Avevano fatto una promessa. E l'hanno mantenuta. "Daremo maggiore slancio all'economia e alle imprese di quest'Italia rovinata da lustri di governi pseudocomunisti e assistenzialistici". Così dicevano gli accaniti sostenitori del Cavaliere in odor di elezioni. Sei mesi sono passati da quel 13 maggio ed ecco la prima mossa del governo Berlusconi in favore dei suoi conterranei imprenditori brianzoli: la revisione dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori del 20 maggio 1970, proprio quello che garantisce il reintegro del lavoratore licenziato senza una giusta causa.
Per ora si tratta di un disegno di legge del governo nell'ambito di una più ampia riforma del lavoro. Ma molti, sindacati in prima linea, son certi che questa sarà la prima mossa per liberalizzare (nel pieno rispetto delle regole turbocapitalistiche) il mercato del lavoro e dare sempre più spazio a contratti a tempo determinato, flessibili, "mobili". In una parola, ideali per il "padronato" che, a seconda di come tira l'economia, assume o licenzia a proprio piacimento.
Il disegno di legge prevede la modifica di alcune norme dello Statuto dei lavoratori, è composto da tredici articoli e affronta da un lato il tema della "occupabilità" e dall'altro quello dell'"adattabilità" tra imprese e lavoratori. Stando al presidente del Consiglio, le cosiddette misure per "l'occupabilità" dovrebbero servire ad accrescere l'efficienza del mercato del lavoro aumentando le possibilità di occupazione. Le misure per "l'adattabilità" sarebbero invece volte a razionalizzare i contratti esistenti, a introdurne di nuovi per poter aumentare le opportunità di lavoro. L'apprendistato o il contratto di formazione-lavoro, ad esempio, secondo il sottosegretario al Lavoro, Maurizio Sacconi, dovrebbero essere strumenti per garantire maggiore occupazione e "ricorrenti reinserimenti".
Il tema scottante riguarda però i licenziamenti. In soldoni, il disegno di legge prevede che per quattro anni sarà sperimentato un regime in deroga all'articolo 18 dello statuto dei lavoratori. La sperimentazione interesserà però solo tre tipologie di lavoratori: quelli che lavorano in aziende che emergono dal sommerso, quelli che passano dai contratti a tempo determinato ai contratti a tempo indeterminato, quelli che vengano assunti da aziende sotto i 15 dipendenti e che, attraverso la loro assunzione, provocano il superamento di questo limite. E i lavoratori, una volta licenziati, che faranno? Al posto del reintegro nel posto di lavoro, previsto dallo Statuto, verrà invece disposto una sorta di risarcimento pecuniario.
Ma i sindacati non ci stanno e promettono battaglia. Per la metà di dicembre sono infatti previste manifestazioni a Roma e a Milano. Per garantire il diritto al lavoro.
Le posizioni del ministro
Obiettivo della riforma è "la realizzazione di un mercato del lavoro trasparente e efficiente". Queste le posizioni di Roberto Maroni, ministro per il Welfare del governo Berlusconi. Ecco cosa pensa la destra italiana in materia di revisione dello Statuto dei lavoratori.
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Ecco il testo della legge 20 maggio 1970, n. 300, meglio conosciuta come Statuto dei lavoratori. Qui sono indicate le norme sul collocamento, quelle sulla tutela della libertà e dignità del lavoratori, quelle sulla libertà dell'attività sindacale nei luoghi di lavoro.