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13 maggio 2002, un anno esatto è passato dall'elezione di Silvio Berlusconi a premier. E proprio in questa giornata è iniziato l'esame del decreto legge firmato Bossi-Fini sulla regolamentazione dei flussi migratori nel nostro paese.Tema caldissimo. Anzi, si può dire che questo è uno dei punti cardine del programma della Casa delle libertà. Da qui alla fine di giugno (data prevista per il voto finale) sono previste accese discussioni in Parlamento, nelle piazze e all'interno della stessa maggioranza. Il provvedimento che prevedeva in origine quote di ingresso per gli immigrati e nuove regole per i permessi di soggiorno non ha infatti ancora ultimato il suo iter in commissione. Gli svariati emendamenti presentati dall'opposizione e altri lavori hanno impedito agli Affari costituzionali di completare l'esame del ddl Bossi-Fini. E ciò ha creato diversi dibattiti in sede politica nonostante in Senato il decreto sia già passato in prima lettura. I cardini della legge sull'immigrazione voluta dai leader leghista e di Alleanza nazionale prevedono soprattutto cinque punti: - è consentito l'ingresso in Italia solo allo straniero che ha già in tasca un contratto di lavoro; - viene diminuita da tre a due anni la durata del permesso di soggiorno; - si introduce un reato per il clandestino che rientra in Italia nonostante sia stato espulso; - viene abrogata della figura dello sponsor che aiuterebbe l'immigrato a entrare in Italia; - sanatoria per colf e badanti irregolari. Ma per quale motivo questo provvedimento è ancora arenato, specie considerando che la maggioranza è sempre stata compatta? In questo caso ci sono molti dissensi, specie tra i centristi del Polo. Grandi discussioni sono state fatte in particolare per che riguarda la regolarizzazione di alcune categorie di lavoratori extracomunitari in nero: colf e badanti, coloro che prestano servizio di assistenza a domicilio ad anziani non autonomi, malati, disabili. L'accordo raggiunto stabilisce che sarà possibile regolarizzare una sola colf per famiglia, mentre non pone limiti alla regolarizzazione delle badanti. Il governo si pone così un obiettivo: coniugare la capacità di ospitare chi viene in Italia per lavorare e nel contempo combattere l'immigrazione clandestina. Ma queste posizioni sono ritenute semplicistiche dall'opposizione che, anzi, crede che in alcuni casi siano addirittura dannose per l'equilibrio socio-economico della nazione. Dello stesso avviso il leader della Cgil, Sergio Cofferati che afferma: "La Bossi-Fini è una pessima legge e non la condividiamo in alcun modo. Introduce elementi di divisione sul piano del diritto e delle dinamiche sociali; alimenta pulsioni negative che possono produrre solo danni". E chi non ci sta con il decreto Bossi-Fini sono anche le numerose associazioni (ora raggruppate sotto il cappello dei Social Forum) che si occupano da anni di assistenza a extracomunitari e che in questi giorni sono scese in piazza per organizzare presidi contro il decreto legge che, a loro avviso, incrementerebbe la clandestinità e il numero di lavoratori in nero. Edda, attivista dell'associazione Todo Cambia, commenta così il ddl Bossi-Fini: "Da anni ci dicono che veniamo da paesi in via di sviluppo. Ma non ci svilupperemo mai se le vostre imprese continueranno a succhiarci le risorse nei nostri paesi, come il petrolio in Ecuador. Noi che possiamo fare se non venire qui per cercare di riprenderci un po' di ciò che ci spetta di diritto? E che accoglienza ci attende? La legge Bossi-Fini? E' uno scandalo. Con questo provvedimento perderanno tutti: prima gli emigranti che saranno costretti alla clandestinità, in secondo luogo gli italiani che perderanno un paese democratico".
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