Il Senato esautorato da un'incredibile serie di colpi di mano della destra. Forze dell'ordine in assetto antisommossa a difendere il Palazzo medesimo. La tv muta, impossibilitata a trasmettere la diretta della seduta. Uno scenario da regime sudamericano, che invece è l'esatta fotografia di quello che è successo ieri a Roma. Una delle peggiori (forse, la peggiore) pagina della storia repubblicana. E tutto ciò per dare il via libera, con un blitz parlamentare da azzeccagarbugli, a una vera legge-truffa: norme che dovrebbero reintrodurre nell'ordinamento processuale italiano il "legittimo sospetto" (per saperne di più, vedi qui sotto il box Impunità van cercando), ma che in realtà servono a fermare i processi in corso a Milano contro Berlusconi e Previti. Norme costruite su misura per questi due imputati eccellenti, il che è cosa già grave. Ma che diventa gravissima perché potrebbero essere utilizzate da mafiosi, camorristi e quant'altri delinquenti dotati di denaro e buoni avvocati. Detto per inciso, furono proprio norme vaghe e generiche come quelle votate ieri dal Senato a permettere al padrino Luciano Liggio di far spostare da Palermo a Bari il processo che lo vedeva imputato come responsabile dell'assassinio del sindacalista socialista Placido Rizzotto. E furono sempre norme come quelle ad autorizzare il trasferimento da Milano a Catanzaro del processo per la strage di piazza Fontana.
Valutazioni e riflessioni che a questa destra importano nulla. Valga per tutti la dichiarazione dell'immarcescibile Schifani (capogruppo di Forza Italia): "Li abbiamo fregati", parlando dei parlamentari dell'Ulivo e anche di tutti quei cittadini che in questi giorni sono scesi in piazza per manifestare la loro indignazione e la volontà di difendere una giustizia democratica e indipendente. Ora la palla passa alla Camera, dove la legge salva-Berlusconi dovrà andare dopo la pausa estiva per essere definitivamente approvata. E già voci ben informate parlano della tentazione da parte della maggioranza di un blitz agostano a Montecitorio per accelerare i tempi e riuscire ad avere il tanto agognato via libera entro fine settembre: altrimenti, si rischierebbe di non riuscire ad applicarla in tempo al processo Sme e Imi-Sir di Milano. Quello che, guarda caso, vede imputati proprio il signor Silvio Berlusconi e il suo compare Cesare Previti...
L'argomento è scottante. E divide addirittura le famiglie (un po' come fra serbi e croati...). Vale dunque la pena discuterne, magari provando a rispondere a questa domanda: le ripetute cariche del centrodestra e del governo Berlusconi contro i giudici e i processi sono il frutto più avvelenato (e mortale per una democrazia) del conflitto di interessi? Se volete dire la vostra, ecco il link a uno dei forum più frequentati del canale Società.
Fassino e Rutelli chiamano in causa il premier: "Il governo vuole umiliare il Senato, relegandolo al ruolo di maggiordomo degli interessi di qualcuno e non del buon funzionamento della giustizia". Poi s'affidano addirittura ai ricordi liceali per scuotere le coscienze intorpidite di molti parlamentari ed elettori del centrodestra. Infine accusano anche il presidente del Senato, Pera, per la sua "scarsa imparzialità".
In rigoroso ordine di apparizione, le dichiarazioni del premier Berlusconi, del ministro (Enrico La Loggia), del vicepresidente della Camera (Alfredo Biondi), del vicepresidente del gruppo di Forza Italia alla Camera (Antonio Leone) e del presidente dei senatori di An (Domenico Nania). I berlusclones e gli alleati tirati per la giacchetta provano a difendere l'indifendibile: che queste norme non siano pro domo sua (alias, il Berlusca). Insomma, si arrampicano sugli specchi.
Ieri la sera è calata sul parlamento accompagnata dalle grida di "vergogna". Ma la notte non ha portato buoni consigli al centrodestra, che oggi si è infatti ripresentato a Palazzo Madama deciso a votare a tambur battente il famigerato disegno di legge sul legittimo sospetto presentato dal senatore Cirami. In pratica, il Senato ha approvato la proposta emendativa al calendario avanzata dal capogruppo di Forza Italia, l'immarcescibile Renato Schifani, che prevede di portare il provvedimento in aula entro la chiusura estiva, fissata per dopodomani (giovedì, 1 agosto).
Per chi in questi giorni fosse stato su Marte (o in qualche meravigliosa isoletta sconnessa dal resto del mondo), oggetto dell'ennesimo, durissimo scontro è l'indefettibile volontà del centrodestra, che vuole approvare subito la norma che consentirebbe di spostare i processi se l'imputato ritenesse i giudici prevenuti nei suoi confronti, e il rigurgito civile del centrosinistra che parla di provvedimento "su misura" e afferma che la fretta della maggioranza ha l'unico vero scopo di fermare i processi milanesi contro Berlusconi e Previti. Insomma, di legittimo sospetto si può anche parlare, ma non con questa fretta. Il sospetto, legittimo, è che questa fretta nasconda soltanto l'ennesimo conflitto di interessi tra il Berlusconi premier e il Berlusconi imputato. Sospetto confermato dallo stesso Melchiorre Cirami, che, chiamato a difendere il suo disegno di legge, ha detto testualmente: "Noi facciamo leggi erga omnes (che valgono per tutti, ndr.), non per alcuni imputati eccellenti. Anche se devo dire che la situazione che riguarda l'ufficio giudiziario di Milano ha manifestato la concretezza del problema e quindi la necessità di intervenire per dare serenità agli imputati del processo Sme". Chiaro, senza bisogno di traduzione dal politichese.
L'opposizione fa quel che può. Ostruzionismo compreso, arma usata per portare la discussione oltre le forche caudine del primo agosto, in modo da impedire l'approvazione precipitosa del disegno di legge. A rendere più incisiva l'azione del fu tremebondo Ulivo c'è anche la società civile: il popolo dei girotondi si è infatti risvegliato dalle pennichelle e dagli ozi estivi, si è scrollato di dosso l'apatia dovuta all'afa ed è andato a circondare il Senato. Ieri erano poche centinaia, ma il tam tam della mobilitazione (vedi box qui sotto) s'è messo a battere forte, indicando un nuovo appuntamento per domani, 31 luglio, alle ore 18.
"Cittadini: resistere, resistere, resistere"
Ecco il testo dell'appello con il quale i Girotondi per la democrazia chiamano la società civile alla mobilitazione: un appello da leggere e una mobilitazione da appoggiare per tutti coloro che pensano che la giustizia indipendente e giusta sia il bene più prezioso da tutelare. Al di là degli schieramenti politici e ideologici.