere a Napoli nella sua sede di Bruxelles". Berlusconi ha anche aggiunto che si tratta di una scelta dettata da "motivi più che comprensibili". E' chiaro che si tratta di preoccupazioni legate alla crisi internazionale determinata dagli attacchi terroristici agli Usa. E che hanno indotto l'Alleanza a optare per una sede più sicura. Lo spostamento è stato deliberato "a richiesta della Nato", come ha tenuto a sottolineare il ministro degli Esteri Renato Ruggiero. Ma la cronaca di oggi è dominata dal discorso di ieri notte (le tre del mattino in Italia) di Bush junior. Nel suo messaggio al Congresso riunito in sessione congiunta, molto applaudito e sostenuto dal consenso "bipartisan" di senatori e deputati, il presidente Usa ha sottolineato come le forze armate siano in allarme, perché "l'ora dell'azione è vicina". Sottolineando però che la guerra contro il terrorismo sarà lunga e gli americani dovranno dimostrarsi "calmi e risoluti". Bush ha poi ribadito le richieste al regime dei talebani: consegna di tutti i capi del terrorismo, chiusura dei campi di addestramento e liberazione dei prigionieri occidentali. Il mondo deve decidere "se stare con l'America o con i terroristi", ha sottolineato il presidente americano, ma ha tenuto a precisare che il "nemico non sono i nostri amici musulmani, non sono i nostri amici arabi", bensì la rete dei "terroristi e ogni governo che l'appoggia". E ha aggiunto: "Giustizia sarà fatta: porteremo i nostri amici alla giustizia o la giustizia ai nostri nemici. Useremo tutte le armi necessarie". Una risposta inequivocabile alla mossa geniale uscita ieri dal cappello dei talebani. Stretto nella morsa (consegnare bin Laden o schierarsi contro gli Stati uniti), il regime di Kabul aveva infatti escogitato una terza via: chiedere, per favore, allo sceicco saudita di andarsene di sua spontanea volontà. Una decisione partorita ufficialmente dall'assemblea degli Ulema (i capi religiosi talebani), che ha anche ribadito l'appello alla jihad, la guerra santa, in caso di attacco da parte degli Stati uniti. Ma i talebani devono cominciare a guardarsi le spalle: notizie di agenzia rivelano infatti che l'Alleanza del nord dell'ex comandante Massud (ucciso da due falsi giornalisti con bomba nella telecamera la scorsa settimana) sarebbe arrivata a soli 20 chilometri dalla capitale afghana. Notizie che vanno prese con il beneficio d'inventario, perché oramai l'intero Paese è completamente isolato dal resto del mondo. Insomma, i venti di guerra soffiano sempre più impetuosi. E rischiano di incendiare il Pakistan. E' infatti di due morti e tre feriti il primo bilancio delle vittime delle manifestazioni antiamericane di oggi a Karachi. La polizia ha caricato i manifestanti con manganelli e, secondo alcune fonti, ha anche usato armi per disperdere la folla. L'appello a manifestare contro eventuali attacchi americani in Afghanistan era stato lanciato ieri da una coalizione di partiti religiosi pachistani. E se a Karachi si sono verificati gli scontri più sanguinosi, l'appello ha fatto proseliti in varie altre parti del Paese. Lo sciopero degli integralisti ha infatti avuto successo: l'80-90% dei negozi sono rimasti chiusi nelle principali città. Parlando a Peshawar il leader integralista Faz Ul Rehman ha detto che in caso di attacco americano contro l'Afghanistan i "musulmani pachistani" parteciperanno alla "guerra santa". E non faranno "nessuna differenza" tra Usa e Pakistan - ha aggiunto - perché il governo di Islamabad ha promesso l'appoggio alla "guerra al terrorismo" dichiarata dagli Usa.