Nel gennaio 1991 una coalizione internazionale guidata dagli Usa e con l'avvallo dell'ONU lanciò una massicccia operazione militare contro l'Iraq di Saddam Hussein, colpevole di aver invaso il Kuwait. Dopo 42 giorni di bombardamenti e azioni di terra, le truppe alleate ormai sul punto di prendere Bagdad e il suo dittatore si fermarono. Il presidente Bush (senior) dichiarò di non volere andare oltre il mandato dell'ONU. In realtà a fermare i tank USA furono ragioni strategiche, un preciso calcolo di costi-opportunità. Il rischio della disintegrazione politica dell'Iraq, di una "balcanizzazione" dell'area per la presenza di minoranze curde e sciite, l'ostilità della Russia e dei paesi arabi moderati ad un allargamento della sfera di influenza americana in Medio Oriente indussero la diplomazia USA a rinunciare una vittoria completa sul campo. Ma si sa che gli gli americani, quando una rappresentazione ha successo, non resistono alla tentazione del sequel.
La risoluzione 687 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite poneva tra le condizioni per il cessate il fuoco lo smantellamento delle armi di distruzione di massa (WMD)in possesso all'Iraq, dei missili con gittata superiore ai 150 km e di tutte le infrastrutture destinate a questo scopo. L'osservanza di questa risoluzione doveva portare alla cancellazione delle sanzioni economiche contro Bagdad. In realtà nel febbraio 1991 iniziò un lungo, estenuante braccio di ferro, non ancora concluso.
Esistono prove certe che Saddam Hussein abbia usato armi chimiche (gas nervini e vescicanti) sia nella guerra contro l'Iran sia contro lo popolazione civile curda nel 1988. Il programma di costruzione di armi di distruzione di massa chimiche, biologiche e anche nucleari, ha subito il contraccolpo della sconfitta del '91 e delle successive ispezioni dell'ONU. Secondo alcuni analisti negli ultimi anni il riarmo iracheno ha però ripreso a correre.
I generali e gli esperti di strategia del governo americano hanno "giocato" per mesi all'invasione dell'Iraq. Ora i piani per Desert Storm 2 sono pronti: in un mese dall'ordine di attacco la bandiera a stelle e strisce dovrebbe sventolare su Bagdad. Ma questa volta l'esercito iracheno, seppur indebolito dalla precedente campagna, non ripeterà gli stessi errori. Queste le ipotesi di conflitto su cui lavorano i due schieramenti.